Alberto Crespi
Zattere agli Incurabili

Marco, Hanna e Andréa

Andréa Ferreol e Hanna Schygulla raccontano il genio di Marco Ferreri: quella sera che rimase senza cena e quando chiese di trasformare la madre nel mare...

Il ritardo nello scrivere le Zattere di oggi si rivela provvidenziale: durante la diretta di Hollywood Party, la trasmissione di Radio3 che il sottoscritto conduce da Venezia in coppia con Steve Della Casa, abbiamo avuto l’onore di intervistare due grandi dame della recitazione sulle quali vorremmo dirvi qualche parola. L’occasione è il documentario di Anselma Dell’Olio La lucida follia di Marco Ferreri, ritratto a tutto tondo di uno dei più grandi geni del nostro cinema. Nel film parlano molti artisti che con Ferreri hanno lavorato, da Roberto Benigni a Piera Degli Esposti, da Ornella Muti a Isabelle Huppert. Oggi, alla radio, abbiamo però accolto Hanna Schygulla e Andréa Ferreol. La musa di Fassbinder e la “madonna” della Grande abbuffata sono due donne meravigliose, e l’incontro con loro – la prima tedesca, la seconda francese – conferma tra l’altro la grande statura internazionale del cinema di Ferreri, uno dei pochi cineasti “globali” che il cinema italiano abbia avuto: al livello di Fellini e di Visconti, se si pensa ai film girati in Francia, in America, in mezzo mondo.

Andréa Ferreol parla un italiano stupendo perché, parole sue, «ho lavorato in Italia, ho vissuto in Italia e soprattutto ho amato in Italia, cosa che è sempre la miglior scuola per imparare le lingue». Era, come tutti ricordano, la signora che accompagna alla morte per indigestione i quattro uomini della Grande abbuffata interpretati da Michel Piccoli, Philippe Noiret, Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi. «Da Marcello ho imparato la pazienza e il piacere di stare sul set, da Ugo l’utilissimo trucco di dormire fra un ciak e l’altro per essere freschi e riposati per il ciak successivo. Erano quattro grandi attori e quattro uomini adorabili». La presentazione di La grande abbuffata a Cannes rimane uno dei ricordi indelebili per Andréa: «Vedemmo il film in sala, con il pubblico. All’uscita vidi mio padre che mi faceva ‘ok’ con le mani, e pensai che avevamo fatto centro. Uscendo dal vecchio Palais sulla Croisette fummo invece accolti dall’inferno. Alcuni applaudivano, altri fischiavano, altri ancora volevano veramente pigliarci a schiaffi. Il film provocò un’ondata di polemiche oggi inimmaginabili. La conseguenza più grave, per Marco, fu che quella sera a Cannes nessun ristorante accettò di accoglierci per cena: cosa paradossale, se si pensa al tema del film… anche mesi dopo, a Parigi, mi capitò una sera di sentire un signore elegante, in un bel ristorante, che diceva al maitre indicandomi: se quella tizia non se ne va, me ne vado io. Se ne andò lui. Io finii la cena in tutta calma».

Hanna Schygulla parla benissimo inglese e francese (oltre al tedesco, ovvio) e capisce l’italiano: un fenomeno. «Fassbinder mi dava dei copioni alti dieci centimetri, che contenevano non solo i dialoghi, ma anche tutte le indicazioni delle inquadrature. A volte c’era persino lo storyboard. Marco non mi dava nulla. Quando mi contattò la prima volta mi diede un soggetto di poche pagine e mi chiese solo se mi piacevano gli animali. Dipende, risposi io. Lessi il soggetto e scoprii che gli animali erano serpenti. Dissi di no. Lui tornò alla carica per Storia di Piera e mi spiegò in francese che il mio personaggio era “la mère” che doveva diventare il mare, “la mer”. Dissi che andava benissimo».

Valeva la pena di venire a Venezia solo per incontrare queste due signore. Grazie ad Anselma Dell’Olio per avercele portate.

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