Anna Camaiti Hostert
In memoria del filosofo scomparso

Il mio amico Mario

La lezione di Mario Perniola: una grande curiosità per le contraddizioni dell'uomo e della società. Che sfociò, tra l'altro, nella nascita della rivista "Agalma". Un ricordo personale...

La mia amicizia con Mario Perniola era nata in una calda estate bolognese di tanti anni fa in occasione di una kermesse politica della sinistra alternativa a cui ambedue eravamo stati invitati a parlare. Mi avevano colpito la figura atletica, il bellissimo volto, il sorriso ironico, beffardo e allo stesso tempo pieno di rispetto, quel suo parlare sottovoce, quel suo sottile senso dell’umorismo che mirava sempre giusto. E quella sua attenzione al mondo che gli è rimasta fino alla fine. Mario Perniola era un vero gentleman. E possedeva un tratto rarissimo nel panorama intellettuale italiano: non era misogino.

Ci eravamo fermati a parlare fino a notte tarda prima dell’ultimo giorno della manifestazione, ripromettendoci che ci saremmo rivisti e risentiti. Negli anni successivi sono stata nominata Dean del campus americano della Loyola University di Chicago a Roma e ho avuto modo di invitarlo a parlare agli studenti. Lungo il corso degli anni è nata un’amicizia: si parlava di questioni teoriche, filosofiche, politiche, ma anche delle fasi alterne della nostra vita professionale e privata. A volte il sabato mattina mi invitava a pranzo al circolo ufficiali vicino a Via Rasella dove aveva accesso per essere stato un militare: ogni volta che ci andavamo mi sembrava di tornare indietro nel tempo in un tempo sospeso che mi divertiva, mi incantava. Durante questi lunch potevamo parlare di tutto: delle nostre vite e anche dei futuri progetti culturali. E c’era un tocco di classe blasé obsoleto che proprio per questo mi affascinava e mi rilassava.

Ogni volta che tornavo in Italia, voleva subito sapere a caldo cosa succedeva negli Stati Uniti, non le cose che si leggono nei giornali, che tanto quelle sono fatte a misura dell’agenda personale dei corrispondenti: quelle vere, il clima che si respira per le strade, tra la gente. Gli interessava molto l’America, capire cioè un paese che, diceva, gli sfuggiva, e che io gli ripetevo era molto difficile da “sussumere”. In tempi normali quando io ero in Italia ci sentivamo più o meno una volta ogni dieci giorni. Con lui abbiamo condiviso la nascita della rivista Agalma che ha voluto fortemente e a cui fino in fondo ha dedicato tempo ed energie. Anche la sua nascita è legata a una calda estate, questa volta toscana, del 1999 in quel di Montalcino a casa di Gianni Carchia, quando per la prima volta parlammo della possibilità di fondare una rivista legata all’estetica e agli studi culturali. Si discusse dell’opportunità di questo progetto adducendo il fatto che non esisteva in Italia una rivista che abbinasse queste due cose. Ne concludemmo che i profani Cultural Studies, che già negli Stati Uniti erano diffusi e presenti proprio per riempire la coupure che separava la cultura umanistica dalla società contemporanea, potevano coesistere con l’estetica la cui rinnovata sensibilità artistica si poteva ben sposare con approcci metodologici più flessibili di quelli tradizionali. E così partì il progetto. A parte Carchia, morto prematuramente, lungo la strada si sono persi dei componenti, ma Mario Perniola, Isabella Vincentini ed io siamo rimasti fedeli a quel progetto di rinnovamento di un sapere, che, con fasi alterne soprattutto per volere e su spinta di Mario, ha cercato di vivere e capire il proprio tempo. E credo di potere dire che, come nessun altro, c’è sempre riuscito.

C’era sempre un gruppo di intellettuali, di giovani studiosi e allievi che vi ruotava attorno e sempre nuovi ne arrivavano che nelle discussioni che avvenivano quando si riuniva circa due volte l’anno la redazione della rivista, animavano un dibattito sempre di altissimo livello. E tutto questo grazie a Mario Perniola che instancabilmente si prodigava per questo “gioiello” che è poi anche il significato italiano del titolo greco della rivista. E per la cultura italiana Agalma è davvero un gioiello prezioso che mi auguro possa continuare a esistere.

L’ultima volta che ho visto Mario Perniola è stata l’estate scorsa proprio prima di partire per gli States quando ci siamo detti che ci saremmo rivisti a dicembre con le nuove impressioni sull’America di Trump. Dopo il mio ritorno, circa un mese fa, mi aveva scritto con il suo inconfondibile: «Oh Anna carissima, finalmente sei tornata!», parlandomi dell’attualità e di alcune novità che mi doveva comunicare. Il tempo ci ha tradito, Mario! Le nostre conversazioni mi mancheranno, come mi mancherà la tua intelligenza, la tua acutezza, la tua gentilezza, il tuo affetto. Caro Mario, sei stato uno dei più originali filosofi del ventesimo e del ventunesimo secolo, come nessuno interprete del nostro tempo, e sei stato un amico prezioso a cui ho voluto e voglio un bene immenso!

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