Riccardo Dalle Luche
“Qualcuno ce l’ha con me” di Leonardo Tondo

Siamo tutti paranoici

La Paranoia. Con arte divulgativa e sapienza medica lo pischiatra romano dedica un libro a una patalogia antica e attuale, utile da conoscere anche per leggere noi stessi e i nostri tempi. Dalla psicopatologia della vita quotidiana a quella dei leader carismatici, dai sintomi iniziali alle grandi sindromi

Pochi sono gli psichiatri in grado di unire conoscenze chiare, equilibrate e approfondite con la capacità di divulgarle al grande pubblico con un linguaggio comprensibile a tutti e ricco di esemplificazioni non solo cliniche ma tratte da esempi storici e anche dall’attualità. Di questa capacità dà prova straordinaria Leonardo Tondo, uno psichiatra romano che si è sempre diviso tra la professione, l’insegnamento (a Cagliari), la ricerca (collaborazione storica col gruppo di Boston di Ross J. Baldessarini) e, appunto, la divulgazione. In questa sua ultima fatica – Qualcuno ce l’ha con me. Dal pregiudizio alla paranoia, Baldini & Castoldi, 432 pagine, 20 euro, da pochi giorni in libreria – la sua verve divulgativa è per molti aspetti facilitata dal tema, quello della “paranoia”, intesa correttamente in senso tecnico come una dimensione naturale degli esseri umani che, dal connotare aspetti relazionali individuali e fenomeni socio-politici e gruppali “normali”, s’inoltra verso accentuazioni patologiche sia individuali e collettive (di questi le maggiori esemplificazioni restano i regimi nazisti, comunisti e khmer e i genocidi del secolo scorso), fino alla franca patologia individuale che sfocia nel delirio e nei deliri condivisi tra le mura domestiche o le grandi sette. In genere la psichiatria viene chiamata a intervenire esclusivamente nei casi in cui il paranoico, da soggetto terrorizzato e “braccato” quale si sente, controagisce il proprio terrore, in una logica classica di mors tua vita mea, commettendo atti efferati rivolti ai presunti persecutori; oppure quando l’omicidio è giustificato dalla megalomania del capo carismatico e dalle regressiva condivisione del gruppo o della massa che vi soggiace. Il libro si colloca anche in un tempo propizio per la sua ricezione, visto l’attuale grande messe di nazionalismi populisti, leader carismatici e megalomani, conflitti interraziali e interreligiosi.

cop TondoLa prima parte del libro, le prime 200 pagine, sono un capolavoro di divulgazione del sapere psicopatologico e psichiatrico che passa dai segni e sintomi iniziali, alle grandi sindromi paranoicali, in campo amoroso (erotomania), ossessivo, messianico, inventorio etc., intervallando la dottrina con brevi psicobiografie di celebrità toccate in vario modo dal sacro fuoco della paranoia: da Ludwig di Baviera a Howard Hughes, David Lazzaretti, allo psicoanalista freudiano eretico Wilhelm Reich fino al mass murder fanatico Anders Breivik. Queste vicende ben note dimostrano come non sia affatto semplice giungere a un univocità interpretativa e diagnostica di fronte alle singole traiettorie deliranti. Intelligentemente Tondo elude la spinosa questione nosografica, che affascina forse solo alcuni addetti ai lavori, rinviando la storia nosografica della Paranoia, che nasce con le intuizioni e le discussioni dei grandi clinici dell’800 e giunge ai nostri giorni e al DSM-5, a un’appendice. D’altronde se, come disturbo formale caratterizzato dalla presenza di uno o più temi deliranti, la paranoia ha una sua unitarietà, diversissimi sono i temi nei quali si esprimono le certezze assolute che sottendono i comportamenti folli, e altrettanto molteplici sono le determinanti individuali, spesso fortemente plasmate dalle singole storie di vita, che portano a sviluppare o a produrre d’emblée, intuitivamente, queste certezze.

Nelle 150 pagine finali del libro invece Tondo ricostruisce, come un brillante giornalista, le molte vicende famose ed estreme (come quella di The Family di Charles Manson) e richiama innumerevoli fatti di cronaca e cronaca nera che esemplificano e riconoscono come moventi le dinamiche paranoiche. L’esperto occhio psichiatrico dell’autore scorge nascere continuamente gli embrioni di questa dimensione nella psicopatologia della vita quotidiana, ad esempio nei fenomeni del “complottismo” rispetto ai grandi fatti di attualità (morti sospette, Torri Gemelle etc.), delle intercettazioni telefoniche e dell’hackeraggio informatico, dello scontro frontale tra gruppi e bande rivali (secondo il processo che Tondo chiama pseudospeciazione, cioè creazioni di contrapposizioni su base sociale e non naturale). Ma soprattutto si sofferma sulla psico(pato)logia dei leader carismatici, gentili o autoritari che siano: ognuno di loro, infatti, per conquistare consensi e poteri, deve incarnare e sfruttare meccanismi paranoici più o meno sorretti da istanze ipomaniacali, narcisistiche, se non francamente sociopatiche, altrimenti gli mancherebbe l’energia e la motivazione necessaria per fare proseliti e creare un consenso politico necessario per governare. Quest’ultima tesi è dimostrata da eleganti analisi psicologiche delle recenti vicende politiche italiane, decisamente più acute e serie di quelle dei maggiori opinionisti televisivi.

leonardo tondoIn conclusione Qualcuno ce l’ha con me di Leonardo Tondo (nella foto) è un gran bel libro di divulgazione, piacevolissimo e facile da leggere, baciato dal dono della scrittura luminosa e sintetica: una piccola enciclopedia di tutto quello che concerne l’area semantica della paranoia. Dalla lettura si comprende molto bene come la lente deformante del delirio paranoico, studiato primariamente nei manicomi ottocenteschi, rappresenti una specie di caricatura grottesca di un modo generale di porsi verso gli altri creato dall’insicurezza e dalla diffidenza, che può applicarsi praticamente a ogni contenuto umano, e generare ogni tipo di credenza. In questo senso la paranoia ci riguarda tutti. Giustamente, dice il commento di copertina, “germi più o meno innocui di paranoia sono presenti in tutti noi: a volte ci proteggono, a volte ci infettano. Si annidano in noi stessi, negli amori gelosi, nei culti, nel leaderismo politico”: infatti in ultima analisi la paranoia riguarda l’autoconservazione, la tutela dell’intimità e dei propri sentimenti, la conservazione della propria salute, dei propri beni e dei propri privilegi e, in ultima analisi, di tutte le componenti che delimitano e costituiscono l’identità individuale e collettiva. Quando la paranoia riguarda la sfera interpersonale è implicita (o provvisoriamente sopita nell’inconscio) in ogni questione di interesse e di potere e, una volta che si rivela, finisce per innescare ogni sorta di conflitto, nel momento in cui la paura e l’insicurezza irrazionale si ribaltano in un’aggressività preventiva e difensiva.

Forse, davvero, essere immuni dalla paranoia presuppone la rinuncia a un pezzo della propria identità e individualità: un mondo senza paranoia sarebbe quello immaginato dalle utopie dell’amore universale, nelle quali tutti si fidano e amano chiunque altro, generando una cooperazione illimitata. Ma il costo di questi fantasmi felicemente regressivi è la creazione di una matrice sociale indistinta nella quale il singolo non ha più una reale esistenza; come si è visto, paradossalmente, proprio le concretizzazioni storiche di queste utopie hanno generato le più terribili delle manifestazioni paranoiche di massa, perché l’utopia è una delle più forti determinanti identitarie e, come tale, va difesa fino alla morte: o la tua o la mia.

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