Paolo Petroni
A proposito di "Io sono con te"

L’odissea di Brigitte

Melania Mazzucco racconta la storia di una donna congolese vittima di violenza e indifferenza nel suo paese come in Italia. Una vicenda drammatica dalla quale è difficile, poi liberarsi

Si sottointitola “Storia di Brigitte” questo nuovo libro di Melania Mazzucco, Io sono con te (Einaudi, pp. 260, 17,50 euro), storia di un’infermiera congolose, Brigitte Zebè Ku Phakua, che è arrivata a Roma, senza saper nemmeno dove sia, e ha perso tutto (tutto nel senso più completo e letterale), dopo aver passato esperienze terribili prima di riuscire avventurosamente a fuggire per non aver eseguito gli ordini della spietato regime del suo paese, che voleva sopprimesse tre ricoverati feriti dopo una manifestazione antigovernativa. E pesantissimo è stato anche il suo soggiorno in Italia, pur se in fondo fortunato.

Oggi che tutti scrivono noir come per una moda inarrestabile con l’alibi della denuncia sociale, creando situazioni poliziesche che puntano alla tensione, alla suspance d’effeto, questo romanzo dovrebbe insegnare che non c’è bisogno di far denunce programmatiche o esplicite, che il noir è nel quotidiano, a saperlo vedere (prestando magari attenzione a una donna seduta su una panchina alla stazione) e basta raccontare semplicemente, sapendolo fare, ovvero facendo vera letteratura, per ottenere effetti molto più profondi e duraturi.

La forza di un vero scrittore sta nella sua capacità di coinvolgere il lettore e suscitargli emozioni e quest’arte, di cui Melania Mazzucco è maestra, può davvero fare che un libro cambi qualcosa, susciti interrogativi, provochi crisi di coscienza, dia fastidio, induca a cercar risposte. Per questo il suo precedente romanzo Sei come sei, sugli scompensi e i guasti sentimentali che crea una società che non accetta e ostacola gli amori tra persone dello stesso sesso, ha fatto tanto rumore, ha scandalizzato gli integralisti (quelli che vorrebbero che tutti per forza si adattassero alle loro idee e alla loro morale) ma sicuramente ha lasciato, in chi lo ha letto, una traccia profonda, un seme e un lievito.

io-sono-con-te-melania-mazzuccorLo stesso pensiamo accadrà ora con questo nuovo (con meno scandalo, mentre dovrebbe farne molto di più!) che pur essendo una cronaca, di altissimo livello, è un romanzo per qualità narrative, per struttura e attenzione alta alla lingua, apparentemente semplice e immediata grazie a quanto vi è stato lavorato sopra per pulirla all’estremo, così da renderla altamente comunicativa e insinuante, poetica sino a riuscire a commuovere, anche mettendosi l’autrice in gioco personalmente. Io sono con te: le pagine finali su come la scrittrice e Brigitte debbano reciprocamente farsi comprendere e abitare dall’altra, gli occhi negli occhi, su come Melania confessi di sé per far capire come fosse pronta a cercarla e a riconoscersi in lei sono di una verità cui riescono ad arrivare solo la poesia e la capacità di spogliarsi di sé. «Sarà solo perché lei sarà stata se stessa con me, e anch’io con lei. Allora io potrò essere anche lei e riuscirò a trovare le parole».

La storia di Brigitte quando la si comincia a leggere non la si lascia più, con le pene passate per tornare a aver voglia di sopravvivere pur nell’assoluta mancanza di ogni cosa e di denaro innanzitutto; l’odissea per riunirsi ai suoi figli; l’importanza, la dedizione, la carica umana e l’impegno personale di chi sceglie di lavorare in strutture come il Centro Astalli che talvolta, invece di venir sostenuto e aiutato, trova ostacoli paradossali; l’istintivo sospetto della gente specie verso una persona di pelle molto scura (razzismo?): tutto questo e molto altro incide sulle nostre coscienze mentre lo scopriamo in queste pagine, con alcune molto dure e di violenza su quel che a Brigitte è accaduto in Congo, e altre meno di violenza diretta ma non meno aspre e dure su quel che le è accaduto vagando come un fantasma tra le panchine davanti alla stazione Termini e quelle di Piazza Venezia, mangiando dai bidoni della spazzatura, mentre le persone, noi, continuavano a fare la loro vita sideralmente distante.

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