Lidia Lombardi
Itinerari per un giorno di festa

Un bagno a Caracalla

Ricostruite in 3D le Terme frequentatissime dai Romani. Grazie a dei visori con uno specifico software, il visitatore vedrà virtualmente riprodotti i diversi ambienti nella loro originalità, basata su ricostruzioni filologiche. Un viaggio nel tempo…

«Un grande schiamazzo, se vuoi, ma dalle terme si esce risanati». Così Seneca il filosofo sui luoghi di svago più amati e frequentati dai romani. Proprio lui ci viene incontro e ci parla sullo sfondo del più grande complesso termale, inaugurato nel 216 dopo Cristo dall’imperatore Caracalla, figlio di Settimio Severo. Certo, si usa l’immaginazione per collocare là il pensatore, morto molto prima che nelle piscine e nei giardini si aggirassero dai seimila agli ottomila frequentatori giornalieri. Ma proprio la massa di quei salutisti rilancia l’osservazione senecana dello «schiamazzo intollerabile».

Ebbene, le Terme che costeggiano uno dei più bei viali di Roma, la Passeggiata archeologica, si sono appena ripopolate degli antichi cultori e si mostrano com’erano, nel tripudio di marmi e mosaici, di colonne e statue. Insomma nella grandiosa scenografia creata dal “barocco severiano”, per dire dello stile artistico in voga nel terzo secolo. Il viaggio nel tempo, compreso l’incontro con Seneca, è possibile grazie alle magie del 3D, che genera quella quarta dimensione con cui corriamo indietro negli anni meglio che con diavolerie del professor Doc di Ritorno al futuro, la pellicola cult di Zemeckis. Un portento che per ora è possibile godere solo alle Terme di Caracalla, tra tutti i siti archeologici italiani. Di più: il progetto, promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma e da CoopCulture in collaborazione con il Cnr, offre ai visitatori la possibilità di interpretare le grandiose vestigia confrontando presente e passato, realtà fisica e virtuale. La tecnologia si basa su visori (disponibili all’ingresso del sito) all’interno dei quali è inserito un cellulare di ultima generazione con specifico software. Con semplici comandi gestiti da un solo pulsante, l’apparecchio, dotato di georeferenziazione, riprodurrà i luoghi dove si trova il visitatore con una prospettiva immersiva, coprendo cioè tutto lo spazio visivo.

Ecco allora che andremo incontro ai mosaici in bianco e nero dello Spogliatoio e in questo ambiente, levando lo sguardo, ritroveremo come intatta la volta a crociera. Ecco che ci sembrerà di immergerci nell’acqua azzurra della vasca rotonda, nel cui fondo un mosaico restituisce la fauna marina. Ecco la Natatio, all’aperto, dove la brezza increspa le ondine, e le colonne lucide di marmo degli ambienti al chiuso, dai colori variati. Ci parrà di muoverci a passo svelto, e di rallentare, trovando scorci inimmaginabili. Per esempio, come era davvero il Calidarium, che adesso conosciamo per le due mastodontiche strutture murarie che fanno da quinta alle rappresentazioni estive del Teatro dell’Opera.

Dieci le tappe in cui è articolata la visita, di cui sei con la realtà virtuale. Si fonda su ricostruzioni filologiche delle Terme, basate su studi degli ultimi trenta anni e curate da Marina Piranomonte, direttore del monumento. Di più: all’interno dei video digitali sono state inserite le immagini reali di statue e decorazioni in origine nelle Terme e ora in vari luoghi, a causa della sistematica spoliazione, a partire dal crepuscolo dell’Impero, operata sui monumenti romani. E infatti nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli sono conservati l’Ercole, il Toro Farnese della Palestra, una grande vasca in porfido rosso proveniente dal Frigidarium; nella Reggia di Caserta c’è l’Ercole gemello di quello già citato; colonne della Biblioteca ornano la chiesa di Santa Maria in Trastevere; due vasche di granito sono l’arredo di Piazza Farnese a Roma. Molte altre statue le ritroviamo nel Museo Nazionale Romano e giganteschi capitelli nei sotterranei delle stesse terme: il digitale li ha rimessi nel posto dov’erano 1800 anni fa, addirittura “restaurati”.

Non solo architettura e scultura ci restituisce la quarta dimensione delle Terme di Caracalla. Ci rivela anche il lavoro umano e meccanico che stava dietro il funzionamento del parco acquatico, dotato di 50 forni. La tappa dedicata ai Sotterranei mostra in azione la sala macchine, lo stoccaggio di tonnellate di legna, la frenetica attività degli operai-schiavi.

Ha commentato il soprintendente Francesco Prosperetti, all’inaugurazione delle Terme in 3D: «Tutti qui viaggiano a ritroso nel tempo. Il supporto consente ai visitatori di vedere non solo gli spazi ma anche gli strabilianti apparati e gruppi scultorei che decoravano gli ambienti antichi. Lo abbiamo realizzato ibridando la realtà virtuale, ossia aggiungendo immagini vere, riprodotte in tre dimensioni, di statue, oggetti e particolari architettonici oggi non più in situ e che tornano a Caracalla grazie a questo innovativo progetto». E ha ricordato analoghe dotazioni tecnologiche nella Capitale: le videoproiezioni a Santa Maria Antiqua, gli occhiali 3d per la Domus Aurea, l’illuminazione della Tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli – per la quale un meccanismo a luci led simula in alcuni minuti il variare nell’arco di 24 ore della luce solare che proveniva da una finestra ora tamponata – i Luoghi Segreti del Palatino e del Foro Romano.

Quanto alle meraviglie delle Terme, i numeri sono testimoni. Per costruirle furono usati 9 milioni di laterizi e per alimentarle fu attuata una derivazione, fatta realizzare nel 212 da Caracalla, dell’Acqua Marcia, arricchita dalla captazione di nuove sorgenti e che prese il nome di acqua Nova Antoniniana. Furono costruite in cinque anni (vi erano tra l’altro presenti 252 colonne e 156 nicchie per statue) ma il tocco finale, con porticati e decorazioni, arrivò nel 235, regnanti Eliogabalo e Severo Alessandro. Ci mise lo zampino anche Costantino, che inserì un’abside nel Calidarium. I novemila operai al giorno – la forza lavoro impiegata nei primi cinque anni – costruirono cinque piani, due in alzato, fino ad altezze di 37 metri, e tre in sotterraneo. Diciotto cisterne rifornivano poi tutte le utenze dell’apparato, dalle vasche alle fontane. E l’acqua non venne mai a mancare…

Bentornati, nostri civilissimi avi.

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