Anna Camaiti Hostert
Da oggi, nel cuore di Roma

La vocazione di Musia

Dalle arti visive al laboratorio culturale sino all’enogastronomia: è un polo polifunzionale di 1000 metri quadrati quello realizzato da Ovidio Jacorossi, nuovo punto di riferimento per l’arte del Novecento con mostre permanenti, esposizioni temporanee e altri piaceri come le “Enozioni” promesse dalla start up del vino “Winedo”

Roma non finisce mai di meravigliarci, a dispetto del fatto che al momento mala tempora currunt. È davvero una città di tesori nascosti e di continue, piacevoli sorprese. Questa volta è il caso di “Musia” il nuovo spazio di arte contemporanea – ideato da Ovidio Jacorossi, grande collezionista di opere d’arte – che si è inaugurato il 30 novembre nel cuore del centro storico di Roma, vicino a Campo de’ Fiori. Un vero gioiello di 1000 metri quadrati, disposti su tre livelli con due ingressi al 7 e al 9 di Via de’ Chiavari – con vocazione polifunzionale, dalle arti visive al laboratorio culturale sino all’enogastronomia – ristrutturati su progetto dell’architetto Carlo Jacoponi e sviluppati attraverso la stratificazione di elementi architettonici di epoche diverse, dall’età romana al Rinascimento.

Curata da Enrico Crispolti in collaborazione con Giulia Tulino la galleria 7, che affaccia su un cortile cinquecentesco attribuito a Baldassare Peruzzi, ospita una mostra di 50 opere della collezione Jacorossi, che includono, tra gli altri, grandi maestri del primo Novecento da Balla, a Bargellini, a Cagli, a De Carolis, a De Chirico. A questa prima esposizione seguiranno, nel 2018, una seconda antologica dedicata a opere significative della collezione relative alla seconda metà del Novecento e infine una terza focalizzata sulle opere di grande formato che coprono i decenni centrali dello stesso secolo. Infine scendendo nello Studio Azzurro, nello spazio delle sale Pompeo situato sui resti dell’omonimo teatro, si può godere – in un’atmosfera che ricrea l’antica romanità – di una magnifica e suggestiva rievocazione in immagini del dramma (18 minuti per 4 stanze e 8 schermi) dell’uccisione di Cesare che sembra sia avvenuta proprio qui.

C’è inoltre, con ingresso al numero 9 di Via de’ Chiavari, la galleria 9 con l’esposizione e la vendita di opere d’arte, fotografie, grafica, oggetti di design e arti applicate con una particolare attenzione ai gioielli d’artista e a creazioni originali. Ma la vera peculiarità di questo spazio è rappresentata dal fatto che affiancherà ad eventi ed esposizioni anche intrattenimento e accoglienza con l’obiettivo di diventare uno dei luoghi di riferimento del quartiere e della città. Avrà uno sguardo rivolto all’Europa avviando iniziative che mettano in relazione l’arte contemporanea con discipline affini come la moda la musica e l’architettura.

Dopo la chiusura di una settimana per aggiustare gli ultimi particolari e soprattutto per mettere a punto la parte enogastronomica e della ristorazione “Musia” riapre oggi, venerdì 8 dicembre. La cucina guidata dallo chef Ben Hirst, laureato in storia dell’arte, si contamina con le energie dell’arte contemporanea e offre una ristorazione originale ambientata in uno spazio suggestivo con una grande attenzione alle materie prime e alle eccellenze del territorio laziale e del centro Italia. Fulcro di questa riapertura è la neonata start up del vino Winedo che promette “Enozioni” con la sua raffinata carta dei vini che si può trovare anche sul sito www.winedo.it . «Una carta racconto – spiega Lorenzo Contini, il giovane fondatore di Winedo, con un MBA all’IE Business School di Madrid – che parte dall’emozione che suscita un’opera d’arte e una bottiglia di vino: non a caso la carta apre con Lo Stupore che è l’emozione da noi provata quando abbiamo degustato, per la prima volta, le piccole realtà proposte in carta». Winedo è un progetto di «alfabetizzazione del buon bere – continua Contini – che per la prima volta in Italia propone un sistema di apprendimento online: Edo Hub è il nome del programma formativo che parte dal gennaio 2018 e che consente di capire il vino a 360 gradi attraverso vini difficilmente reperibili sul mercato e selezionati secondo due certificazioni ideate dal team Winedo: l’alta qualità, la valorizzazione del territorio di provenienza e la produzione di viticoltori di eccellenza anche molto piccoli che a volte raggiungono appena le 600 bottiglie. Ci sarà anche una formazione in aula che partirà dal 2018 a Roma e Milano e che riguarderà la degustazione come strumento di creatività e di approccio al vino».