Luca Fortis
Incontro con l'artista franco-italiano

Nuovissimo flamenco

«Il flamenco non è come le altre musiche: è un’arte che ti permette di sfogare tutta l'intensità che hai dentro». Parla Alexis Lefevre, un musicista "etnico", diviso tra Positano e Siviglia

I passi di flamenco e gli accordi del violino riecheggiano sulle onde del mare di Positano. Onde che collegano le spiagge della Costiera Amalfitana a quelle dell’Andalusia e del Mediterraneo in generale. L’acqua, in fondo, permette di arrivare perfino in Argentina se la si sa navigare: ecco che la splendida musica di Alexis Lefevre ci ricorda questo miracolo. In fondo, poi, quale luogo migliore di Positano, con le sue architetture arabeggianti prima e borboniche poi, può ricordarci questo mistero?

Alexis Lefevre è nato in Francia e cresciuto a Positano. Dopo due anni di formazione classica e spinto dal desiderio di apprendere altri tipi di musica, all’età di 18 anni, si reca a Buenos Aires. Qui entra in contatto con il folklore argentino e suona con musicisti del calibro di Luis Salinas. Nel 1999 si trasferisce a Siviglia e inizia la sua carriera nel mondo del flamenco. Fin dai suoi inizi a “La Carboneria” con Carlos Heredia e fino a oggi, ha percorso il mondo suonando con artisti come Vicente Amigo, Juan Carlos Romero, Tomatito, Raimundo Amador, El Lebrijano, Diego Amador, Dorantes, Javier Barón, Joaquín Grilo, Rubén Olmo, Tomasito, Tino di Geraldo, Pedro Sierra, Andrés Marín, Marina Heredia, Esperanza Fernández…

Lefevre ha suonato in vari album di flamenco, come Paseo de Gracia di Vicente Amigo, Sueños en el aire e Yo llamo Juan, di El Lebrijano; La voz del agua di Marina Heredia; Agua encendida di Juan Carlos Romero e molti altri. Ha composto musica per spettacoli di danza di Javier Barón (Meridiana, Barón e musica), Ruben Olmo (Las tentaciones de Poe) e Joaquín Grilo (A Solas). Dal 2007 entra a far parte di Ultra High Flamenco, insieme a Pablo Martín Caminero, José Quevedo “Bolita” e Paquito González, con cui incide due album, UHF e Bipolar e con i quali sta preparando un terzo album. Incontriamo Alexis Lefevre mentre, in questo periodo, sta presentando il suo ultimo disco Dèja vu. Già visto: ma già visto dove?.

Quando hai iniziato a suonare?

Ho incominciato a suonare a Positano. Il mio primo violino l’ho avuto a 13 anni e le mie prime lezioni a 14.

Come hanno influito sulla tua musica la cultura francese, italiana, argentina e spagnola?

Quando avevo 13 anni mi regalarono una cassetta di Paco de Lucia. È stato un colpo di fulmine ed è per questa ragione che oggi vivo in Spagna da 19 anni. Il mio primo gruppo, a Positano, è stato di musica popolare, si chiamava “La sesta napoletana”. A 18 anni andai a vivere in Argentina e ho suonato rock, folclore argentino e ho conosciuto Luis Salinas, un altro grande chitarrista che mi ha fatto amare ancora di più la musica. Fu la prima persona che mi fece improvvisare invitandomi sul palco a suonare con lui. In Francia, dove sono nato, non ho avuto esperienze musicali, però ho sempre amato Jacques Brel, Grappelli, Ravel, Debussy e Faure. In qualche modo tutti questi artisti sono parte della mia musica e della mia forma di sentire.

Che cos’è per te il flamenco? 

Una grande passione! È un’arte che ti permette di sfogare tutta l’intensità che hai dentro. Il flamenco mi ha portato a suonare il violino in un modo molto diverso dal normale. Mi ha fatto innamorare della chitarra, che ho imparato a suonare come autodidatta. Oggi è lo strumento che mi permette di comporre. Il flamenco mi ha anche fatto viaggiare per il mondo e suonare nei teatri più importanti. Ho suonato con musicisti come: Vicente Amigo, Tomatito, Juan Carlos Romero, Javier Baron, Joaquin Grilo, El Lebrijano e tanti altri artisti riconosciuti a livello mondiale. Tutti questi incontri sono stati un grandissimo regalo che mi ha dato la vita.

Parlami del tuo nuovo disco Dèja vu, già visto: ma già visto dove?

Diciassette anni fa suonavo in un locale di Siviglia che si chiama ”la Carboneria”, lì ho conosciuto Michele Iaccarino. Iniziammo a suonare insieme. Poi ci siamo separati per vari anni, ognuno lavorando su altri progetti. Nel 2015 Michele e io abbiamo deciso di tornare a suonare di nuovo insieme e piano piano abbiamo composto i pezzi del disco. Da subito abbiamo sentito la stessa energia che sentivamo quando suonavamo 17anni fa ed e per questo che abbiamo intitolato il disco Déjà vu e abbiamo incluso il brano che dà il titolo al cd e che fu composto quando ci conoscemmo.

Come hai incontrato Felipe Mato?

L’ho conosciuto lavorando nel flamenco ed è il cognato di Michele Iaccarino. Felipe è una grande persona e ha sempre una bella energia. In più è un bravissimo ballerino ed è perfetto in questo progetto.