Loretto Rafanelli
“Lezioni elementari” di Roberto Mussapi

Ricordare per sempre

Il poeta legge domani a Milano il poemetto che ha dedicato alla figura di Gabriele Minardi, il suo maestro delle elementari, guida quasi paterna, centrale per la sua formazione. Memorie che diventano manifestazione dell’anima…

Si torna a parlare dell’esile e intenso libretto di Roberto Mussapi, edito da Stampa 2009, nella collana curata da Maurizio Cucchi: Lezioni elementari. Monologo sul maestro Gabriele Minardi. Se ne riparla appunto perché questo poemetto, che riporta l’autore a momenti decisivi della sua vita, fissi nella sua memoria, che si fa stupefacente nel ricordo particolareggiato di tanti episodi tra i banchi della Scuola elementare di Cuneo, in Corso Soleri, a cavallo del ’60, sarà protagonista dell’incontro che si svolge domani a Milano, alla Casa della Poesia (via Formentini 10) alle 19,30, voce recitante quella dell’autore, introdotto da Maurizio Cucchi e Milo De Angelis. Il poemetto, che data la diversità di scrittura, così confidenziale, non poteva rientrare in qualche raccolta, si presenta come uno scritto necessario, una esigenza dello spirito, una manifestazione dell’anima. Già in varie occasioni Mussapi ha parlato di questo grande maestro che lo aveva indirizzato alle grandi letture, che aveva vissuto e raccontato la guerra partigiana, che aveva favorito negli allievi il lato fisico-sportivo, calcio o lotta che fosse, secondo i rigidi canoni della correttezza. Insomma, una figura centrale nel processo educativo e culturale del poeta. Perché quel maestro così diverso, così esemplare nel suo slancio educativo, laico ed equilibrato, faceva leggere ai suoi ragazzi Fenoglio, Montale, Hemingway, Ungaretti, Garcia Lorca, Steinbeck, Verga. Un insegnante che non solo aveva appreso, pensiamo, l’importante lezione di Maria Montessori, ma era andato sicuramente oltre, con quella sua volontà di fare della letteratura una parte essenziale della vita degli allievi.

La figura di Minardi appartiene a quelle, credo, scomparse per sempre, e quel complesso di Telemaco, di cui scrive Massimo Recalcati, secondo cui nella società contemporanea urge la necessità del ritorno del padre che permetta la filiazione simbolica, si spiega anche, oltre che con la mancanza di una autorevole figura paterna, con l’assenza di figure di riferimento nel mondo educativo esterno
alla famiglia. Anche per questo l’incontro di giovedì vuole essere un omaggio della Casa della Poesia di Milano alla scuola elementare come elemento fondativo nella formazione della civiltà.

Mussapi in questo aureo poemetto non solo si rapporta a un decisivo ricordo, ma riporta fatti, sentimenti e personaggi di quel lontano mondo: le amicizie, i tanti nomi (Pintus, Dutto, Odasso, Silvano Calcagno, Boetti…), le lotte, le furibonde partite di calcio in piazza Martiri della Libertà (e non piazza Regina Elena, diceva Minardi), con quell’unico goal segnato, i
 negozi dei genitori dei ragazzi nel centro di Cuneo, le madri all’uscita della scuola. Mussapi evidenzia una memoria eccezionale, i ricordi esatti di tutti i suoi compagni di classe sono una cosa incredibile a tanti anni di distanza, anche questa memoria favorita dal maestro, che «aveva insegnato a ricordare, a ricordare sempre».

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