Paolo Bonari
Di aria elettorale

Amarcord pre-grillino

Dove stavano, quindici anni fa, i "movimentisti" di oggi? Seduti nelle sale riunioni della sinistra a smanettare sui computer e a insultare i "destri": istantantanee dal passato

Mi ricordo, sì, io mi ricordo di quando ebbi l’occasione di incontrarli: si era allora in quello che Peppino Caldarola ebbe a definire “il biennio rossiccio”, inaugurato nel 2002 dall’urlo di Nanni Moretti cui sarebbero seguiti i cosiddetti “girotondi”, amplificato in ambito sociale, di lì a poco, dai “tre milioni” (cosiddetti anch’essi) del Circo Massimo, radunati dall’eroe politico del momento, Sergio Cofferati, il quale avrebbe sancito anche la fine delle ostilità con la scelta del rifugio bolognese, due anni più tardi.

Mi ricordo, sì, io mi ricordo che, all’epoca, proprio per fronteggiare la marea nascente, mi venne la malaugurata idea di iscrivermi ai Democratici di Sinistra: dopo una giovinezza da autentico estremista e da idiota vero e proprio, ero giunto a posizioni togliattiane (o neo-togliattiane, anche se la formula farebbe ridere i più) e chi si senta fedele alla linea del Migliore, sebbene a distanza di mezzo secolo, non può mica starsene a passo o a interpretare l’intellettuale da salotto. Nella sventura di cui dirò, fortuna volle che il mitologico compagno che, ogni giorno, alzava la saracinesca della sezione all’alba e la tirava giù al tramonto (a meno di riunioni serali) avesse svolto l’onorevole e pericoloso compito di guardaspalle dello stesso Palmiro, in gioventù: ma tutto ciò lo scoprimmo dopo, cioè dopo la sua scomparsa, perché egli aveva assunto fino in fondo il dovere di segretezza del delicato incarico, conservandolo fino alla tomba. Già, quel partito, anzi il Partito, era così, tenuto in piedi da gente fatta così: ciò che io andavo cercando, casa mia.

Senonché, durante i primi incontri, notavo un gruppetto di compagni piuttosto inquietante: sembravano mal digerire le mie battute, anzi non ridevano proprio e, piuttosto, sghignazzavano, ma rigorosamente tra di loro, senza renderci partecipi. Fischiettando e costeggiando le loro schiene in modo da origliare, appresi che le loro smorfie acide (che non sembravano sorrisi) erano causate da un’insinuazione dopo l’altra, tutte accomunate da un certo disprezzo per ciò che li circondava, per noi e per la leadership del Partito: e l’accusa non era altro che quella di avere tradito, di avere rovinato la sinistra tutta, gli ideali di una volta… Ci studiavamo come alieni: io non li avrei toccati nemmanco con l’intermediazione di una canna da pesca, ma c’era da giurare che essi mi avrebbero volentieri crocifisso in sala riunioni, in mancanza della mensa. Chi erano? Smanettoni compulsivi che, non esistendo ancora i social, trascorrevano le proprie nottate nei forum degli onanisti o dei complottisti (o dei complottisti onanisti: una delizia), inventori pazzi e professoresse antisemite: insomma, la solita brava gente che avremmo ritrovato, pari pari, nel Movimento 5 Stelle e che avrebbe allietato la nostra vecchiaia. Quando avemmo l’occasione di un confronto, non persero l’occasione di avvisarmi che, forse, quello non era il partito giusto per me, accusandomi di filo-berlusconismo, soltanto perché credevo che il Cavaliere avremmo dovuto sconfiggerlo con la pratica politica e non con il voodoo: dopodiché, io sto ancora qua e sono stati loro ad andarsene, restituendo un po’ di ordine al più vasto universo.

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