Paolo Petroni
Visto al Teatro India di Roma

Il Casanova deluso

Federico Tiezzi e Sandro Lombardi (regista e interprete) riscrivono per la scena il capolavoro di Schnitzler, "Il ritorno di Casanova”: uno spettacolo dove la filosofia si scontra con la vita

Uno spettacolo di grande raffinatezza e una davvero straordinaria prova d’attore questo Ritorno di Casanova di Arthur Schnitzler visto a Roma all’India, portato in scena da Federico Tiezzi e interpretato da Sandro Lombardi, ritratto di un Settecento antilluminista in cui si sfiora l’assoluto nel gioco in bilico tra l’eros come sentimento d’eternità, momento di oblio, e la coscienza della caducità umana, dell’invecchiare inesorabilmente col corpo che cede al tempo e la voglia di sfidarlo con la vitalità inestinguibile del desiderio.

Ecco allora che Casanova entra in scena in controluce, di profilo come una silhouette d’epoca, quindi ritrova le proprie dimensioni e fisicità nascosto dietro una pezza sotto cui fa i suffumigi, ma che è sipario che poi, pian piano, si leva sul volto reso maschera dalla biacca di un Giacomo mal ridotto e pieno di nostalgia per quella sua Venezia dove non può tornare, a meno di piegarsi ai ricatti del Consiglio dei Dieci, e attorno alla quale si muove sempre più vicino come il girare in tondo di un rapace che punta a un obiettivo. Finisce così in una villa del mantovano, invitato da Olivo, vecchio amico d’altri tempi, dove si riaccendono i vecchi desideri della di lui moglie, che con Casanova ricorda una notte di passione alla viglia delle proprie nozze, e quelli dello stesso Casanova, stuzzicato e acceso invece dalla presenza della bella, giovane, colta e libera Marcolina.

Avvilito dall’indifferenza e lontananza della ragazza, che davanti alle sue vanterie su incontri e successi del passato lo invita, anche con un po’ d’ironia, a scrivere le proprie memorie invece di costruire critiche al pensiero geniale di Voltaire, prende sofferta coscienza di aver perso quelle doti di seduttore e quel fascino su cui aveva costruito la propria fama, decidendo quindi di ricorrere a qualsivoglia sotterfugio pur di farla sua, di placare l’ansia e il desiderio che lo possiedono. Secondo gli schemi della più classica commedia, riuscirà a sostituirsi nottetempo al giovane amante nel letto di Marcolina, provando ancora una volta quel momento d’estasi in cui la vita e il tempo paiono arrestarsi, annullarsi, ma con una finale a sorpresa, in cui calano tutti i veli e le illusioni.

Tiezzi ha costruito un monologo, portando in prima persona il bel racconto lungo di Schnitzler, e lo ha giocato ad arte, contrapponendo a Casanova la presenza muta di un uomo in maschera (Alessandro Marini) che è alterità drammaturgicamente utile e poi si muta nell’ufficiale amante di Marcolina, tutto in un palcoscenico nudo con pochi simboli d’epoca, essenzialmente alcuni candelabri, e sul fondo, a commentare e sottolineare i trasalimenti, i colpi di scena emotivi del testo, tre musicisti con violoncello xilofono e percussioni (Dagmar Bathmann, Omar Cecchi e Niccolò Chisci – produzione in collaborazione col Conservatorio Cherubini di Firenze). Sandro Lombardi coinvolge in una scala sorprendente di metamorfosi e alternanze emotive, di uso di intonazioni e colori della voce capace di incupirsi e farsi di gola come poi riapparire lieve e sognante, di avere il volto livido e immobile come una maschera su cui danzano solo le labbra e poi variare le espressioni giocando con i muscoli del volto, delle sopracciglia, ora sorpreso, ora rammaricato, stizzoso, rabbioso, subdolo, curioso, sognante, appassionato, nostalgico e disilluso: «Ho mai fatto io nella mia vita qualcosa di sensato?».

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