Alessandro Boschi
Il nostro inviato al Lido

Il Leone prudente

Il Leone a Guillermo Del Toro è stato ecumenico (senza creare troppe polemiche). Ma forse, al termine di una buona Mostra, ci sarebbe stato di più un premio a Martin McDonagh o a Paul Schrader

L’enorme vantaggio di scrivere un commento ai vincitori di un festival conclusosi già da un bel po’ esime dallo snocciolare i nomi e i titoli di tutti i vincitori. Già da ieri sera trovate tutto on line, nelle migliaia di box di tutti i siti possibili e immaginari. In realtà il nome di Guillermo Del Toro, vincitore del Leone d’oro con The Shape of water aveva iniziato a circolare già nelle prime ore del pomeriggio e, al contrario di quanto successo negli anni scorsi, codeste indiscrezioni sono state puntualmente confermate, al termine di una cerimonia, trasmessa in diretta tv da Rai Movie, lunga, prolissa, noiosa, insostenibile e sfilacciata. Se a tutti i vincitori di qualsiasi premio si dà la possibilità di ringraziare dall’ostetrica (del proprio parto) al produttore (del proprio film o quello che è, ci riferiamo alla VR) va a finire che si sfora e si rimpiange la sobrietà di Cannes.

Che poi non è l’unica cosa che si invidia ai francesi, che con l’esordiente Xavier Legrand e il suo Jusqu’à la gard si aggiudica il Leone d’argento per la regia e il Leone del futuro per la migliore opera prima. È stata forse la vera sorpresa della 74^ edizione della mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che, a posteriori, è stata una buona edizione, e che forse, a parte il premio per la migliore sceneggiatura a Martin McDonagh per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, non ha premiato alcuni film a nostro vedere importanti, come il potentissimo First Reformed di Paul Schrader. Condivisibile la Coppa Volpi a Charlotte Rampling per

Hannah di Andrea Pallaoro, al quale auguriamo un grande in bocca al lupo per un eventuale sbarco in sala, come equo è il premio per la miglior interpretazione maschile a Kamel El Basha per L’insulte, anche se al suo corrispettivo cinematografico Adel Karam dovrebbe andare almeno metà della statuetta. Nella sezione Orizzonti importante affermazione di Susanna Nicchiarelli con Nico 1988, che non ci ha fatto impazzire, ma che, come si dice al termine di una partita di pallone equilibrata, ha comunque meritato il verdetto. E poi insieme ad Hannah di Andrea Pallaoro è un film italiano che arricchisce il tutto sommato modesto palmares italiano. Soprattutto a fronte di una massiccia presenza degli stessi al Lido.

Tutto sommato il Leone più importante a Del Toro, che ha annunciato di avere già ribattezzato la statuetta “Sergio Leone” in omaggio al grande maestro, è sì un premio che accontenta tutti ma a nostro parere è segno di una ecumenicità che sfiora la saggezza e che a sua volta, come diceva Lucio Battisti, «è solamente la prudenza più stagnante». Ma è in pieno stile Annette Benning, elegante e sobria Presidente di giuria, felicissima di dare il premio a uno sporco messicano ancora di qua dal muro.

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