Francesco Arturo Saponaro
A 500 anni dalla Riforma

La musica di Lutero

Livia Mazzanti e Marika Lombardi (organo e oboe) hanno inciso in un pregevole Cd sette inni scritti da Martin Lutero: un raro repertorio di musica popolare e religiosa al tempo stesso

Ormai ci siamo. Oggi, 31 ottobre cadono cinquecento anni dall’affissione delle 95 tesi al portone della cattedrale di Wittenberg. È il clamoroso gesto di Martin Lutero, il punto d’avvio della Riforma Protestante. In Germania, questo 31 ottobre è stato proclamato festa nazionale. Con l’avvicinarsi della ricorrenza, è apparso un compact disc intitolato Sette inni di Lutero a Roma, improvvisazioni a due (Continuo Records, CR121). Un’edizione che, nell’anniversario della Riforma, rende omaggio al significativo contributo che questo movimento, da Lutero in avanti, ha offerto alla storia della musica. Ne sono protagoniste – in questo Cd – due musiciste donne, Livia Mazzanti all’organo e Marika Lombardi all’oboe. Esecuzione e registrazione sono avvenute proprio a Roma, culla del Cattolicesimo, nella Chiesa Evangelica Luterana di via Sicilia.

Martin Lutero fu anche solido conoscitore di musica, e compose più di quaranta inni, poi detti corali luterani. Inni volutamente destinati al canto collettivo dei fedeli – non dei chierici di professione – per favorirne il coinvolgimento nel corso della celebrazione. Quindi, si tratta di musiche lineari, accessibili, adatte a essere memorizzate; e, in linea con le sue innovazioni, su testi in lingua tedesca, non più in latino dunque, giusta la sua traduzione della Bibbia in volgare tedesco, capolinea del tedesco moderno. Le parole dei corali luterani insistono perciò con semplicità e chiarezza sui concetti fondanti del catechismo, e sui temi delle principali festività.

Quanto alla veste musicale, l’ispirazione melodica di Lutero attinge anche all’antico repertorio del Lied popolare. L’intento fondamentale è quello di condurre i devoti a una diretta dichiarazione di fede, facendoli partecipare personalmente al culto senza subirlo, così da diffondere e meglio radicare il messaggio delle Scritture. È da qui che storicamente discendono quelle conoscenze musicali così diffuse nel mondo anglosassone e specialmente mitteleuropeo. Ed è da qui che nasce e si diffonde, già dai tempi stessi di Lutero, un’ampia messe di corali prodotta da insigni musicisti, via via in epoche successive. In questo modo si è formato nel tempo un vasto repertorio, a sua volta dilatato dalla diffusa pratica di improvvisare, variare, elaborare, proprio partendo dal patrimonio dei corali luterani. Patrimonio al quale ha offerto un sommo contributo, nel primo Settecento, il capitolo creativo dei corali di Bach.

Innestandosi nel solco illustre delle improvvisazioni su corale, con questo CD Sette inni di Lutero a Roma Livia Mazzanti e Marika Lombardi – da eccelse, riconosciute artiste ciascuna del proprio strumento – tracciano un itinerario di alta qualità in questo territorio di creazione musicale. Man mano che si dipana il filo del percorso, il dialogo elaborativo intreccia organo e oboe in un telaio di limpida eleganza, di notevole aderenza al senso e allo spirito dell’innodia luterana. Il tragitto prende quota anzitutto dalla evidente, profonda conoscenza di questo particolare idioma. Perché la squisita sensibilità dell’organista si nutre della solida frequentazione del corale, anzitutto di Bach, e la voce calda e cantabile dell’oboe discende per li rami dalla conoscenza delle Cantate bachiane con oboe obbligato, in dialogo con il canto.

Ed ecco che, nel successivo snodarsi, i sette inni di Lutero appaiono in tutta la loro specifica pregnanza. Dall’anelito alla salvezza che promana da Nun komm, der Heiden Heiland (Su vieni, Salvatore dei pagani) alla serenità del messaggio natalizio di Von Himmel hoch, da komm ich her (Dall’alto del cielo io vengo qui). E con la stessa delicatezza sono restituite la contemplativa impalpabilità di Aus tiefer Not schrei ich zu dir (Dal profondo dell’abisso grido a te), o le remote, ancestrali suggestioni di Komm, Gott Schöpfer, Heiliger Geist (Vieni, Dio creatore, Spirito Santo), oppure l’ambiente evocativo di Christ, unser Herr, zum Jordan kam (Cristo, nostro Signore, è venuto al Giordano). E infine, la lineare purezza di Vater unser im Himmelreich (Padre nostro, che sei nei Cieli) nel disegno musicale di Lutero, è suggellata e contrappesata dall’energia declaratoria di Ein feste Burg ist unser Gott (È una solida fortezza il nostro Dio), che con il suo profilo risoluto rimane il canto simbolo, l’inno della Riforma Protestante.

È quindi il tratto interpretativo di laica sobrietà, la linea di gusto consapevole e attento, ciò che emerge da quest’ascolto. Perché la condotta improvvisativa delle due esecutrici da un lato marca un segno di personale identità creativa, e dall’altro sa mantenersi sempre rispettosa e calata nella tradizione idiomatica e spirituale di questo repertorio. E traccia un contributo interessante alla conoscenza di un importante filone della musica e della civiltà occidentale.

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