Alberto Crespi
Zattere agli Incurabili

Signori, la sigla!

Perché la Mostra di Venezia, a differenza di Cannes e Berlino, cambia in continuazione la sigla che introduce le proiezioni? Puro masochismo: ogni volta è peggio. Quest'anno, tra lo sceicco bianco di Sordi e Gene Kelly...

Nei festival importanti, prima di ogni film, va in onda una sigla. Dura un minuto all’incirca, anche meno, e serve a ricordare agli spettatori e agli accreditati dove si trovano, a portarli dolcemente dentro l’universo onirico del film che stanno per vedere (mamma mia, quanta poesia!). Si tratta quasi sempre di un breve filmato realizzato in animazione, o in grafica computerizzata. Include il nome del festival e naturalmente evoca “qualcosa” che ha a che vedere con il festival medesimo.

Vorremmo darvi una notizia, a voi tutti cari lettori che magari non avete mai frequentato gli altri due festival europei di primissima fascia, ovvero Cannes e Berlino. Da quando ci andiamo (quindi dagli anni ’80 a Cannes, e dagli anni ’90 a Berlino) le sigle di quei due importantissimi festival sono rimaste identiche. Sono, entrambe, squisitamente grafiche. Quella di Cannes visualizza una serie di gradini (simboleggiano la Montée des Marches del festival, il cui tappeto rosso si svolge sulla scalinata del Palais) che salgono dal fondo del mare verso il cielo, incontrando, lassù nell’empireo, una palma. Il tutto accompagnato da un breve brano del Carnevale degli animali di Saint-Saens, un pezzo musicale celeberrimo che commenta anche i titoli di testa del film I giorni del cielo di Terrence Malick e che per i suiveurs di Cannes suscita immediatamente il ricordo del festival.

La sigla di Berlino è invece commentata da una musica elettronica di cui ignoriamo l’autore, e mostra una sorta di sfera luminosa da discoteca che esplode in mille frammenti i quali, pian piano, compongono l’Orso d’oro, il premio principale della Berlinale.

Né Cannes né Berlino, in venti-trent’anni di storia, hanno mai pensato di cambiare queste sigle. Venezia invece cambia la sua di continuo, spendendo inutilmente quattrini: e ottiene lo strepitoso risultato di peggiorare sempre. La sigla di quest’anno dovrebbe piacere a un vecchio rottame interista come il sottoscritto: è tutta nerazzurra, come il manifesto. Ma è di una bruttezza sconfinata! Visualizza, in una grafica computerizzata molto banale, sequenze di film famosi (Lo sceicco bianco, 2001, Taxi Driver, Miracolo a Milano e tanti altri) e finisce sull’immagine, sempre computerizzata, di Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia. È una sigla che fa venir voglia di uscire dalla sala. Perché Venezia, nei suoi prologhi, debba sempre farsi del male è un mistero che nessuno ha ancora risolto.

Questa, comunque è la sigla di Cannes: https://www.youtube.com/watch?v=z_0Asm73Tys

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