Massimo Morasca
Diario di bordo /7

Preghiera del vento e delle onde

A mio padre
Sono le ultime miglia di questa regata, è notte il vento è fresco da ovest, costante, il mare un po’ formato con un’onda residua da ponente. Ho freddo. Non sono riuscito a cambiarmi e sono diverse ore che sono al timone. Franco mi passa un biscotto, è riuscito a resistere al mal di mare. Questa mattina il mare era molto mosso da ovest al nostro traverso e avevamo faticato non poco a tenere lo spi con la barca spesso in straorza. Poi, passato il promontorio del Circeo con vento sui 20 nodi che scarsava un po’, avevamo ammainato lo spi, con tutta randa e genoa 2 all’andatura di bolina larga-traverso. Navigavamo meglio, veloci e meno sbandati, con Elena Celeste che finalmente ci ringraziava con una buona velocità, non facendoci perdere di vista le altre barche.

Poco prima della regata mio padre era stato di nuovo male, avevamo dovuto di nuovo ricoverarlo. «Vai, vai non stare qui, tu hai il mare dentro, lo so da quando sei nato. Lasciami un po’ da solo che quando torni mi farà piacere ascoltare del vento e delle onde…». Ho chiuso la porta della stanza dietro di me, non ce la facevo a rimanere tutto il tempo solo con lui in questi ultimi giorni della sua vita e lui lo aveva capito .

Il vento è diminuito di intensità adesso, sono le 2 di notte, anche il mare si è calmato, l’onda è meno formata. L’equipaggio tira un sospiro di sollievo. Io timono da sottovento, con la torcia illumino spesso i tell-tale del genoa, quello 1 dopo un ennesimo cambio di vela. Siamo mure a sinistra, di bolina stretta, dopo aver lasciato l’isola di Ponza passando nello stretto tratto di mare che separa l’isolotto di Gavi dalle Scoglietelle, quasi in rotta per Anzio dove ci aspetta il traguardo di questa regata. La barca è ben regolata, stringiamo bene il vento, il bolinometro segna 35° di angolo dal vento apparente.

A bordo, approffittando del momento di relativa quiete dormono tutti, la barca è poco sbandata, quindi qualcuno è andato in cuccetta sottovento. Gli altri in coperta raggomitolati, poveretti, ma ci vuole peso al centro per smorzare il beccheggio. Sono l’unico sveglio, Elena Celeste Half Tonner del 1976 va che è una meraviglia. Quando posso guardo la scia che scorre, piena di ridondanze luminose formate dal placton. Elena va e davanti a noi, un po’ sottovento, si intravede la luce di coronamento del nostro avversario diretto. Del resto della flotta non si vede nessuno, molti si sono tenuti più bassi, verso terra, pensando a un salto di vento da est, come di solito succede in regime di brezza. Io invece sento che questo vento da ovest reggerà fino al mattino, e mi sono tenuto leggermente più alto confidando in una rotazione a nordovest e in una maggiore pressione del vento a largo. Fino adesso la scelta risulta quella giusta e si procede così, in fase con il vento.

Non ho potuto cambiarmi in tempo per la notte, ma va bene così, il freddo mi tiene sveglio e tra poche ore saremo al traguardo. Posso permettermi, con la barca così ben regolata e il mare in diminuzione, di immergermi per qualche istante nei miei pensieri, la scia illuminata dal plancton è un richiamo troppo forte per non lasciarsi andare alla contemplazione e alla felicità di questo momento. Una vecchia barca di legno che procede di buon passo e che mi parla a ogni onda, suggerendomi quello che devo fare per farla correre più veloce, il mare generoso che mi impedisce di addormentarmi, riservandomi effetti speciali psichedelici.

Una mano grande e accogliente mi accarezza la fronte, la spiaggia di Mondello si apre ai miei occhi, poi mio padre mi prende per mano. Sento le voci, gli odori di quel giorno a Palermo, la luce di una giornata d’estate in Sicilia mi stordisce in un incanto infinito.

Il faro di Anzio è sempre più vicino, si distinguono bene ormai le luci della cittadina, mi concentro per le ultime miglia. Il vento non ci ha abbandonato, tagliamo il traguardo di bolina, sono le 4.20 del mattino.

È l’alba, mettiamo a posto la barca, pieghiamo le vele in un religioso silenzio, siamo consapevoli di aver fatto una buona regata e infatti saremo secondi, a un soffio dal primo posto. Ma la mia mente è altrove e sento già dentro di me un germe di rinascita.

Mio padre è morto quella notte.

Del vento e delle onde, padre mio, ti racconterò per tutta la vita.

(Illustrazione: “Brain’s labyrinth” di Paola Tiribocchi)

 

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