Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

Il bastone di Trump

Il licenziamento (inusuale) del numero uno dell'Fbi, James Comey, chiarisce una volta di più quale sia il la filosofia che muove la politica di Donald Trump: il narcisismo

You are fired!” È certamente la frase preferita da Donald Trump sin dai tempi della trasmissione The Apprentice. Adesso però non è il turno di uno qualsiasi dei partecipanti alla sua trasmissione, ma del direttore dell’FBI, James Comey. E Trump non è più il conduttore di una trasmissione televisiva in cui l’iperbole serve a fare audience, ma il presidente degli Stati Uniti. Comey è quello stesso che una settimana prima delle elezioni presidenziali del novembre 2016 tirò fuori dalla manica quello che fu l’asso vincente per l’attuale presidente. “Crooked Hillary”, come l’ha chiamata per tutta la campagna elettorale Trump, fu accusata da Comey di avere diffuso email “potenzialmente importanti” che riguardavano l’indagine alla quale la candidata presidenziale era da tempo sottoposta. Certamente fu un atto di superficialità da parte dell’ex Segretaria di Stato quello di diffondere email riservate, ma certamente non c’era nessuna prova che volesse andare contro la legge. Tanto è vero che non ci fu nessuna incriminazione. Comey dunque, seppure non fosse nelle sue intenzioni, come dimostrano i fatti di questi ultimi giorni, commise un errore nel fare una conferenza stampa senza sapere che cosa ci fosse scritto in quelle email, e compromise la campagna elettorale di Hillary Clinton che (anche per questo?) perse le elezioni. Dopo le elezioni Comey fu acclamato da Trump che lo ricevette alla Casa Bianca con tutti gli onori baciandolo e ringraziandolo pubblicamente. Cosa che probabilmente non lo entusiasmò.

Adesso che lo stesso Comey sta indagando sui legami del presidente con la Russia di Putin viene fatto fuori senza se ne’ ma. Viene semplicemente liquidato dal presidente stesso con un “non stava facendo bene il suo lavoro”. Si è autorizzati a pensare più verisimilmente: non sarà forse stato licenziato perché aveva appena chiesto più fondi per indagare su quello che ormai è stato definito il Russiagate? Cioè i legami fra Trump, il suo staff (Flynn è stato licenziato da poco proprio per la scoperta dei rapporti economici con gli alti vertici dell’amministrazione russa) e gli alti ufficiali della Russia di Putin? Le versioni della Casa Bianca su chi abbia voluto il licenziamento di Comey sono controverse. È stato il presidente stesso o invece è stato consigliato dall’Attorney General Rod Rosenstein? La portavoce di Donald Trump, Kellyanne Conway, intervistata da Anderson Cooper alla CNN e molto irritata dalle domande pungenti del giornalista, si è arrampicata sugli specchi per dare una versione meno contraddittoria possibile dei fatti, proprio mentre Trump apertamente riceveva il ministro degli esteri russo Lavrov che addirittura è apparso sconcertato nell’apprendere dalla stampa che Comey è stato licenziato. Paradossale, no? Certo è che Comey non è stato abbastanza “fedele” al presidente Trump e questo licenziamento su due piedi rappresenta anche una forma di intimidazione nei confronti di un’inchiesta che comunque procede. È interessante notare inoltre che l’altro elemento che ha fatto infuriare Trump è stato che Comey non ha appoggiato e sostenuto le accuse nei confronti di Obama di avere piazzato delle cimici nei telefoni della Trump Tower. Dunque è il frutto di una rabbia dettata dal risentimento di non potere controllare il direttore dell’FBI a suo piacimento e di non essere da lui riverito e ascoltato.

James ComeyScrive Timothy L. O’Brien sul giornale Bloomberg View del 10 maggio: «Uno dei pericoli nel tentare di analizzare i motivi delle azioni di Trump è che il pensiero razionale, quello di lunga gittata non è la caratteristica fondamentale di come si muove. Trump vuole solo approvazione, adorazione, alti ascolti. E davvero non gli importa niente della politica e dei suoi processi. Perciò cercare di capire la “strategia” o anche “la fierezza del concludere accordi” del presidente è cosa vana. Quello che guida Trump oggi e quello che lo ha sempre guidato sono due forze: autocelebrazione e autoconservazione. La maggior parte delle sue azioni pubbliche vanno considerate come il riflesso di uno o di ambedue questi bisogni».

Dunque nessuna strategia politica e neanche alcun interesse alla politica. Solo puro narcisismo che travalica le leggi e le regole. Per molti presidenti è stato creato un nomignolo che va da Tricky Dick di Nixon per i suoi mille trucchi sporchi e meno, al Teflon President di Reagan per la sua abilità di deviare con charme e ed eleganza quegli scandali che invece sembrano essere magneti per Trump. Allora, forse meglio di questi riferiti a presidenti che la politica la sapevano fare, quel Crooked riferito a Hillary, nel caso di Trump e dei suoi affari non sempre lineari che prevalgono su tutto e tutti, potrebbe adattarglisi molto bene. Ma certamente quello che tuttavia più di altri meglio gli si attaglia per la sua mancanza di interesse verso la politica e il bene comune, è il nome del veleno Agent Orange. Questa denominazione della mortale mistura che durante la guerra del Vietnam fu spruzzata sopra le foreste del paese per stanare e uccidere i Vietcong e che alla fine si ritorse anche contro i soldati americani che la spruzzarono facendoli ammalare gravemente, in concomitanza con il colore dei suoi capelli appare perfetta per questo pericoloso presidente degli Stati Uniti.

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