Velia Majo
Visita al Museo Casa Ortega

Il pintor de la Mancha

Bosco, il piccolo centro cilentano terra di martiri del Risorgimento, celebra il "suo" José Ortega, pittore spagnolo, allievo di Picasso, che qui scelse di fare la sua rivoluzione

Avvistato il murales maiolicato posto all’inizio del paese, eccoci giunti a Bosco, piccolo borgo ricco di ricordi risorgimentali situato nel basso Cilento, in provincia di Salerno. Il murales sul quale compare la scritta «perché per tre volte Bosco risorse più fiera e più bella e nel verde di fronte al mare sempre pronta a battersi per la libertà», rappresenta la rivolta antiborbonica repressa duramente nel sangue di cui la gente di Bosco fu protagonista è noto a tutti come la “Guernica cilentana”. Fu un dono del pittore spagnolo José Ortega, allievo di Picasso che scelse Bosco per trascorrervi gli ultimi vent’anni della propria vita. Qui comprò una casa ristrutturandola e ridisegnandola con dettagli ed atmosfere moresche, il pavimento in cotto cilentano abbellito di frammenti di ceramiche con figure che evocano i contadini.

Jose Ortega era nato ad Arroba de Los Montes nel 1921, un piccolo paese della Castiglia del sud. All’inizio della guerra spagnola, appena quindicenne, dipinse per le strade di Madrid. Arrestato per la sua attività antifranchista, partecipò alle lotte del popolo spagnolo contro la dittatura. Conobbe per ben cinque anni il carcere, l’esilio a Parigi, nel 1973 arriva a Matera, dove perfeziona l’arte degli antichi maestri cartapestai, poi sceglie Bosco. Esule per scelta, antifascista convinto, diventò anche amico di Sandro Pertini. Il borgo cilentano era simile a quello della sua infanzia ad Arroba de Los Montes e a Bosco il pintor ritrova le sue radici nonostante lo sdradicamento che lo costringe “exul immeritus” a spostarsi e attraversare l ‘Europa. Gli abitanti del borgo poveri, con il viso scurito e raggrinzito dal sole richiamavano la sua gente: «Sto bene con voi perché qui ho trovato un’angoscia e una miseria che sono quelle della mia gente. Perché i colori sono quelli della mia terra. Sono rimasto perché la pelle dei braccianti e scura e secca come quella dei contadini spagnoli». Ortega è pittore sensibile perché è vicino agli ultimi della società. «Qui sono venuto a costruire un pezzetto di libertà. Lavorare in queste terre significa osservare ed imparare costantemente, per portare poi con noi qualcosa di veramente puro e genuino che valga la pena di aver assimilato».

Ma il pintor de la Mancha ne rimase affascinato soprattutto per le vicende legate ai moti cilentani: Bosco fu rasa al suolo il 7 luglio 1828 dai militari del generale Francesco del Carretto e fu cancellata dall’albo dei comuni: anche per questo è ritenuta in Italia terra dei martiri del Risorgimento. Non lontano dalla sua casa nel borgo è stato inaugurato nel 2011 il Museo Casa Ortega che conserva lavori in cartapesta e venti incisioni della grande suite dei Segadores che si ispira alle sofferenze dei lavoratori della terra. Allegorie viventi del mondo dei contadini, con corpi di donne distese nei campi di grano, evocazioni di animali, buoi, merli. Guardando le opere di Ortega colpisce la caratteristica tridimensionalità che il pintor de la Mancha aveva appreso dai maestri cartapestai durante il suo soggiorno a Matera.

Il 6 settembre è stato consegnato a Bosco il premio Ortega giunto alla dodicesima edizione attribuito quest’anno al critico e storico dell’arte Claudio Strinati.

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