Delia Morea
A proposito di "Ritorno in Egitto"

Antica moderna Roma

Giovanna Mozzillo ha scritto la storia di un amore negato dall'integralismo nella Roma di fine Impero che appare vicinissima. Grazie alla potenza metaforica della scrittura

Ritorno in Egitto (Marlin Editore), il nuovo romanzo della scrittrice napoletana Giovanna Mozzillo, è uno stupefacente affresco di rara scrittura e potenza di contenuti. Siamo a Roma nell’età del Tardo Impero, quando il potere dell’Urbe è al tramonto e nuovi popoli, i barbari, premono ai confini del vasto impero per invaderlo e conquistarlo. Ma Roma, la civiltà romana, oltre ad essere preda di un decadimento progressivo che riguarda le fondamenta dello Stato, è minacciata dalla criminalità che si diffonde sempre di più e da fenomeni atmosferici e naturali negativi (vi proliferano insetti, morbi infettivi, epidemie e calamità naturali). Tutto questo potrebbe far presagire, secondo antiche credenze popolari, la fine dei tempi, ma è invece il disfacimento di un mondo antico con i suoi riti, quello a cui si assiste, poiché, nel frattempo, si è affermata, non più clandestina e soggetta a persecuzioni, la religione cristiana che si allarga a macchia d’olio, con l’intenzione di spazzare via i vecchi Dei, le vecchie tesi.

In questo mondo in decomposizione si dispiega la storia di Claudio, giovane patrizio romano, e di Ligdo, suo giovane concubino. Claudio e Ligdo, cresciuti insieme, in un tempo lontano, in Egitto, sono amanti e secondo le concezioni del mondo greco e latino, non commettono alcun peccato nel loro accoppiamento tra uomini. Ma con l’avvento massiccio del cristianesimo, che viene descritto nel romanzo come un movimento integralista, con atteggiamenti radicali, che ammette crudeli penitenze corporali, ribaltando i concetti di bene e male esistenti, questo amore non è più consentito, è peccaminoso: Ligdo è considerato un sodomita. Quando Claudio dovrà sposarsi in maniera forzata, per la continuazione della stirpe, tutto sarà stravolto nel rapporto tra i due giovani, fino all’epilogo finale di grande forza e impatto.

Fin qui la storia, ma il grande merito di Giovanna Mozzillo è di aver costruito, con la scrittura di razza che la contraddistingue, senza mai cedimenti, un romanzo complesso, che ha diversi piani di lettura, dove vi proliferano molti personaggi comprimari come la giovane acrobata Anahita – che parte importante avrà nella storia – e minori, ma non per questo meno importanti, disegnati con una mano eccellente e, attraverso i quali, le voci di Claudio e Ligdo che raccontano, ne vengono rafforzate.

Inoltre, come in un gioco di scatole cinesi, nel romanzo albergano altre storie che la Mozzillo racconta con suggestione, ricchezza di particolari, sottolineando l’atmosfera arcana di un mondo antico, sfondo avvolgente della narrazione. Perché è nelle atmosfere e nelle descrizioni straordinarie che viene fuori l’amore, la conoscenza profonda della scrittrice per un mondo così lontano.

Vividi e intriganti gli intrecci, i luoghi descritti, gli odori, gli umori, persino i suoni. Sembra di viverci dentro in questo tempo, tanto viene restituito perfettamente dalla Mozzillo con la sua scrittura emozionante.

Una storia di grande interesse che, a nostro avviso, può essere intesa anche come una testimonianza, tale è il modo in cui la Mozzillo la scrive, la conduce e, probabilmente, nelle intenzioni della scrittrice, metafora di un tempo non tanto lontano da noi, di una problematica simbolica che attraversa i tempi e le umanità.

Oltre a questo, Giovanna Mozzillo – scrittrice di lunga e consolidata esperienza: ricordiamo tra i suoi romanzi La signorina e l’amore (2001), finalista del Premio Morante edizione 2002, Quell’antico amore (2004), La vita come un gioco finalista al premio Melfi del 2008, che collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste, Corriere del Mezzogiorno, Leggendaria – ha scritto un romanzo di grande potenza narrativa e di contenuti, come si diceva, con una scrittura completa, raffinata, un romanzo che avvolge nei suoi tanti sentieri e diramazioni. Un romanzo che avvince leggendolo e nel quale conferma la sua sapienza letteraria.