Angela Di Maso
Ritratto d'artista

Teatro senza gabbie

Andrée Ruth Shammah: «Il mio teatro è, lo spero, Teatro e cioè anche ricerca sociale o azione sociale ma anche molto di più. l mondo del teatro per il fatto stesso di scegliere di vivere di solo teatro è fatto da sognatori, persone piene di passioni»

Nome e cognome: Andrée Ruth Shammah all’anagrafe Ruth Andrée Shammah.

Professione: Far vivere il Teatro Franco Parenti dal 1972.

Età: 68 anni 6+8=14/1+4=5. E 5 è un bel numero.

Quando e come hai capito di volere diventare una regista teatrale? Non l’ho mai capito, lo sono diventata nel 1972 quando si trattava di mandare in scena l’Ambleto di Giovanni Testori e Franco Parenti era impegnato nelle riprese televisive del Moby Dick a Torino.

Cosa significa costruire regie e dirigere gli attori? Raccontare un testo, cercando di farlo rivivere nell’attimo della sua proposta scenica e far entrare gli attori in armonia uno con l’altro nelle parole del testo. Parole che se sono tradotte cioè tradite vanno lavorate per stare nella bocca degli attori come anche la bocca degli attori deve essere lavorata per sapersi adattare a quelle parole. La storia, raccontare una storia è quello che tiene inchiodato il pubblico. Poi c’è il piacere dell’occhio, l’agilità di una scenografia, la sottolineatura delle luci, i costumi che aiutano a far vivere il personaggio, che non lo ingabbino. Prima di tutto aiutare gli attori a diventare sempre più presenti e credibili e spesso ciò avviene insegnando loro la dizione. Non c’è più nessuno che lo fa o lo sa fare.

Il tuo film preferito? Bagdad Caffè o Harold e Maude. Pane e tulipani. Tutto Woody Allen.

Il tuo spettacolo teatrale preferito? (Fatto da lei o da altri) Diciamo che ogni volta che lo rimetto in scena mi piace rivedere i miei “Innamorati” di Goldoni perché tutto sembra semplice, fluido e pieno di vita e io so quanto lavoro c’è dietro.

Hai lavorato con tanti attori. Cosa t’hanno dato e chi ricordi con più affetto? Tutti i grandi ti danno qualcosa. Molto se sai prendere. Loro esistono. Dipende da te cos’hai saputo prendere. A parte Franco Parenti e il grande tanto amato Eduardo (ognuno di loro ha un posto speciale nel mio cuore…) voglio ricordare un gigante della scena morto da poco a cui ero legata anche da un affetto sincero: Giorgio Albertazzi. In palcoscenico è stato negli ultimi anni della sua vita un fatto così incredibile di leggerezza seguita da un niente che più pieno di così non si poteva immaginare…

Qual è il regista da cui hai imparato di più? Ho imparato da tutti. Quello che volevo fare e quello che non dovevo fare. Soprattutto Giorgio Strehler che ho seguito fino all’ultimo suo spettacolo. Ma quello che più mi ha segnato, credo sia stata quell’anima inquieta e vibrante di Patrice Cherau. Ero giovane. Sono stata la sua prima assistente alla regia. Lui il mio primo maestro. Gli ho voluto bene (ma bene davvero) e ancora mi si riempiono gli occhi di lacrime se penso alla sua morte.

Andrée Ruth Shammah4Il libro sul comodino: In questo momento Kent Haruf. Ho letto Beatitudine. Il canto della pianura. Sto finendo Il crepuscolo.

La canzone che ti rappresenta:Non, je ne regrette rien” Edith Piaf.

Prosecco o champagne? Sono astemia ma se bevo preferisco una coppa di champagne: mi piace di più la parola.

Shakespeare, Eduardo o Beckett? Eduardo.

Il primo bacio: rivelazione o delusione? Un inizio, inevitabile.

Strategia di conquista: qual è la tua? Non me ne accorgo mai: quando conquisto non c’è in me nessuna volontà di farlo. A distanza di tempo mi rendo conto, rivedendo certe foto o ripensando a certi momenti, che io ero tesa nel dire o fare quello che c’era da fare o che c’era urgenza di dire ma forse negli occhi di chi era vicino a me c’era… Io sono nelle cose che faccio.

Categorie umane che non ti piacciono? Con gli anni vorrei soffermarmi soprattutto su quello che mi piace. Ma mi fanno paura gli antisemiti perché so che vogliono la mia morte e quella di Israele.

Il tuo teatro è ricerca sociale o azione sociale? Il mio teatro è, lo spero, Teatro e cioè anche ricerca sociale o azione sociale ma anche molto di più.

Il sesso nobilita l’amore o viceversa? Dipende a che età.

Meglio le affinità elettive o l’elogio degli opposti? Nella vita i rapporti cambiano nel tempo. Si può iniziare sulle barricate e finire in armonia assomigliandosi sempre di più, è vero anche il contrario.

Costretta a scegliere: regista di prosa, cinema o lirica? La vita ha scelto per me. Io l’ho ascoltata.

Com’è cambiato il teatro dai tuoi esordi ad oggi? Il teatro non è cambiato ma il tempo che destiniamo a noi stessi sì, molto. Il numero di nozioni, piccole emozioni di cui ci riempiamo le giornate rendono il fatto teatrale meno unico o forse no! questo sbriciolamento continuo anche causato dai social può rendere il teatro ancora più centrale e importante nella vita di una città. Lo so, non è così ma potrebbe esserlo.

L’ultima volta che sei andata a teatro, cos’ha visto? Per strada con Francesco Sferrazza Papa e con Francesco Brandi (un attore-autore che sono felice di veder crescere) con la bellissima regia di Raphael Tobia Vogel. È la terza volta che rivedo lo spettacolo ed è sempre più incantevole. E giuro non è perché il regista sia mio figlio. Mi incanta proprio lo spettacolo!

Andrée Ruth Shammah6Racconta il tuo ultimo lavoro: il mio ultimo lavoro è rispondere a tutte queste domande. Lo faccio perché ho detto di sì e mi fermerò quando avrò finito ma come in tante altre occasioni dovrei imparare a risparmiarmi di più e dire anche qualche no.

Perché il pubblico dovrebbe vederlo? Il pubblico dovrebbe leggere le mie risposte fino in fondo perché sono autentica, perché ho vissuto intensamente e la mia esperienza può toccare corde e interrogativi delle persone che entrano in contatto con queste mie parole. Perché spero di non essere noiosa e non è mai tempo perso una comunicazione intima.

Il mondo del teatro è veramente corrotto come si dice? Chi lo dice? Il mondo del teatro per il fatto stesso di scegliere di vivere di solo teatro è fatto da sognatori, persone piene di passioni. In realtà c’è tanta solitudine e disperazione. Corruzione? Non capisco in che senso? “Attori anziani che stuprano giovani attrici?”

La cosa a cui nella vita non vorresti mai rinunciare. Saper amare. Sapermi entusiasmare. Sapermi stupire.

Quella cosa di te che nessuno ha mai saputo (fino ad ora).  E che non dirò!

Piatto preferito: Pane olio limone e sale ma anche pane burro e zucchero.

La morte: paura o liberazione? Verrà quando sarà il momento.

C’è parità di trattamento nel teatro tra uomini e donne? Nel teatro più che altrove. Se si pensa alla condizione delle donne nella cultura islamica. Direi che direttrici, registe, scenografe, costumiste o attrici non si devono certo nascondere dietro a un velo.

Mai capitato di dover rifiutare un contratto? Se sì, perché? Sì, ho dovuto rinunciare con un po’ di magone alla regia di uno spettacolo con Valentina Cortese a Parigi “Soirée de première” dove c’era per me addirittura una camera all’hotel Ritz solo perché dovevo aiutare Franco Parenti che stava mettendo in scena un Feydeau autore a lui molto congeniale ma era depresso per come procedevano le recite di Ivanov di Cecov e mi reclamava ogni giorno. Sono tornata. Ero utile al mio teatro e non me ne sono pentita. Un’altra volta ho sofferto di non poter seguire Patrice Chereau a Spoleto che mi voleva come assistente per il suo Marivaux solo perché il Piccolo Teatro cioè Paolo Grassi aveva litigato con lui e io dovevo sentire l’appartenenza al Piccolo. Per Grassi e Franco Parenti sarebbe stato considerato un tradimento. E io sono fedele.

Di lasciarti sfuggire un’occasione di lavoro e di pentirtene subito dopo? Il lavoro per me non è un’“occasione di lavoro da non lasciarsi sfuggire” ma un percorso che in parte determino io per quanto si possa determinare noi la nostra vita.

Cos’è un attore?  Ci sono molti tipi di attori: ci sono gli interpreti che diventano il personaggio che vogliono interpretare, sono in tanti anche molto bravi ma poi ci sono gli artisti che in scena si arricchiscono del personaggio da interpretare ma portano in scena i propri pensieri, i propri sentimenti e aspetti della propria vita. Questi artisti del palcoscenico hanno un loro modo di essere, una voce, un gesto inconfondibile ma ciò che mi affascina è che lavorando sul testo, sui pensieri del testo e sulla visione della vita che il personaggio esprime diventano quel testo, rimanendo se stessi. Vorrei scrivere un libro sul segreto del grande attore o per lo meno quello che emoziona me. Ripete ogni sera le stesse battute ma ogni sera le reinventa. Il più grande: Eduardo. Io ho avuto il privilegio immenso di lavorare con lui e con tutti quelli che amo e ho amato. In in questi anni è stato bellissimo lavorare con Carlo Cecchi.

Meglio essere: felice, serena o contenta? A volte per me è importante saper essere felice. Serena? Può accadere. Contenta, di che?

Gli attori dimenticano le battute: condannati o graziati? Quando mai? E se le dimenticano risolvono sono attori non pappagalli.

Andrée Ruth Shammah3Cosa rappresenta per te il pubblico? Il teatro vive nel presente, nella comunicazione con il pubblico. Non esiste senza. Tante persone con età, storie diverse entrano in sala e si trasformano in una unità singola che unisce e comprende tutti. Diventano il Pubblico che ride, applaude, apprezza o si annoia. È incredibile vero?

Tre pregi e tre difetti che bisogna avere e non avere per poter fare il regista. Ognuno è com’è.

Cosa accadrebbe all’umanità se il teatro scomparisse? Non può succedere. L’umanità ha sempre avuto il disperato bisogno di trovare un senso all’esistenza e questa ricerca di senso è il teatro.

Gli alieni ti rapiscono e puoi esprimere un solo ultimo desiderio. Quale? Vedere mio figlio felice sul cammino della sua vita.

La frase più romantica che tu abbia mai ascoltato in scena. Dipende da come la si dice una frase per essere romantica o no. Si può parlare di morte con allegria, parlare di allegria e comunicare un senso di morte. Può essere romantico dire con voce dolce e innamorata: “ti disturba il vento?”

La frase più triste che ti sia toccato di sentire in scena. Uguale per la tristezza. Si può rispondere alla domanda: come va dicendo benissimo e far piangere chi ci ascolta.

Gli attori vanno guidati o lasciati ai loro istinti? Guidati usando i loro istinti.

Cosa vorresti che la gente ricordasse di te? La passione. La tenacia. La coerenza ma quello tiene insieme tutto è la capacità di amare quello che faccio, le persone che ho intorno e i legami veri. Il resto sono chiacchere.

Hai mai litigato con un attore/trice per una questione di interpretazione del personaggio? Certo. Tantissimo e tantissime volte ma litigato non è il termine esatto. Diciamo discusso accanitamente senza voler cedere.

Hai mai litigato con un produttore per una questione di soldi? Io sono il produttore di me stessa e in genere preferisco non pagarmi affatto.

Andrée Ruth Shammah5Se potessi svegliarti domani con una nuova dote, quale sceglieresti? L’allegria che a volte ho paura di non avere. Diciamo la capacità di essere divertente senza dover per forza essere superficiale.

Se potessi scoprire il tuo futuro, cosa vorresti sapere? Non ho bisogno di sapere cosa aspettarmi. Vivo ogni giorno pienamente quello che la vita mi riserva e quello che sono capace di costruire nella mia vita. Una cosa mi piacerebbe vederla, il Parenti andare avanti senza di me, vento in poppa, i giovani diventare comandanti della nave.

Che cosa è troppo serio per scherzarci su? L’etica. Il rispetto della vita. I legami importanti.

Qual è il tuo ricordo più caro? Sono fortunata ne ho tanti ma la nascita di mio figlio è il più caro.

E il ricordo più terribile? I ricordi terribili si prova a cancellarli ma la morte di mia madre, quella morte, non si è ancora allontanata da me. Anche una volta che da bambina mi sono persa ed ero sola e non volevo piangere.

Parallelamente al tuo percorso artistico, trovi che in questi anni ci sia stata un’evoluzione o un deterioramento del teatro? Evoluzione certamente che rischia di diventare deterioramento di alcuni punti fondamentali che vanno scomparendo.

Il rapporto con la parola. La interroghi, la ricerchi, la domini o ti fai dominare? La parola è il centro della mia cultura, della mia storia, di tutte le mie ricerche. La interrogo nella vita, in teatro, la lavoro al fianco.

Cosa pensi delle nuove generazioni di attori che, a volte, passano direttamente dai talent al palcoscenico? Mi dispiace per loro. Si troveranno persi molto presto e senza la fatica del mestiere non c’è nemmeno la profonda gioia di questo mestiere.

Ti viene data la possibilità di presentare tre proposte di legge in materia spettacolo. Cosa proponi? 1. Rendere obbligatorio a scuola per insegnanti e allievi frequentare delle prove a teatro; 2. Dare un punteggio di valutazione artistica alto quando un maestro si fa carico di insegnare e far crescere un giovane talento e magari con più tecniche 1. Promuovere una azione coordinata fra i diversi Ministeri (educazione-estero-sviluppo economico) 2. Prevedere la detrazione fiscale per la spesa culturale dalla dichiarazione dei redditi 3. Tempi di liquidazione dei contributi.

Andrée Ruth Shammah2Cosa è necessario per un attore: memoria storica o physique du rôle? Saper usare il pensiero, saper guardare le persone in un bar e alla stazione e studiare. Studiare tanto. Studiare tutto. I testi della grande tradizione. Guardare i grandi. Studiare musica, canto, danza, acrobazia. E interrogarsi sempre.

Perché si sente spesso dire che il teatro di regia sia morto? Se ne dicono tante. A me sembra che mai come in questo periodo si vedono spettacoli di regia cioè di quella regia che sovrasta il testo in una interpretazione nuova. Non sempre mi convincono ma alcuni spettacoli sono interessanti.

I soldi fanno la felicità? Nessuno lo ha mai affermato. Alcuni scherzando rispondono no ma aiutano!

Qual è il tuo rapporto con i social network? Li ho scoperti e a volte mi hanno divertita ma con le vicende internazionali mi fanno sentire molto sola. Io poi che mi ritrovo quasi su ogni argomento dubbiosa e alla ricerca di ogni contraddizione, l’arroganza di proclamare verità assolute mi ferisce sempre. Ma sul privato a volte mi è piaciuto e mi piace il senso di comunità e di partecipazione che ci può essere con facebook. E alcune informazioni ora che non vedo più la tv.

Il tuo rapporto con la critica. Quale quella che più ti ha ferita in questi anni. Ormai ho imparato a farmi ferire solo dalle persone che stimo molto. E mi ha ferito molti anni fa Roberto de Monticelli che dopo molte critiche non positive sui miei spettacoli per il Maggiore Barbara di Shaw scrisse: «Questa volta ahimè devo ammettere che lo spettacolo è importante». Ahimè o forse ahinoi non ricordo esattamente. E mi spiegò che lui aveva avuto fino a quel giorno un preconcetto su di me e che voleva riconoscere pubblicamente che si era sbagliato. Fu doloroso essere messa di fronte a quanto il mio modo di essere, di apparire diciamo, provoca atteggiamenti e giudizi che non riguardano direttamente il mio lavoro.

Poco prima dell’inizio e poi della fine di un tuo spettacolo, a cosa, o a chi, pensi? Ogni spettacolo è una storia a sé. In genere penso allo spettacolo.

Il teatro riesce ancora a catalizzare la passione civile del pubblico in modo attivo? C’è poca passione civile autentica. C’è poco da canalizzare.

Con i tagli economici alla cultura, il teatro diventerà un’arte di nicchia oppure ci sarà una prevalenza di teatro di medio-basso livello o amatoriale? Non penso che la qualità di uno spettacolo dipenda dagli investimenti statali alla cultura. E comunque il teatro è sempre meno di medio basso livello anche perché in questi anni il denaro dedicato al teatro non è vero che sia diminuito nel suo complesso.

C’è un autore teatrale che credi sia poco considerato e che andrebbe rivalutato e rappresentato? Molti autori italiani sono bravissimi e poco o male rappresentati. Alcune volte perché il mercato fa fatica a far girare commedie nuove a volte per mille altri motivi. Ma anche grandi autori come Marivaux per fare solo un esempio si vedono poco sui palcoscenici.

Progetti futuri? Non si può pensare senza fare progetti. Io penso.

Un consiglio a un giovane che voglia fare questo mestiere. Se lo ami il teatro buttati potrai essere un attore ma se non gira e non ha talento puoi fare tanti magnifici mestieri: dal tecnico all’organizzatore all’ufficio stampa alla persona che promuove spettacoli. E scegli un teatro o un tipo di teatro in cui credere e difendilo fino in fondo.

Foto archivio Teatro Franco Parenti

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