Luigi Gallo
Tra scienza, storia e società

Scrivere il genoma?

Sono solo dieci anni che si interviene scientificamente sul genoma pensando di "costruire" in laboratorio pezzi di ricambio per l'essere perfetto: una realtà, una illusione o un incubo?

Un acronimo che esala dalla calda vampa delle Human Biotechonology e dall’operoso ingegno dei genetisti è HGM ossia Human Genetic Modification. È solo un decennio che abbiamo letto il genoma umano e già si parla di “genome editing”: riscrivere il genoma umano senza neanche conoscere le regole costruttive del genoma e i sistemi di collaudo, depositati lungo il cammino dell’evoluzione. La metafora del codice genetico come modello descrittivo ha esaurito il suo compito e la scienza, superata la fase di alfabetizzazione, si lancia oltre la semplice leggibilità. Smantellata la metafora del codice da decodificare, propone interventi diretti sul “testo di istruzioni”. I termini tecnici “genome editing” e “Designer” si riferiscono ai compiti che il genetista si appresta ad intraprendere nell’assegnare perfezioni e potenzialità alla progenie di genitori ambiziosi. Si mette in campo una retorica la cui forza persuasiva, fondata essenzialmente sulla notazione di una mancanza o insufficienza della macchina umana, fa traballare le condizioni sotto le quali la complessità del testo genetico può mantenersi saldo e sicuro.

Tuttavia questo non ci impedisce di vedere quanto sia abusivo accollare questa onnipotenza a chi può manipolare cromosomi umani per fini supposti ragionevoli. Ci arriveremo comunque per forza di cose. HGM termine analogo all’altro a cui abbiamo fatto l’orecchio e lo stomaco l’OGM, ci mostra i pericoli che di per sé comporta. Si intravede oltre la semplice parola il pericolo dell’illusione, ovvero di sapere a che punto si è arrivati con il progresso scientifico, senza comprendere fino in fondo di che cosa si tratta.

Una parte della comunità scientifica considera la biogenetica una risorsa illimitata per sperimentare possibili perfezionamenti della specie umana, volta ad eliminare gli innumerevoli errori che si sono accumulati nel nostro DNA, durante l’evoluzione. La crescita esponenziale della scienza, legata ai progressi dell’informazione in rete che viaggia ad un ritmo incessante e velocità mai raggiunte in precedenza, fa supporre che l’ambito del lecito nel campo dell’ingegneria genetica si possa allargare oltre i confini tracciati dalla patologia. Una volta dati per scontati gli interventi volti a correggere malattie genetiche, perché non dedicare risorse anche al settore della medicina potenziativa. Spesso il male deriva dalla nobile intenzione di migliorare il mondo. Una antropotecnica liberale, lasciata alle leggi di mercato della domanda e dell’offerta guarda con disinvoltura a rettifiche migliorative della macchina umana, a una sperimentazione su cellule staminali totipotenti per realizzare forme di vita umana senza vincoli etico – morali. Questo non vuol dire fare del facile allarmismo su situazioni oggi reputate impossibili. È sempre meglio anticipare frangenti che potrebbero giungere inaspettati, con saldi principi di riferimento.

genoma1La ricerca scientifica spinge sempre più in direzione della clonazione a partire da cellule totipotenti, per realizzare e brevettare chimere (innesti uomo-animale) fino a concepire cloni umani, area di riserva privata dalla quale prelevare al bisogno, organi come cuore, reni, fegato, senza rischio di rigetto data la perfetta compatibilità immunologica tra clonatore e clonato. Un freddo calcolo costi benefici applicato a questo genere di ricerca e ai correlativi risultati, può generare una percezione culturale della vita pervasa e alimentata da una metafora meccanicistica il cui esemplare è il Frankenstein di Mary Shelley (alla metafora meccanicistica si contrappone quella organicistica). Nella metafora-racconto gli atti meccanici del cucire e assemblare parti umane li possiamo trasporre nel laboratorio del genetista, fabbrica per pezzi di ricambio destinati agli inesorabili utenti dei medesimi il cui sensorio morale sarà sempre meno affilato nello stabilire i limiti del lecito. Ne può risultare una società in cui ad una naturale sensibilità verso i fondamenti giuridici della vita, espressi nella costituzione democratica, subentrano preferenze personali che intravedono, nel mondo concepito come un Lego fatto di elementi perennemente scomponibili e riutilizzabili per nuovi aggregati, il miraggio dell’immortalità. Una immortalità a palinsesto, per aggregazione continua, che si realizza nel gioco inesauribile delle sostituzioni di organi vitali con pezzi nuovi di fabbrica.

L’eugenetica che opera sui fondamenti biologici dell’esistenza, messa a punto per distillare una razza pura, secondo i principi della zootecnica: accoppiamento degli esemplari migliori. Riemerge dalle macerie del nazismo nell’asettico laboratorio del genetista. Qui si opera sul sistema molecolare suscettibile di un maggiore controllo e migliori garanzie di successo. Vengono alla luce aspetti che riguardano la inviolabilità della persona sotto il profilo morale e giuridico e la non disponibilità degli elementi congeniti e originari con cui la persona si incarna in un corpo. La tecnica genetica non solo altera il genoma, ma cambia anche le metafore in base alle quali l’uomo riesce ad essere sé stesso: “Uomo creato a immagine di Dio”, “Uomo prodotto dell’Evoluzione” oppure “Uomo creato in laboratorio dalla mano dell’uomo”.

Immaginiamo per un istante il destino di questo ovulo geneticamente modificato, custodito nella fiala del genetista come il coniglio nelle spire del boa. Nonostante le belle promesse del “Designer” che ha tagliato e cucito stringhe di DNA, l’HGM si presenterà sulla scena della vita incatenato alla successione degli anni, in una posizione faticosa. Tutte le sue azioni gli saranno imposte da un contesto non autografo, anche i suoi gesti saranno sempre e soltanto gesti che originano da un sistema operativo muto non frutto del caso ma di decisioni prese a tavolino, concordate tra un gen-itore e un gen-etista. Il soggetto non potrà apporre la propria firma a garanzia di se stesso, resterà segnato da disposizioni e trasformazioni derivate da un calcolo stimato ragionevole e conveniente. Slittando giù di gradino in gradino e a rischio di precipitare in un vuoto dell’anima, egli cercherà comunque il suo posto nel mondo, limitato dalla catenella che lo tiene legato alle modifiche del genoma e da imponderabili cambiamenti nello stato di coscienza.

Diviene arduo definire la linea di confine che separa le buone intenzioni volte ad eliminare difetti genetici indesiderati, dalle pretese avanzate da Lobbie di genetisti di ottimizzare predisposizioni genetiche desiderabili. Perché non dovrei poter fornire più frecce all’arco di mio figlio? La tentazione eugenetica di migliorare il patrimonio ereditario ci porta facilmente a pensare di poter intervenire attivamente sul corso dell’evoluzione biologica, per velocizzare i lenti processi di adattamento ai quali gli organismi sottostanno secondo leggi di natura. L’esemplare adamitico che nel corso di un milione di anni ha eliminato l’errore adattandosi all’ambiente, lascerebbe il posto a nuove generazioni di uomini e donne esito della sperimentazione. Il futuro Designer, forse anche lui un HGM, si troverà drammaticamente in svantaggio rispetto al prodotto naturale non potendo escludere l’introduzione di nuovi errori nel programma genetico, in quanto l’errore consente un’infinità di combinazioni.

Ma allora l’errore “umano” potrebbe generare mutazioni apparentemente favorevoli e creare ‘Uomini nuovi’: curiose e avide creature che bevono aria, si nutrono di luce che guidano l’umanità sull’orlo di abissi mai immaginati.

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L’autore di questa riflessione è Presidente di Romabioetica.

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