Nicola Bottiglieri
Una mattina al supermercato

Illazioni su una mela

Perché la storia è così piena di mele? Da Adamo a Newton, da Merlino a Steve Jobs, la mela è simbolo della conoscenza: per conoscere bisogna mordere. Eppure poi qualcosa di strano o catastrofico è in agguato...

Da quando sono in pensione, e ho tempo da perder, vado a fare io la spesa al supermercato e mi piace fermarmi a lungo davanti al reparto della frutta e verdure e ammirare le “nature morte” che aspettano il compratore. Osservo nei rigidi scomparti i cavolfiori bianchi dalla superficie ampia, fitta di fiorellini rugosi, il verde broccolo romano dal lungo collo, i pomodori carnosi, il colore viola delle cipolle di Tropea, la zucca arancione con i semi e i filamenti profumati, il porro che mia moglie usa al posto dell’aglio; dopo un po’ tiro via e vado alla frutta dove, tralasciando le arance, le noci, le banane, i kiwi, le pere abate o le kaiser, mi fermo a guardare le mele: la superba pink lady, la piccola rossa annurca, compagna di mille scorribande da ragazzo, la gialla deliziosa dal sapore innocente, la renetta molliccia che sembra una patata verde con il picciolo, le Fuji sciroppose e inconcludenti e mentre l’occhio saltella da uno scomparto all’altro, seguendo la scia dei colori, rimpiango i cesti dei contadini pieni di mele limoncelle che trovo al mercato di Salerno (la mia città) dal sapore aspro, piccole e compatte che quando le mordi svegliano le papillle della bocca e della lingua. E mentre osservo le confezioni di plastica che mortificano tanta grazia e sterilizzano l’allegria dei colori, la mente insegue le mele della storia.

Prima di tutto la mela di Newton, lo scienziato che ricevette una mela in testa mentre dormiva, appunto sotto un melo, e nel soprassalto dello svegliarsi intuì la legge della gravità. Poi la mela di Eva, che cambiò la storia dell’umanità, e mentre seguo il sentiero tracciato dal serpente, incontro il pomo della discordia, la mela che Paride dette a Venere, escludendo così Giunone e Minerva, che irritate dalla scelta causarono la guerra di Troia. Nella mitologia celtica, Condle, figlio del re Conn, riceve dalla Signora dell’Altro Mondo una mela che lo nutre per un mese senza consumarsi mai. In quella bretone era costume, prima di profetare, mangiare una mela, infatti il mago Merlino parlava sotto un melo. La mela cresce ad Avalon, il mondo mitico nel quale riposano gli eroi e nel medioevo gli imperatori venivano raffigurati con lo scettro ed un pomo nella mano. Mela avvelenata fu quella che la strega diede a Biancaneve, e avvelenata è anche la mela della Apple che orna il computer con il quale scrivo.

Perché dietro alle mele c’è sempre una guerra, un dissidio, una tragedia, qualche cosa di enorme, sciagurato, oltremondano? Me lo sono chiesto molte volte e l’unica risposta che posso dare è quella che suggerisce la Bibbia: la mela è simbolo della “conoscenza”. Eva diede la mela ad Adamo, dietro suggerimento del serpente, e Adamo capì di essere nudo, ossia capì la differenza fra bene e male. La domanda successiva può essere questa: ma perché la mela si è caricata di un significato così importante e non il grappolo d’uva, i datteri o la banana?

L’unica risposta che mi sento di dare è questa: la conoscenza verticale, quella intuitiva e irrazionale – alla base dei miti e della poesia – è rotonda, come il sole, la luna e la Terra. Al contrario la conoscenza logica, razionale è orizzontale, lineare e quadrata, infatti la geometria, pura creazione della ragione umana, è l’ultimo disperato tentativo di chiudere la natura in forme astratte inventate dall’uomo. A conforto di quando vado dicendo, mi viene in mente che i cinesi hanno cominicato a produrre mele e meloni quadrati, per non rubare spazio nelle confezioni. Ossia a trasformare il cerchio in un quadrato, addomesticare la natura ai fini della cultura… del profitto.

La lotta fra il cerchio ed il quadrato non finisce qui, perché se mettiamo il quadrato in un cerchio otteniamo lo spazio alchemico nel quale è iscritto l’uomo di Leonardo, figura che abbiamo sulle monete da 1 euro. Mentre due quadrati iscritti in un cerchio formano un ottagono che è la forma di Castel del Monte –fatto costruire da Federico II di Svevia nel XIII secolo – la struttura ottogonale più misteriosa d’Italia, a causa della sua geometria. Due mele sovrapposte formano il segno 8 che se viene sdraiato rappresenta l’infinito. Mentre se resta 8 verticale ha la stessa forma della clessidra e questa, sia per lo scorrere del tempo sia per la forma, ricorda il solco che fanno le scarpe dei detenuti quando camminano negli stretti spazi dei cortile del carcere.

Ma veniamo alle mele virtuali. La storia dice che il primo logo della Apple Computer rappresentava Isaac Newton seduto sotto a un albero di mele. Il disegno non soddisfò Jobs, che nel 1977 commissionò al grafico Rob Janoff una nuova immagine. Questi pensò alla mela morsicata. Morso – in inglese bite – si abbinava ai bit e ai byte del linguaggio informatico, inoltre la mela mordicchiata alludeva al peccato originale, cioè alla conoscenza e con una mela morsicata e forse avvelenata si era suicidato il grande padre dei computer, l’inglese Alan Turing che era stato condannato al carcere ed aveva subito trattamenti ormonali per essere omosessuale. Insomma per arrivare alla conoscenza bisogna mordere una mela, se questa poi è avvelenata, si arriverà alla conoscenza totale, ossia alla morte.

Alla fine di queste riflessioni, mi accorgo ancora di più che la mela è simbolo della conoscenza, che per conoscere bisogna mordere, ma appena masticata la mela della conoscenza, qualche cosa di strano o di catastrofico è in agguato. Lo stesso succede quando io “mastico” il computer. Subito ho a disposizione la “conoscenza totale” quella dimensione catastrofica del sapere tipico della nostra società. Sappiamo tutto di tutti, in modo istantaneo e compulsivo, tanto che non sappiamo più come distinguere le cose buone dalle cattive, quelle che ci servono da quelle che non ci servono. Un diluvio di frammenti del sapere insaporiti dalla fretta ci sommergono, trasformandoci in enciclopedie ipernutrite ma inconcludenti.

E parlando di catastrofe mi accorgo che i prezzi della frutta e verdura sono saliti molto, a causa del freddo eccezionale del mese di gennaio, che sono fermo da un bel po’ di tempo davanti agli scomparti delle mele – mentre dietro si è fermata una fila di casalinghe armate di carrelli spazientiti – vedo che è tardi e devo ritornare a casa. Mia moglie mi chiede perché ci metto tanto a fare la spesa e perché compro sempre le pere, mentre a lei piacciono le mele. Lei non lo sa ma le mele da un po’ di tempo mi fanno paura!

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