Vincenzo Nuzzo
Tra filosofia e società

Platonici o caporali?

La realtà precipita, la possibilità di capirla si assottiglia continuamente: non possiamo non dirci pessimisti. Ma l'etica fa la differenza tra un atteggiamento gnostico o platonico

La filosofia non è affatto uno scherzo, come invece si usava dire ai tempi del liceo («La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale, il mondo resta tale è quale»). Non lo è di certo quando essa viene intesa all’antica, e cioè come la intendevano Socrate e Platone. I quali conoscevano bene il motto appena citato; visto che, come filosofi-tipo, si confrontavano continuamente con l’accusa di essere degli uomini ridicoli. Accusa che ad essi così spesso veniva rivolta dai così disinvolti giovani aristocratici rampanti del mondo politico ateniese. E tuttavia, quando intesa invece alla moderna, la filosofia rischia fortemente di essere per davvero uno scherzo. I filosofi odierni sono infatti molto meno credibili di quelli antichi quando si proclamano (ridicolmente) intangibili davanti alla pretesa dell’uomo comune di condizionarli nella loro così orgogliosa autarchia. Il problema, insomma, e che essi non accettano più con serena fermezza l’accusa di essere effettivamente ridicoli al cospetto di un mondo che intanto si sottrae a qualunque vera norma etica. E questo accade per il semplice fatto che i filosofi moderni sono ormai proprio coloro che stanno in prima linea nella guerra contro l’etica.

Ecco che allora, per poter ritrovare una filosofia schierata davvero in favore dell’etica, non ci resta che rivolgerci a quella antica. Il problema è però a questo punto quello di capire quando anche qui si esagera. Da questo lato, infatti, la filosofia potrebbe essere fin troppo poco uno scherzo. Senz’altro le cose stanno così per le prese di posizioni etiche della filosofia platonica e gnostica. Entrambe, com’è ampiamente noto, caratterizzate da una buona dose di pessimismo verso il mondo, ed in qualche modo anche verso lo stesso uomo.

Ma perché parlo di tutto questo? Naturalmente perché il mondo di oggi offre non pochi motivi per un siffatto pessimismo. Soprattutto però perché, diversamente dal platonismo, ai giorni nostri (almeno fino a poco fa) la Gnosi risulta essere stata tutt’altro che archiviata. Basti ricordare i così apertamente gnostici argomenti di un Emile Cioran, oltre che i deliri non poco gnostici di un Bataille. Ma Cioran e Bataille sono l’occasione migliore per constatare quanto l’etica gnostica sia capace di esagerare. Al di là dei deliri (tra dionisiaco-nietzschiano e pervertito sessuale) di Bataille, ci sono infatti da registrare le assurde farneticazioni di Cioran su un male che sarebbe costituito ben più dalla nascita che non dalla morte. Al di là di questo, però, per la verità vi sono state modernamente anche prese di posizioni gnostiche molto più equilibrate e serie (come quelle della Sofiologia russa e quelle degli studi tradizionali di uno studioso come il Viola). Ma comunque nel complesso la Gnosi tende oggettivamente a non pochi eccessi dottrinari di tipo retorico e ideologico. E senz’altro uno di questi è suo così il radicale pessimismo verso il mondo.

Ebbene, si può dire davvero che le cose stiano allo stesso modo per Platone ed il platonismo?

Non vi è dubbio che quest’ultimo si sia presentato in modo strettamente intrecciato con la Gnosi. Ma non sembra che lo stesso si possa dire per Platone in persona, e cioè per il platonismo più autentico.

Ecco, con questa premessa, al cospetto dello scenario offertoci oggi dal mondo – e cioè nel nostro essere obbligatoriamente pessimisti –, dobbiamo ora porci una domanda molto simile al totòano «Siamo uomini o caporali?», e cioè questa: – «Siamo gnostici o platonici?». E se rispondiamo che siamo platonici, allora chi ascolterà i nostri argomenti vedrà che, sebbene non scherziamo affatto, nemmeno però tendiamo ad esagerare. La linea dirimente tra Gnosi e platonismo sembra infatti stare in un’etica davvero rigorosa, e quindi serena ed equilibrata per definizione. Essa è soltanto del secondo e non del primo, ossia è solo platonica (quando questo però è davvero autentico, e non è invece sbilanciato in senso gnostico). Orbene, questo genere di etica si basa su un elemento fondamentale, e cioè la valenza di norma assoluta di essere che viene attribuita all’Idea. Ma in Platone l’Idea è la più autentica delle cose, e quindi è anche la cosa più vera e la più reale. Proprio per questo Gregorio di Nissa poté sostenere – sbaragliando così le tesi della Gnosi – che non può esistere un mondo necessariamente cattivo in quanto creato da un maligno Demiurgo (come lo definisce poi anche Cioran). E questo perché la creazione divina genera solo un mondo puramente ideale, e non invece un mondo effettivamente reale. Si tratta del mondo che Gregorio ritenne essere quella prima e perfetta Creazione, entro la quale l’uomo stesso era perfetto. Così la dimensione del corpo, che poi sopravvenne a tale status ontologico, non fece altro che nascondere l’autentica natura dell’uomo, che però non per questo sarebbe svanita. Essa infatti covava ancora sotto la cenere.

Ora, al di là del fatto che si presti fede o meno a idee come queste, è evidente che tra le due prospettive esiste una differenza abissale, sia pure nell’ambito dello stesso pessimismo.

La dottrina gnostica, infatti, non offre alcun motivo di speranza, se non quella di un’attiva trasformazione ascensiva (eroico-titanica) dell’uomo in Dio stesso. Cosa che per la verità appare molto poco credibile anche al più fervente uomo di fede. Anzi gli appare decisamente blasfema.

E del resto in modo molto simile si presentava la fede gnostica nei deliri di un Bataille (e di gente simile, spesso di ispirazione non poco nazistoide). La dottrina platonica invece, nonostante il suo tangibile pessimismo, offre concreti ed abbondanti motivi di speranza. L’aspirazione è qui infatti quella di riportare il mondo reale al mondo ideale e divino. E questo prevede l’impegno attivo dell’uomo; grazie, peraltro, alla guida etico-politica esercitata proprio dal filosofo. Fu infatti esattamente questo il compito affidato da Platone a quel filosofo che, dopo essere evaso dalla caverna ed asceso al cielo ideale, era poi ridisceso tra gli uomini.

Ebbene, ecco qui davanti a noi lo scenario nella sua interezza. Davanti a tutto questo abbiamo due possibilità.

O noi decidiamo che (gnosi o platonismo) la filosofia è comunque per davvero solo una fanfaluca e una perdita di tempo; e pertanto ne concluderemo che il mondo va giudicato in base a ben altri strumenti, o addirittura va lasciato così com’è (e chissenefrega). E qui rischieremo però fortemente di essere per davvero solo «caporali» (cioè sfacciati e crudeli titani); come lo erano gli avversari di Socrate e Platone, ossia i nemici acerrimi di una filosofia effettivamente seria.

Oppure noi decidiamo che invece la filosofia – quando davvero viene presa sul serio, eppure senza esagerare (come avviene nel platonismo) – ci offre degli strumenti indispensabili per conservare la grave responsabilità che ci compete di fronte ai mali oggettivi del mondo (oggi senz’altro esponenzialmente moltiplicati).

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