Roberto Mussapi
Every beat of my heart

La sapienza dei poeti

“Sogno di una notte di mezza estate” dove Shakespeare enuncia la visione romantica del mondo: solo uomini della sua specie o i pazzi o gli innamorati vedono cose che il sapiente non vede. È perché sono capaci di perdersi nella notte, come nota Teseo in un monologo tradotto da Roberto Mussapi

Mi è stato scritto: meno male che il cuore ritorna a battere. E che un mese e mezzo di vuoto pare più una pausa che una “sospensione”, come ho definito le vacanze di questa rubrica. Il punto è che la parola “pausa” mi evoca pausa-pranzo (nemmeno nell’esercizio fisico prevale, rispetto al corretto “recupero”), mentre quella di agosto è una condizione sospesa, come possiamo comprendere pienamente vedendo l’inizio del Sorpasso, Risi-Gassman, mattina di Ferragosto, Roma. Comunque, pausa o sospensione che sia, every beat continua a battere.
Appena finito agosto sarebbe uscito il libro che vi ho presentato sabato scorso, monologhi in versi. E, simultaneamente (non a caso) è in libreria un volume in cui scelgo, traduco e racconto i più bei monologhi e dialoghi d’amore di Shakespeare. I due libri si baciano, nelle mie intenzioni: poesia teatro dell’autore e del traduttore. Sinonimi: il poeta traduce sempre, dal buio alla luce, dall’invisibile al visibile. A volte, come io e altri poeti amiamo fare, con Shakepeare e con gli altri maestri, dall’irraggiungibile.
Sogno di una notte di mezza estate: con questa delizia in cinque atti Shakespeare porta al culmine la creazione della commedia nuova, che è fusione di intreccio e fiaba. La commedia classica è essenzialmente satirica, demitizzante, politica nel senso più terrigno del termine, l’opposto del “politico” della tragedia greca, tragedia della “polis”, che è città e mondo. Con Shakespeare la commedia diviene incarnazione dei sogni più lievi, creando un genere unico e irraggiungibile. Solo certi cartoons di Walt Disney e alcuni music-hall particolarmente magici e felici come Cats, si intonano a quella musica magica e intessuta di sogno.
Il mondo è retto da leggi, duchi, sovrani, signori, ufficiali, giudici, ma in realtà questo avviene in superficie. Quando usciamo dal tempo diurno, quando oltrepassiamo la linea immaginaria e realissima che per i greci segnava i confini tra il mondo umano e quello della selva, dei misteri ombrosi, entriamo in un altro regno. Fuori dal mondo della città, nel bosco, fuori dal tempo diacronico del giorno, nel tempo senza tempo, assoluto, della notte… Ecco che qui incontriamo gli elfi e le fate, demoni a mezz’altezza, dispettosi, capricciosi, come nella cultura sciamanica che li distingue da quelli del profondo e quelli del cielo. E questi demoni capricciosi, comandati dal re Oberon e dalla regina Titania, scombussolano le trame e le vicende umane. Grazie a un filtro magico instillato nelle pupille dei dormienti, o dei sognanti, creano nuovi innamoramenti e nuovi amori. Sconvolgono il mondo. La lite tra Oberon e Titania scatena il folletto Puck, che scombussola tutto, nel magico mondo del sogno. You are innocent when you dream, come canta Tom Waits. Così le storie di Ippolita, Teseo, Ermia, Lisandro, Demetrio, si mescolano nel sonno per ritornare alla luce del giorno nutrite di un sogno subito dimenticato ma che segnerà per sempre, inconsciamente, la vita di chi lo ha sognato. L’uscita dal mondo della città e del giorno, l’ingresso nel mondo magico e atemporale del bosco e della notte. Parallela, e culminante nel finale, la storia di un gruppo di attori dilettanti e grossolani, che improvvisano una tragica storia di amore impedito, quella di Piramo e Tisbe. La vita del sogno, nutrice della vita vera, insinua Shakespeare, è simile a una recita di attori zoticoni, è teatro rudimentale quanto essenziale, la cui scena è il Mondo.
Qui, in questa danza sognante nella notte, in bocca a Teseo, Shakespeare enuncia i fondamenti del romanticismo, non il futuro movimento letterario, ma la visione romantica del mondo: il poeta, il pazzo e l’innamorato (e il marinaio aggiungerà Herman Melville) vedono cose che il sapiente non vede. Sanno perdersi nella notte, seguirne gli incanti: non sono privi di conoscenza, non sono ignoranti, ma seguono la sapienza del cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sogno di una notte di mezza estate

1

Atto quinto, scena prima

Teseo Più strano che vero. Io non ho mai creduto

a queste favole antiche, storie di magia.

Gli innamorati e i pazzi hanno cervelli così bollenti

e fantasie così strane che capiscono molto più

di quanto la fredda ragione possa mai comprendere.

Il lunatico, l’innamorato, il poeta

Son tutti della stessa stoffa, immaginazione.

Uno vede più diavoli di quanti abitino l’inferno,

questo è il pazzo, naturalmente. L’innamorato, non da meno,

vede la luce di Elena nel volto di una zingara.

L’occhio del poeta, rotolando in una bella frenesia,

muove dalla terra al cielo e dal cielo alla terra,

e come l’immaginazione svela e crea un corpo

a forme di cose sconosciute, la penna del poeta

le plasma e modella, e a un nulla aereo

dà una casa in cui vivere, e un nome.

Scherzi di un’immaginazione potente:

se speri di provare una certa gioia,

si inventa chi porta quella gioia.

O se di notte provi una strana paura,

è facile scambiare un cespuglio per un orso!

William Shakespeare

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