Ilaria Palomba
A proposito di "Padania"

L’arte del fallimento

Nel suo nuovo romanzo, Massimiliano Santarossa racconta la storia di una famiglia in frantumi, di una coppia in frantumi, di un uomo in frantumi e di un'Italia in frantumi

Massimiliano Santarossa con Padania (Edizioni Biblioteca dell’immagine, 2016, pp. 351, euro 14) ci consegna un lavoro stratosferico che consta di quattro parti più un prologo e un epilogo. La storia di una famiglia in frantumi, di una coppia in frantumi, di un uomo in frantumi e di un’Italia in frantumi. Tra gli spunti letterari e saggistici: Petrolio di Pasolini, La possibilità di un’isola di Houellebecq, Il capitale del XXI secolo di Pichetty.

Uno scrittore famoso e stanco persino del successo, con alle spalle la recente morte di una figlia e il conseguente matrimonio che va verso una silenziosa dissoluzione, viaggia per il Nord Italia incontrando in ogni essere umano una forma di resa.

Il protagonista, Max, è un alter ego dell’autore, e vive la disillusione della gloria. In qualche modo si fallisce sempre. Persino il successo è una forma di fallimento. Si fallisce perché non si può evitare la fine delle cose, la fine del desiderio, dell’amore, della giovinezza, del talento, la fine della salute, della speranza, la fine dell’illusione, dell’esistenza. Il senso della vita pare non essere altro che un eterno finire.

massimiliano santarossaI dialoghi feroci con la moglie Anna, sulla fine di un amore, non si sa quando, non si sa come, né per colpa di chi, le reciproche accuse e il rimanere insieme in fondo solo per salvaguardare il futuro del figlio Giulio. O forse no, forse non è solo questo. Forse si resta perché ci si arrende al disamore, all’inevitabilità del precipitare di tutto in una dimensione di stasi e non rischio. Dopo le infinite delusioni della vita, solo smettere di credere nella vita può salvare dall’ennesima delusione. Eppure non salva. Ci si consacra al massacro, una prigione di specchi in cui la coppia diviene l’esasperarsi della dinamica vittima-carnefice.

Ci sono gli incontri con donne del passato. Quarantenni che sembrano ventenni, piene di lifting e plastiche ovunque, dove il corpo di plastica diviene il biglietto d’accesso a una classe sociale più alta. E gli incontri fortuiti sui social network, sconosciute con cui confidarsi e aprirsi come non si fa con chi è realmente vicino. Ci sono le strade, le piazze, i paesi, gli ospedali. I dialoghi sospesi e struggenti con bambini senza futuro. Ci sono le feste borghesi delirantemente estreme quanto noiose, noiose come le orge in cui si finisce per schizzare il proprio seme in culi qualsiasi. Le parole sacre di troie paragonate a Cristo che, crocifisse dalla carne, pregano facendo pompini e rivelano che tutte le donne sognano di essere violentate.

Violentate sono le città che trasudano cemento, le stagioni che ripetono un caldo inumano, le architetture tristi, i corpi tutti uguali, le generazioni di plastica, il dilagare dell’analfabetismo, l’educazione e la cultura sostituite dal dio-smartphone, dal dio-automobile, dal dio-denaro.

Padania di Massimiliano SantarossaE infine il viaggio con il figlio, quello che rimane. Perché nonostante la morte, il dolore, la perdita, l’abbandono, il rapido sgretolarsi del tessuto sociale, c’è ancora chi resta. Resta chi ama e resiste, in qualche modo l’amore, anche se non è come nelle fiabe, è doloroso come un cancro, va preservato dall’alienazione. Va tenuto conto del sacrificio. Così il successo perde ogni importanza dinanzi all’unica vera possibile salvezza: le parole, e sono loro, le parole, a tramandare di generazione in generazione quel che resta dell’uomo in un tempo dove tutto è quantificabile, calcolabile, acquistabile e consumabile.

Un’odissea postmoderna della dissoluzione umana e sociale, un realismo narrato con toni apocalittici, un romanzo sperimentale gravido di inserti saggistici, note, fotografie, stralci provenienti da altri testi dell’autore stesso. Una storia cinica e nichilista ma poi in fondo colma anche di pietas e umana compassione.

Le note sono importanti, vanno lette, perché testimoniano, con dati alla mano, fino a che punto la decadenza, culturale ancor prima che economica, abbia frantumato il Paese.

«Dopo quanto tempo sei stato attratto da un’altra donna?»
«Qualche anno.»
«E dopo quanto mi hai tradita?»
«Cosa vuol dire, tradire?»
«Max, sei davvero un piccolo ipocrita.»
«Lo siamo tutti. Sempre. Con noi stessi.»
«Sei peggiore di quelli che critichi nei romanzi, sei peggiore dei tuoi stessi fantasmi. Puoi anche andartene di casa. Io e Giulio ci arrangeremo, come sempre.»
«Hai tradito anche tu, Anna, anche tu.»
«Con la lontananza, Max, quando mi hai sostituita con i lettori. Quando loro sono divenuti più importanti di tutto.»

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