Marco Fiorletta
A proposito de "I sicari di Trastevere"

Il fango del Tevere

Sellerio ristampa un "giallo" di Roberto Mazzucco ambientato nella Roma post-unitaria. Dal quale si scopre che dalle nostre parti l'omicidio politico ha una lunga tradizione

Trastevere alla fine dell’Ottocento non era il quartiere turistico di oggi. Tra i suoi vicoli si aprivano le botteghe degli artigiani, le osterie dove si annegavano nel vino di pessima qualità i dispiaceri della vita. Era il posto dove i ricchi andavano a vedere i poveri e le loro case abbarbicate l’una sull’altra. Ed era il posto dove si annidavano i fieri oppositori del regime papale. Quartiere che dette alla causa giovani vite che in cambio non ricevettero nulla o molto poco. Con l’Unità d’Italia non si ottenne nemmeno il minimo sindacale come il diritto di voto universale. La trasformazione di Roma nella Capitale d’Italia, nel contempo, dette qualche speranza di crescita e di creazione di posti di lavoro affinché si potesse adeguare la città ai nuovi bisogni. Creazione di nuovi palazzi per ospitare i ministeri, nuove case per un ceto medio nascente e di conseguenza tutto ciò che ruotava intorno a questa trasformazione. Date le premesse, non potevano mancare gli speculatori, italiani e stranieri, e con loro le banche (che avevano fiutato l’affare che sarebbe potuto durare a lungo).

i-sicari-roberto-mazzuccoAll’interno di questo panorama si iscrive la venuta a Roma di un giovane giornalista milanese della famiglia Sonzogno, Raffaele. A Milano erano già proprietari di un piccolo impero fatto di tipografie e case editrici letterarie e musicali, ma nonostante l’estrazione, il giovane Raffaele aveva le idee ben chiare e ben schierate. Intravide subito i pericoli della speculazione a Roma: allora si parlava di deviazione del Tevere, e non perdeva occasione per denunciarlo dalle colonne del giornale che aveva fondato, La Capitale. Entrò in contatto con l’ambiente dell’opposizione, con quei trasteverini che si schierarono con Garibaldi e tra di essi con Giuseppe Luciani di cui diventò mentore ma da cui venne tradito a livello personale. La sera di sabato 6 febbraio 1875 Raffaele Sonzogno viene ucciso a coltellate nel suo ufficio nella redazione de La Capitale.

Sarebbe stato ovvio indirizzare le indagini sul versante dell’omicidio politico ma, guarda caso, il potere dell’epoca scelse di privilegiare la pista della vendetta personale. Gli autori materiali non fu difficile scoprirli ma la verità, come abbiamo sperimentato anche nel secolo e passa seguente, rimase nascosta nelle pieghe dei soldi che venivano investiti nella costruzione della nuova Roma. Mancò la volontà politica, come si dice, di indagare più a fondo e più in alto, si volle ridurre il tutto a una questione personale, di vendetta, di donne e di corna, volgarmente parlando. Così si colpivano anche quegli ambienti di opposizione che iniziavano già a dare fastidio al nuovo potere che si era instaurato a Roma. L’autore tratteggia bene i personaggi e l’ambiente in cui si muovono, le difficoltà e le speranza frustrate dei trasteverini e dei romani tutti per non parlare degli italiani che con l’unità d’Italia avrebbero dovuto vedere un nuovo mondo ma spesso si sentivano di aver solo cambiato padrone.

Roberto Mazzucco (1927-1989) ha tratto da una storia vera un giallo-storico degno di essere letto, I sicari di Trastevere Sellerio 2013, 275 pagine 13€. Spiace che l’autore ci abbia lasciato solo un libro essendo stato un autore teatrale e storico del teatro.

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