Pier Mario Fasanotti
Un mese davanti alla tv

Malati di reclame

Mestruazioni, perdite urinarie, alitosi: le donne delle reclame sono piene di guai. Ma con un sorriso (e con il prodotto giusto) superano ogni problema. Ecco la vita fasulla degli spot

Qui non si scherza. Le donne italiane sono terrorizzate. In ordine sparso: dalle mestruazioni, dalle perdite urinarie, dall’alitosi, e da ben altro. Questo, almeno, secondo la pubblicità, sparata a raffica dalle tv; soprattutto quelle commerciali. Riflessione laterale: negli anni Cinquanta, in base a seri sondaggi, gli italiani consideravano “istruttivo” quel che vedevano e sentivano nel piccolo schermo. Poi ci si sono abituati; ma resta il fatto che le informazioni (si fa per dire) pubblicitarie sono molto suggestive.

Racconto ciò che ho visto nell’ultima parte di agosto, complice l’ormai storica calura (non ero distante da Roma, e solitamente in tv guardo solo film). Una giovane donna riceve a casa una sua amica poco dopo aver sfacciatamente liquidato il fidanzato, che corre via (e fa anche bene). Domanda: ti sei finalmente sbarazzata di lui, eh? Risposta: ma ho il ciclo! Ogni mese le donne fertili vivono giorni “umorali”, forse, ma certamente non diventano psicotiche! Vabbè. Il cosiddetto ciclo ci riviene presentato da pubblicità a sfondo sportivo. Molte ragazze vengono ritratte mentre nuotano al mare o in piscina, fanno ginnastica, corrono o sciano, insomma sono fortemente impegnate nel movimento fisico. Ebbene, sotto le immagini c’è una didascalia che è di avvertenza e di insegnamento, allo scopo di rendere del tutto credibile ciò che stiamo vedendo. Eccola, grosso modo: “Tutte le donne che compaiono stanno attraversando il ciclo”. In altri termini s’invoca la chiarezza, l’autorevolezza delle fonti. Ciò che, a ben vedere, è la regola principe del giornalismo, della Storia divulgata sia presente che passata. E percorrendo ancora nel nostro sentiero irresistibilmente intimo, una ventenne chiede all’amica: vuoi venire con me alla festa di XX? Risposta: non posso, non mi sono depilata. Due immediate, o troppo facili e ovvie spiegazioni: o la signorina in questione ha la fissazione del pelo cosiddetto superfluo oppure si aspetta grandi cose dalla suddetta festicciola.

Poi c’è l’igiene mentale, che è cosa buona e pure augurabile. Certi produttori di dentifricio pongono in evidenza il cavo orale: vediamo denti tutti perfetti. Ma siamo sicuri, insomma possiamo congratularci? Fino a un certo punto. Gli agguati della carie sono insidiosi, allarmanti. E via l’elenco dei prodotti da usare, senza perdere un attimo. Una reclame ricorre alla narrazione e mostra una trentenne che passa da una stazione ferroviaria o di metro dove sono ultra-visibili scritte da incubo: alitosi, parodontite, infezioni alle radici, e così via. La nostra allarmata attrice, col fiato (questa volta) sul collo, alla fine si trova in uno studio medico che la rassicura offrendo il vero o presunto rimedio. Lei torna a casa senza più turbamenti. La stessa cosa accade in scene o familiari o collocate nei preliminari amorosi. Indubbiamente c’è da stare in guardia.

Un altro timore: i disturbi gastro-intestinali. Ma ecco un brusco cambiamento linguistico: si parla di diarrea. Basta con le garbate o forse ipocrite allusioni, pane al pane vino al vino. Spazzato via quel che predicavano gli antichi romani: “Sit venia verbo”. Fino a oggi – domani non si sa – le scene pubblicitarie sono contenute in recinti familiari. In ogni caso il disturbo riguarda sia uomini sia donne. Due esempi: una quaranta/cinquantenne viene colpita da un bisogno urgente. Si trova al bar e/o al cinema assieme a marito e figlio. Si apparta e ingoia il farmaco miracoloso in fatto di tempistica. C’è indubbiamente una buona dose di comicità nella scena in cui un trentenne flirta con una donna al ristorante, o a casa propria. Velocemente estrae dalla tasca o da un cassetto una pillola che è rimedio magico. Torna accanto a lei, che pur ha visto tutto e se non è scema ha capito, e ricomincia il serrato corteggiamento.

E come può mancare, in questo catalogo, il problema dell’incontinenza, alias pipì? Una donna ancora molto giovanile spiega di soffrire di quel disturbo, che di solito è comune ai più anziani. Sorride mostrando la marca di un assorbente. Lo stesso accade a una ultra-quarantenne che allegramente partecipa a un ballo brasiliano, intonato al colore verde e giallo. Che invidia: lei balla, si dimena e mostra tutta la sua ritrovata sicurezza di sé. Basta un pannolino e il tuo tempo libero si capovolge, in positivo. Poi ci sono varie e stucchevoli comparsate della biondissima Shakira che sceglie una crociera, urtando il suo abbandonabile ammiratore. Questi non se la prende, ride disinvoltamente e pare gradisca la determinazione della cantante con labbra sensuali (vere o no? This is the problem, direbbe Amleto. Mentre a qualcosa di molto riservato si ispira un sito web di incontri al buio, dopo scambi di mail. Tanto per essere brutalmente chiari, questo “date” (appuntamento, in inglese) ci fa vedere un’attraente ventenne che si esibisce in una spaccata per così dire inguinale. Facile constatare che di segreto non c’è più traccia. Le azioni, o dossier, riservati appartengono ai Servizi, alle lobby, ai clan che decidono il gioco del domino della politica con riunioni di pochi e presunti eletti. Del resto lo sappiamo tutti: ogni cellulare è diventato bersaglio di interferenze e di intromissioni azzardate.

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