Leonardo Tondo
Al cinema il remake del gorilla non più “King”

Kong e l’homo statunitensis

Il messaggio della nuova confezione cinematografica del bestione innamorato, che nonostante qualche incongruenza e punti non chiariti è un’ottimo film d’avventura, è questa volta ecologico: evitare di sottomettere la natura (o i popoli), piuttosto imparare a conviverci… I punti in comune con “La Bella e la Bestia”

Questa volta il gorilla formato grattacielo si chiama solo Kong. Per chi ama il genere (Jurassic Park, l’omonimo King, Pianeta delle Scimmie), sicuramente Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts è un’ottima pellicola di avventura su un’isola considerata deserta ma in cui si sospettano attività poco chiare. Un immancabile scienziato convince un senatore a mandare un piccolo stormo di elicotteri partendo da una base del Sud Pacifico durante la guerra in Vietnam (siamo nel 1973). Non manca l’unica donna con il ruolo di fotoreporter. Da subito si capisce che l’isola proprio deserta non è e l’ingresso in scena del protagonista, senza lunghe attese, è d’effetto. Si scopriranno poi altre creature con caratteristiche aggressive indipendenti dalle loro dimensioni. In più ci troviamo anche un reduce della Seconda guerra mondiale che vi è arrivato insieme a un giapponese, entrambi spiaggiati e con una relazione iniziale piuttosto tagliente. Il veterano chiede se sia finita la guerra e gli rispondono affermativamente ma adesso c’è quella fredda. La risposta non si fa attendere: «Hanno tolto l’estate?.

Kong 2Il messaggio del film è quello ecologico dell’homo statunitensis che vuole sottomettere la natura (e i popoli) e che invece dovrebbe imparare a conviverci in pace (con l’una e con gli altri). Sul piano esegetico, alcuni punti rimangono non chiariti. Come è arrivato lì il bestione? Perché è solo? Magari scopriamo nel prossimo film (si capisce dalla fine di questo che siamo di fronte al primo capitolo di una serie probabilmente fortunata) che tiene anche famiglia. Poi: elicotteristi abituati a Apocalypse now si lasciano troppo facilmente sorprendere dal nemico ma tant’è, altrimenti la storia non prenderebbe il suo verso. Poi, su un’isola tutto sommato non grande di cosa si nutre un omone di una cinquantina di metri di altezza? Vabbè che siamo nel Pacifico lussureggiante, ma le esigenze dietetiche del nostro non sono indifferenti e in ogni caso non è solo.

Argomento sesso (anatomico). Anche nella nudità frontale, non si vede granché. Ora, è sì molto peloso ma un indizio dovrebbe esserci. Può darsi che il presunto scarso uso (da qui l’aggressività come reazione alla frustrazione) lo abbia fatto ridurre di dimensioni fino all’atrofia oppure valga anche per i giganti gorilla l’associazione inversa con l’altezza. Peraltro, non si hanno dubbi sul suo sesso maschile perché: 1. Quando è infastidito si batte il petto in un modo che una signora eviterebbe; 2. Le spalle e i fianchi sono da palestrato serio; 3. Si invaghisce della fotografa (in fin dei conti è sempre un Kong).

Kong 4Per il momento tutto è bene quello che finisce (quasi) bene. Involontariamente o meno con La Bella e la Bestia (vedi http://www.succedeoggi.it/2017/03/il-disney/, ndr) Kong ha più punti di contatto di quanto si possa immaginare, visto il genere completamente diverso. Nel primo siamo nel musical spinto e si richiedono anche doti di regressione infantile molto accentuate (oggetti che parlano e varie magie) tanto che il fact-checking non può essere applicato. Però, il castello della Bestia è perennemente circondato dal cattivo tempo come l’isola del Pacifico, il brutto carattere ce l’hanno tutti e due i protagonisti che tutto sommato bestie sono, poi però alla fine mostrano di avere un cuore che inizia a battere di fronte alla fanciulla di turno. Benché sulle questioni anatomiche si potrebbe qui obiettare come nel caso del gorilla.

Si è detto del cammeo gay presente in questo secondo film, forse rappresentato da uno sguardo fra due uomini nel ballo finale. In realtà gli indizi evidenti ci sono da prima e si addensano sullo scudiere del bello (poi anche cattivo) di turno. Chiaro che il servitore non deve mettere in ombra il padrone però non si è mai visto un giovane gay grasso e scoordinato. Semmai difficoltà notevoli nei rapporti con le donne le ha proprio il capitano, a parole molto dongiovannesco, che rifiuta però tutte le attenzioni delle signorine del paese per interessarsi soltanto all’unica che ripetutamente lo rifiuta. Grande ballo iniziale e finale. La lezione da portare a casa è che l’aspetto minaccioso può invece nascondere delicatezze d’animo insospettate.

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