Vincenzo Nuzzo
Cartolina dal Portogallo

Pessoa & Nietzsche

Fernando Pessoa e Friedrich Nietzsche: l'università di Lisbona vara un programma di studi su due autori molto diversi tra loro. Ma davvero c'è qualcosa che li unisce? O sono simili solo nella differenza?

Può interessare al grande pubblico, nel bel mezzo di una precoce estate, che tra Fernando Pessoa e Friedrich Nietzsche sussistano delle grandi affinità? Al grande pubblico forse no, ma pare che invece agli studiosi la cosa interessi, e molto. La Facoltà di Lettere di Lisbona (FLUL) offre infatti per il 2017 un corso per post-graduati basato proprio sulle relazioni tra i due pensatori. E peraltro il corso vede anche la partecipazione del nostro «Centro Colli-Montinari su Nietzsche e la cultura europea» (di Pisa e Lecce). Inoltre già dal 2011 esiste un gruppo di ricerca su questo tema presso il Dipartimento di Filosofia della seconda Università di Lisbona (IFILNOVA). E comunque negli ultimi anni sono stati pubblicati non pochi studi su questo argomento [Adelino Braz, Nietzsche et Pessoa: la metaphore du semblant, Philosophica, 2003, 21, 79-99; Michel Chandeigne, Fernando Pessoa, roi de notre Bavière, Librairie Séguier, Paris 1988; Stefano Cocco, Il Soggetto e l’Abisso. Critica e transvalutazione dei valori della tradizione metafisica nella filosofia di Friedrich Nietzsche e nella poesia di Fernando Pessoa, Tesi di laurea del Corso di laurea Magistrale in Scienze Filosofiche, Padova 2014-2015].

Eppure, spontaneamente, può sembrare non poco strano che possano essere così simili due personalità esistenziali e filosofiche pur tanto differenti. L’uno melanconico all’inverosimile, riservatissimo e discreto, totalmente dimesso nel vivere e nel sentire. L’altro euforico, esplosivo, e straordinariamente provocatore. L’uno sempre seduto da solo ai suoi tavolini lisboeti, con la tazzina di caffè ed una sigaretta accesa. L’altro che incarna lo spirito del danzatore estatico dionisiaco, sprofonda nella malattia e poi risorge, migra furiosamente da un luogo all’altro, tra le vette dell’Engadina e i caldi afrori mediterranei gremiti di ebbri satiri.

Quello che è certo è che furono entrambi straordinariamente modernisti e straordinariamente reazionari. Di Nietzsche questo è ben noto. Ma di Pessoa no. Spontaneamente si tende a credere che egli sia stato una specie di oppositore discreto e silenzioso resistente al fascismo salazariano. Ed invece non lo fu per nulla. Come del resto il suo sodale Almada Negreiros. Semmai egli si limitò ad irridere il Cristianesimo cattolico invocando il ritorno degli dèi pagani Quegli imperturbabili dèi del Fato, che si godono la loro vita perfetta, se ne ridono della tragica esistenza umana. In questo fu peraltro uno stoico, e quindi invocò il ritorno alla fede in un Ordine cosmico che è tanto più perfetto quanto più è moralmente e sentimentalmente indifferente. Però alla fine la sua fede stoica si risolse comunque nei termini estremamente dimessi e delicati di uno dei suoi più struggenti versi delle Odes à Ricardo Reis: – «Rega tuas plantas / Ama as tuas rosas / O resto è a sombra…» («Irriga le tue piantine / Ama le tue rose / Il resto è l’ombra…». Proprio per questo si potrebbe pensare a lui come un poeta fortemente intimista. Fa pensare un po’ al nostro Dino Campana e ad alcuni lati di Pascoli. Oltre che richiamare, ovviamente, in modo davvero prossimo il pessimismo desolante di Leopardi.

Insomma il suo accostamento a Nietzsche si basa in realtà appena sul moderno (e modernistico) titanismo iconoclastico e anti-religioso che permea tutti questi orientamenti filosofici e poetici.

Ma questo basta per davvero? Oppure non si tratta invece forse solo di superficie?

Ebbene, se fosse così, ci troveremmo davanti ad uno di quei fenomeni così tipici della cultura moderna, e che poi trova la sua espressione emblematica nelle «voglie» caratteristiche del mondo accademico. Infatti il trovare accostamenti tra due autori – e soprattutto farlo lasciando occhieggiare i non-valori che oggi trovano immediato consenso tra la gente (quelli dell’edonismo sine cura) – è cosa che procura vantaggi immediati e tangibili. Subito emergono «linee di ricerca», e con queste anche «centri di ricerca»; e poi possibili cattedre e finanziamenti. Mi sbaglierò, ma viene insomma il sospetto che dietro tentativi funambolici come questi non vi sia poi così tanta autenticità.

Cosa è invece (a mio modesto avviso) davvero simile tra a questi due autori e pensatori? Io direi che il tratto che forse più li accomuna è quel tendenziale pessimismo che già dalla fine del XIX secolo fu di così tanti intellettuali. Un pessimismo estremamente disomogeneo. Perché esso fu insieme modernista e anti-progressista, scientista all’inverosimile ed anti-scientista, rivoluzionario e conservatore, ossessionato dalla rinascita ma appassionato della distruzione, autenticista fino all’iconoclastia e nostalgico di miti e di metafisica. Uno stranissimo melange, insomma. Ed in questo strano bouillon ci ritroviamo benissimo Pessoa e Nietzsche. Però li ritroviamo come figure (o forse burattini) di quello spettacolo che fu messo su dallo Spirito del Tempo; e che fu poi ampio quanto il mondo stesso, contando così un numero esorbitante di attori. Se dunque Pessoa e Nietzsche si assomigliano in questo modo, allora nel mondo moderno ci assomigliamo tutti. Tutti infatti, chi più chi meno, ci muoviamo per lo strattone dei fili tirati dal Grande Burattinaio. Insomma qui si tratta alla fine solo di distruzione per la distruzione. E peraltro fatua, oltre che inquietantemente tragi-comica.

Serve dunque davvero porre proprio questo in primo piano? Secondo me no! Pertanto forse faremmo meglio a guardare più in profondità per riconoscere qualcosa che abbia almeno una parvenza di spirito costruttivo. E questo qualcosa è a mio avviso quella Gnosi che stranamente in questo così anti-religioso scenario trovò il suo curioso revival. Penso ai Vögelin, ai Bataille, agli Evola, ai Cioran. Personaggi tra i quali poi non è che ci si possa trovare tanto facilmente a proprio agio; visti i non rari eccessi delle relative dottrine. Tuttavia questa modernistica Gnosi metteva allo scoperto quella antica; in gran parte platonica, anche se affatto coincidente con il platonismo.

E questa dottrina è secondo me oggi davvero una risorsa a fronte di un binomio uomo-mondo divenuto davvero brutto e non poco inquietante. Essa elude le ipocrisie dell’ottimismo cristiano. Essa dribbla l’indifferentismo etico della scienza empirica e della filosofia più rinchiusa nella torre d’avorio del suo rigoroso epistemologismo, oppure invece compromessa con la scienza empirica stessa in un realismo in cui non vi è più alcun pensiero. Essa infine surclassa soprattutto quell’atroce, mortuario e ferino nichilismo esistenzialista (nel cui letto sono nati tra i maggiori mostri del nostro tempo), ed il cui volto stranamente fu proprio quello della neo-Gnosi. Una Gnosi evidentemente abusiva e caricaturale.

Ebbene, tenuto conto di tutto questo, io credo che valga la pena di rivolgersi molto più all’intimismo melancolico di un Pessoa che non all’euforismo darwinista di un Nietzsche. Forse insomma i due sono simili solo nella differenza.

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