Marco Ferrari
Quando la cultura è un investimento

Ginori da vedere

Il ministero ha comprato il Museo Richard Ginori, una preziosa collezione di oggetti in maiolica, porcellana e terraglia, realizzati dall'antica Manifattura fin dal 1737

Lo Stato è in crisi? La cultura non è un investimento? Niente affatto. Almeno a giudicare la vicenda dell’acquisto del Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia di Sesto Fiorentino da parte del Ministero per i Beni Culturali e Turismo. Il più antico museo di impresa in Europa diventa così patrimonio statale, al pari degli Uffizi e di Pompei. Un’operazione intelligente, condotta dal Ministero di Franceschini per portare a casa le testimonianze di una delle prime manifatture di ceramica e porcellana europee. Un valore aggiunto non solo sul piano culturale: con il salvataggio del Museo, attualmente in stato di abbandono, riprende corpo il progetto di rilancio dell’azienda toscana che, dopo il fallimento del 2013, è stata rilevata dal gruppo Kering. «È un impegno mantenuto, salvata una collezione eccezionale, che è parte fondamentale del patrimonio italiano» ha commentato il ministro Dario Franceschini mantenendo fede ad un impegno preso a Firenze nel marzo scorso in apertura del G7 Cultura. A confortare la bontà dell’operazione anche il costo: il Museo infatti è stato comprato ad un prezzo più basso rispetto alle stime fatte in precedenza dall’Agenzia del Demanio e dal Tribunale di Firenze. Entro quattro mesi passeranno al Mibact anche le preziose collezioni del museo, con una cessione resa possibile dalla legge che prevede la possibilità di pagare le tasse con opere d’arte. In pratica si convertono in opere d’arte i crediti fiscali vantati verso il fallimento, come prevede la legge Guttuso del 1973.

Scrigno di raffinatezze artigiane, voluto dal marchese Carlo Ginori, che già dal 1737 aveva deciso di allestire uno spazio espositivo, diventato galleria dal 1754, il Museo di Doccia è collocato oggi accanto alla fabbrica di Sesto in un edificio degli anni ’60. La collezione comprende più di diecimila tra ceramiche e modelli. Fra le opere più significative, la “Venere dei Medici” che riproduce la statua della Tribuna della Galleria degli Uffizi e il “Camino” coronato dalle riduzioni delle Ore del Giorno e della Notte delle tombe medicee di Michelangelo. Girando tra le numerose opere presenti si arriva anche al contemporaneo con i 400 pezzi disegnati da Giò Ponti e il servizio di bordo “Linea 72” disegnato da Joe Colombo per Alitalia. Il Museo Richard-Ginori chiuso nel 2014 entrerà a far parte del Polo museale della Toscana e quindi nel sistema nazionale museale. Il museo Ginori, assicura Franceschini, «entrerà a pieno titolo nel sistema nazionale dei musei che si occuperà della sua tutela e della sua valorizzazione. Abbiamo lavorato silenziosamente per salvaguardare una collezione eccezionale che è parte fondamentale del patrimonio culturale italiano». E il sindaco di Firenze Dario Nardella aggiunge: «L’acquisto del museo Richard Ginori da parte del ministero dei Beni culturali e turismo è una bella notizia. Finalmente si sblocca una situazione di stallo che durava da troppo tempo e la splendida collezione di porcellane avrà il rilancio e la visibilità che merita. Adesso è il momento di rilanciare l’azienda e di salvare i posti di lavoro superando l’empasse che ha portato i dipendenti a proteste come scioperi e occupazioni». Soddisfatto anche il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi: «Manifesto, oltre alla grandissima soddisfazione, la massima disponibilità del Comune di Sesto a discutere con tutti i soggetti interessati alle forme di gestione del Museo Ginori che, dopo l’acquisto dovrà essere il primo punto dell’agenda per il suo rilancio. E per questo ripropongo l’idea della fondazione di partecipazione mista pubblico-privata con soggetti istituzionali e soggetti del territorio. Spero che questo – aggiunge – possa essere di stimolo verso il governo per continuare a lavorare con ancora più forza alla soluzione per la permanenza e il rilancio della manifattura Ginori a Sesto Fiorentino».

Dopo l’acquisizione nel 1896 della Ginori da parte della milanese Società Ceramica Richard, la famiglia Ginori-Lisci mantenne la proprietà delle raccolte storiche, ma le lasciò in deposito nei locali storici della villa di Doccia, dove erano esposte fin dalle origini. A questa collezione Ginori-Lisci si aggiunsero via via nuovi oggetti di proprietà Richard-Ginori. Nel 1950 venne stipulato un accordo tra la famiglia Ginori-Lisci e la Richard-Ginori: la famiglia riacquisì un terzo della propria raccolta, lasciando i restanti due terzi alla Richard-Ginori. Il Museo attuale venne appositamente costruito su progetto di Pier Niccolò Berardi e Fabio Rossi e inaugurato nel 1965, conservando il lascito Ginori oltre a tutti gli oggetti raccolti dopo la fusione con la Richard.

La raccolta contiene oggetti in maiolica, porcellana e terraglia, realizzati dalla Manifattura Ginori dal 1737 al 1895, fino poi agli oggetti della Richard-Ginori. L’ordinamento segue le fasi storiche dell’attività della manifattura, nella successione dei marchesi Ginori che ne furono i proprietari: Carlo Ginori (1737-1757), Lorenzo Ginori (1758-1791), Carlo Leopoldo Ginori (1792-1837), Lorenzo Ginori (1838-1878), Carlo Benedetto Ginori (1879-1896) e della Società ceramica Richard-Ginori (dal 1896).

I pezzi esposti sono di notevole qualità e evidenziano il connubio tra le forme dell’arte tradizionale fiorentina aggiornate agli sviluppi delle arti decorative europee. Spiccano il vasellame decorato del primo periodo, le copie di statue michelangiolesche, le copie di statue classiche di Gaspero Bruschi e dei quadri del Rinascimento fiorentino, i modelli e i calchi per sculture presi da opere di Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi.

Una sezione è dedicata a ceramiche prodotte da altre manifatture nell’Ottocento e Novecento, come la Manifattura Palme di Pisa e altre acquisite in epoche successive. Il museo è dotato anche di una sezione ludico-didattica per i bambini, una biblioteca, una fototeca e un archivio che permettono di acquisire una documentazione completa della produzione storica della manifattura.

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