Anna Camaiti Hostert
Cartolina dagli Usa

Mostri d’America

Dopo il caso Weinstein, negli Stati Uniti ci si interroga sul senso culturale del «Sexual harrasment». E ci si comincia a chiedere: perché proprio qui? E se il sogno americano fosse diventato un incubo?

La marea ormai non si ferma più. Si alza in maniera continua e rischia di sommergere vip di ogni tipo e di ogni settore. Infatti continuano a fioccare le denunce di centinaia di donne e il problema non accenna a fermarsi. Ogni giorno si allarga a macchia d’olio da quel 6 ottobre in cui Harvey Weinstein, produttore cinematografico dal pessimo carattere, noto per i suoi scatti d’ira fuori controllo, è stato accusato di molestie sessuali da alcune attrici assai note a cui se ne sono aggiunte immediatamente decine di altre. Queste donne hanno raccontato storie orribili di violenze e persino di stupri.

Si è scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora che continua a vomitare nomi dello show business, coinvolgendo performers e attori del calibro di Louis C.K., di Kevin Spacey e perfino di Dustin Hoffman. Ha contaminato inoltre molti altri campi dalla politica al mondo dei media, a quello accademico, a quello finanziario e perfino a quello culinario. È una pioggia di denunce e non solo negli States. Anche in Europa ogni giorno vengono fuori nuovi scandali che riguardano politici di tutti i paesi, burocrati di Bruxelles, personaggi del mondo dello spettacolo, dell’università e del giornalismo. Non si salva nessuno. E le cose sono destinate ad allargarsi e a coinvolgere ancora molti altri nomi. Molti gridano all’esagerazione, altri che certo questa non è una cosa nuova, altri ancora che è sempre stato così. C’è insomma la tentazione di trasformare il tutto in una notte in cui tutte le vacche sono nere. In modo tale che niente accadrà e niente cambierà. Ma questa volta non credo che la valanga possa fermarsi. E non credo che coloro che vogliono affossare tutto ce la faranno. Verranno scavalcati e travolti da una situazione che non accenna a fermarsi.

Rimane la necessità di riflettere sul fatto che queste prassi maschili e maschiliste si sono protratte per decenni, anche dopo l’esistenza e l’affermazione dei movimenti femminili e femministi che hanno permesso l’acquisizione di diritti civili e di un modo di pensare nuovo che dava alle donne una dignità e uno spessore culturale senza precedenti nella storia universale. Una vera e propria rivoluzione copernicana. Forse l’unica vera rivoluzione dopo quelle storiche della modernità. Però una rivoluzione che si muove a passi lenti, talvolta retrocede, altre volte avanza, altre ancora si ferma. Comunque destinata ad andare avanti. Anche perché le donne al potere aumentano. E infatti proprio di una questione di potere si tratta e non di altro. E ci sono secoli di misoginia e di oppressione che vanno sconfitti. E questo non accade in un giorno.

Tuttavia, a parte rare occasioni prima d’ora, i casi di molestie sessuali non sono venuti a galla in grandi numeri. A volte, specie nei casi di vip molto affermati e facoltosi, si sono risolti sul piano legale con accordi, spesso milionari, che obbligavano le vittime, sotto contratto, a tacere. Cosi per anni ha continuato a molestare e abusare donne, dopo averle drogate, Bill Cosby, attore popolare e amato dalle famiglie, protagonista di una sitcom famosa come I Robinson; così ha proceduto Harvey Weinstein il quale, oltre ad avere anch’egli concluso accordi privati e molto dispendiosi con le sue prede, ha addirittura assoldato agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano, per proteggere il suo vizio e le molestie seriali a cui sottoponeva le giovani attrici che da lui dipendevano per la loro carriera. Così si sono comportati molti altri uomini di spettacolo, del giornalismo, della politica, dell’accademia. Altri invece addirittura non si sono neanche preoccupati di mettere a tacere le voci di queste donne. Perché cosi, va il mondo e così è sempre andato e, nella loro opinione, continuerà ad andare. Negli States e altrove in tutto il mondo occidentale. Dunque un’intera cultura è messa sotto accusa.

Ma rimaniamo negli States, per un momento, dove i movimenti femminili e la politcal correctness ad essi seguita si è affermata in maniera potente e decisiva. In realtà, proprio come per i neri e le altre minoranze, si è sempre rimasti in superficie, senza andare alle origini di comportamenti che determinano tali atteggiamenti. E senza analizzare in profondità perché ancora nel paese rimangono atteggiamenti misogini e razzisti che in questo momento particolare sembrano, forse anche a causa di un presidente che li incoraggia, avere un momento di impennata. Rimandano alle origini del paese. In un bel fondo e affondo dell’editorial board del Chicago Sun Times del 10 novembre il cui titolo è già una dichiarazione di intenti Sexual harrasment – A very American problem si legge: «Le azioni di questi uomini, se vere, sono davvero deplorevoli ed è arrivato il momento che tali individui siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Eppure l’alto numero di presunti autori di tali reati addita come colpevoli non solo questi uomini, ma un’intera cultura – la nostra cultura americana. Intrecciato nel tessuto della nostra cultura infatti, sebbene si sia fieri dei progressi compiuti verso l’uguaglianza di genere, c’è un senso corrosivo di essa determinato da quello che gli uomini si sentono autorizzati a fare. C’è qualcosa in questo brodo di cultura – o meglio in come cresciamo e educhiamo i nostri figli e in come premiamo e puniamo uomini e donne – che dà a molti uomini il senso di autorizzazione a oggettificare, abusare e sfruttare le donne – e a volte anche gli uomini – sessualmente e in altri modi. E certo, è vero, questo è da sempre un problema di Hollywood, ma alle radici è un problema americano. Se per lungo tempo uomini come Weinstein e Bill Cosby hanno pensato di potere farla franca con i loro abominevoli comportamenti è perché sapevano perfettamente che questo era loro permesso. E qui sappiamo bene di non dire niente di nuovo. Coloro che difendono i diritti delle donne lo stanno dicendo da generazioni.

La campagna #MeToo (questa espressione con l’hashtag, usata da Alyssa Milano, una delle prime attrici ad accusare Weinstein, nasce 10 anni fa dal movimento MeToo fondato da Tarana Burke, attivista nera, con lo scopo di difendere le donne dalle molestie e dagli abusi sessuali, ndr) sta tuttavia creando un nuovo livello di consapevolezza riguardo al problema del senso di ciò che gli uomini si sentono autorizzati a fare. Al pubblico è stato insegnato un certo compiacimento su come le molestie sessuali si esibiscano sottilmente e apertamente – non sempre solo da uomini, ma da essi nella maggior parte dei casi – nei posti di lavoro e altrove. Avvertiamo il senso dell’inizio di un’inversione della corrente in generale nella cultura. Certo la quantità di trasgressioni lascia senza respiro e varia nei gradi di offensivistà… Ma sappiamo di sicuro cosa pensare del comportamento brutale di Weinstein… Alcuni studi hanno dimostrato che sono molto poche le accuse false di comportamento inappropriato da parte degli uomini, appena un 2%. Al contrario, molte molestie sessuali nei posti di lavoro non vengono mai riportate, le vittime non parlano per paura di ritorsioni che di nuovo riflettono qualcosa di sbagliato nella nostra cultura… Quando uomini potenti usano la loro posizione per molestare o compiere abusi sessuali, la risposta rassicurante del pubblico è quella di segregarli in vari e diversi compartimenti stagno. È un problema di Hollywood, è un problema di questo o quello sport, o di Silicon Valley, o dei media o dell’industria musicale o di Wall Street o di Washington e della politica. Ma tutto si sommato, si può dire allora che in generale è un problema americano».

Viene da chiedersi, come mi sono già domandata in una precedente riflessione su questo tema (clicca qui per leggere l’articolo): perché ora? E dunque a parte la sicurezza che viene da un numero sempre crescente di donne in posizioni di potere sensibili al problema, c’è una stanchezza profonda nel paese, un senso di rivolta nei confronti delle promesse non mantenute dai politici, dall’economia, dal mondo dei media e da molti altri settori della cultura e dello spettacolo che determina un forte senso della precarietà e un bisogno nuovo di giustizia e in certi casi anche di giustizialismo. Quest’ultimo non è certamente il caso delle donne le quali vengono da tutte le classi sociali, sono di tutte le età e di tutti i colori. E, in modo trasversale, al di là delle ideologie, dei partiti politici, dei settori di intervento, ogni giorno vengono fuori, denunciando le molestie e le violenze. Contemporaneamente il paese non sta marciando in direzione di una vera e propria ripresa economica e culturale, con un presidente che si vanta di essere, tra le altre cose, un predatore di femmine. La sua piattaforma politica non risponde alla realizzazione delle promesse di quei mari e monti in essa annunciati e che non potranno essere mantenute. E la gente questo ormai l’ha capito. È una questione di sistema che non riesce a collegarsi ormai più con i problemi della gente e con il senso di oppressione con il quale vengono percepite le istituzioni in generale . E dunque il movimento delle donne fa la differenza, perché mette il dito nella piaga di una cultura politica e sociale, tutta quella occidentale, che alle radici evidenzia una discriminazione, un’oppressione e una violenza contro un soggetto sociale ampio e variegato che si ribella in modo radicale ed esteso e che non accenna a fermarsi. E anche in questo caso la leadership viene dall’America.

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