Nicola Fano
Visto al Vascello di Roma

Salvate Desdemona!

Enrica Rosso recupera un bel monologo di Christine Bruckner: "Se tu avessi parlato, Desdemona". E con passione civile ci mostra come Shakespeare avesse previsto un orrore terribilmente attuale

Per sole tre sere, al Teatro Vascello di Roma, nell’ambito de Le vie dei festival, Enrica Rosso ha presentato al pubblico Se tu avessi parlato, Desdemona della scrittrice tedesca Christine Bruckner. È stata l’apparizione fugace (speriamo che ci sia una ripresa) di un lavoro molto interessante sul caso di femminicidio più celebre della storia. Il testo della Bruckner (scomparsa nel 1996), come recita il sottotitolo, racconta “L’ultimo quarto d’ora nella camera da letto del generale Otello”: ossia quello che precede l’omicidio di Desdemona. La quale, appunto, usa questi suoi ultimi minuti per cercare di convincere il proprio uomo di come l’amore debba sempre essere più importante (e convincente) della violenza. Un appello alla vita e alla convivenza, oltre che un atto d’accusa contro il femminicidio, che oggi – 2017 – suona come l’ennesimo campanello d’allarme; o, se si preferisce, dal momento che il testo della Bruckner è del 1983, come un avvertimento cui la società occidentale non ha saputo dare ascolto.

Lo spettacolo di Enrica Rosso, allestito in una sorta di arena/gabbia entro la quale si ritrovano imprigionati attrice e spettatori, arricchisce il breve monologo di Desdemona con le due lunghe battute che Shakespeare affida a Otello prima e dopo l’omicidio. Tanto che la riflessione ad alta voce di Desdemona, oltre ad apparire come la voce di una donna cosciente della propria sconfitta, viene perfettamente (e naturalmente) inserita entro il mito shakespeariano. D’altra parte, è proprio Otello a inaugurare quella nefasta tradizione in base alla quale gli uomini che uccidono delle donne si scaricano dalle responsabilità del proprio gesto sia accusando le proprie vittime sia affermando di doverle uccidere come estremo atto d’amore.

Insomma, questo spettacolo fornisce anche una bella riflessione su Shakespeare, sull’anteveggenza del grande autore, il quale tante e tante mode o manie future ha saputo analizzare con largo anticipo. L’apparato scenico predisposto da Carla Ceravolo, oltre alla gabbia circolare di cui s’è detto, prevede che l’attrice reciti in uno spazio delimitato da un cerchio di sale, in mezzo al pubblico, dunque, e poi che lo spazio scenico sia quasi lo schermo sul quale, dall’alto, vengono proiettate immagini (curate da Massimo Achilli). Le quali, quando è il turno delle battute shakespeariane di Otello, ci ripropongono il volto inquietante dell’Otello cinematografico di Orson Welles. Un tappeto sonoro caleidoscopico e inquietante – approntato da Emiliano Rosch – completa e perfeziona il clima di ineluttabilità che domina la tragedia di Desdemona. Una storia antica e terribilmente attuale, come ci ricordano i nomi di vittime recenti di femminicidio che riempiono il palcoscenico, alla fine: un rito dolente, segnato dal terribile ripetersi di una campana a morto. Il suicidio dell’Occidente è anche in tutto questo; ed è terribile che Shakespeare l’avesse già previsto e raccontato.

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