Paolo Bonari
Di aria elettorale

La trappola

Metti un giorno una manifestazione in cui si inneggia alle foibe o si intonano cori contro le vittime di Nassiriya: quale sarà la colpa di chi non è caduto nel tranello?

Funziona così: prima, si organizza un corteo dagli intenti pregevoli al quale siano, però, cortesemente invitati a partecipare i soggetti più impresentabili, dopodiché si pretende che gli esclusi, coloro che si siano volontariamente tirati fuori da una manifestazione irta di pericoli, siano fascisti o inclini al fascismo o abbiano svenduto i propri valori a fini oscuri, cioè a quelli del consenso elettorale, in combutta con le Forze Oscure Della Reazione. Nihil sub sole novi: le cronache degli ultimi giorni non costituiscono affatto qualcosa d’inedito, dal momento che l’intera legislatura è stata caratterizzata da una serie di attacchi al Partito Democratico di entità tale da non avere precedenti. Lo stesso Berlusconi non era arrivato a subire qualcosa di analogo, per la semplice ragione che egli poteva disporre di un’estesa coorte a propria difesa, riparo che con ogni evidenza manca a Matteo Renzi, mal sopportato presso molti settori del centrosinistra e per niente sopportato da tutte le piccole formazioni che veleggiano a sinistra del Partito Democratico.

Secondo i commentatori più raffinati – profondità di pensiero ed eleganza, oggi e nella testolina di certi opinionisti da social, coincidono con l’essere furiosamente anti-renziani –, il Pd avrebbe dovuto partecipare a una manifestazione in cui si è (anche) inneggiato alle foibe e intonato cori contro le vittime di Nassiriya: se quel partito avesse obbedito, non è che avrebbe perso il voto dei mitici e fantomatici “moderati” – volete arricchirvi? Sono disposto a pagare un euro per ogni moderato di origine controllata e garantita che mi venga presentato –, quanto quello dei “semplici” sani di mente. (Molti miei conoscenti sono disposti a giurare sulla reale esistenza di quest’ultima categoria di individui e, per una volta, voglio fidarmi: però, c’è da dire che, se così è, tutta questa gente in salute se ne sta ben nascosta.)

Insomma, un partito erede della gloriosa tradizione comunista che arretra, di fronte al fascismo avanzante: sarà che chi scrive dispone di un naso troppo grosso (che è sì croce ma anche delizia, perché permette un buon fiuto), sarà che è cresciuto abbeverandosi alle fonti di pensieri ben poco irenistici e politicamente corretti, ma sta il fatto che a me hanno insegnato che peggio che essere ossessionati dai conflitti c’è soltanto il non saperli riconoscere, il soccombere. Una doppia trappola ai danni del PD, ecco ciò che ho annusato, come innumerevoli altre volte, nel corso di quella che è la più colossale operazione di tafazzismo politico da “sinistra”: “sinistra” per modo di dire, se è ancora sinistra questo vasto ceto medio e medio-colto di twitteristi a tempo pieno che, per fare bella figura nei confronti dei propri followers, trascorrono le proprie giornate a dare addosso a Renzi, mentre tutto attorno impera e prospera CasaPound. A nulla, perciò, serviranno le dichiarazioni nette di Marco Minniti, che ha definito quella di Luca Traini una “rappresaglia aggravata dall’odio razziale”, paragonandola alla strage nazi-fascista di Sant’Anna di Stazzema: tutto ciò non basta e non può bastare a chi tenta di approfittare in ogni modo dell’anti-renzismo per costruirsi una prospettiva di carriera, spesso riuscendoci, o per dimostrare agli altri e a sé stesso di essere molto, molto di sinistra. Almeno, una volta bisognava aver letto Marx, oggi è sufficiente sputare contro il Pd.

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