Pier Mario Fasanotti
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Eroi e cravatte

Le parole strane di Teresa Buongiorno, la matematica di Germano Pettarin e la mafia secondo Davide Morosinotto: tre libri utili per ragazzi che crescono

Cravatta. Già, da dove viene questo termine? Ce lo spiega, anche bene, la giornalista e scrittrice Teresa Buongiorno in Storie di parole curiose (Einaudi Ragazzi, 109 pag., 11,90 euro). L’origine non è italiana, bensì croata (hrvati). Al tempo del re Sole, i francesi furono incantati da una delegazione di croati che indossavano dalla giacca rossa con alamari neri e una sciarpa bianca di lino (incredibilmente ricordavano i romani nell’epoca di Nerone).

I nostri cugini d’Oltralpe la ribattezzarono “cravate”, per semplificare e, dopo l’appoggio militare dei croati, il sovrano decise in loro onore di utilizzare quella striscia di lino, utile per coprire i bottoni della camicia. Fino a una decina d’anni fa, era una obbligatorio portare alla Camera e al Senato la cravatta. Regola abolita nel 2007 dopo una grande ondata di caldo.

Numeri. Materia ostica per molti studenti. Tanto è vero che il libro di Germano Pettarin non ne fa mistero nel libro La matematica fa schifo! (Einaudi Ragazzi, 136 pag., 12 euro). Come si fa a renderla più digeribile? L’autore ricorre a una spigliata narrazione, ambientata a Cifralia, “il Paese dei Numeri, dove regnava il Caos. Colpa di quest’ultimo, pacifico e generoso ma fin troppo accomodante. A tal punto che in quella zona regnava un enorme marasma. I sudditi di Caos arrivarono a non poterne più. Uno di essi, Abacone, salì sul trono. Era un tipo ligio alle regole, maniaco dell’ordine. Autoproclamatosi Generalissimo, mise in fila Numeri, Operazioni, Simboli e via dicendo. Fu una svolta rivoluzionaria. Tutto liscio? Non lo riveliamo.

Peppino. Siamo a Cinisi, vicino Palermo, dove vive “zio Tano”, che di cognome fa Badalamenti. Un pericoloso boss della mafia, al quale tutti obbediscono. Si oppone a lui il giovane giornalista Peppino Impastato, che ricorre a un’arma tra le più affilate, e più temibili dalle organizzazioni criminali: la presa in giro. Peppino, coadiuvato da molti coraggiosi, la usa dalla sua libera radio (“Aut”) e rivela nel contempo imbrogli e violenze di “zio Tano” o, come lo chiamava la voce radiofonica, “Tano seduto”). I cittadini di Cinisi non hanno più scuse: ora sanno. L’iniziativa è pericolosissima e purtroppo il mafioso si vendica. Il cadavere di Peppino, che verrà trovato cadavere. Accadde la notte del 1978, di notte. La cittadina manifestò in piazza, al seguito degli esponenti dell’estrema sinistra. Badalamenti, che trafficava in droga, sarà condannato all’ergastolo per aver ordinato quel delitto. È la sostanza di Peppino Impastato, una voce libera di Davide Morosinotto (126 pagine, 12 euro, Einaudi Ragazzi).

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