Francesco Arturo Saponaro
Notizie dalla Biennale Musica /2

Le note della contemporaneità

Quattro operine da camera prodotte da nuovi talenti, il concerto del Sentieri selvaggi Ensemble e il sestetto statunitense Bang on a Can All-Stars in un itinerario espressivo che ha esplorato differenti linguaggi musicali

In questi ultimi anni la Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, ha introdotto per tutti i settori dello spettacolo il progetto Biennale College. Mediante un bando internazionale, si selezionano nuovi talenti ai quali si offre di lavorare, sviluppando le rispettive proposte in appositi workshop e laboratori, a diretto contatto con prestigiosi docenti che li guidano verso la messa a punto delle rispettive idee. Per il 2016, edizione n.° 60, il bando ha portato a individuare quattro operine da camera su un soggetto comico, parodistico, o surreale, da allestire a basso costo nel cartellone della Biennale Musica che si è conclusa ieri, 16 ottobre. I quattro lavori prescelti sono stati presentati in due serate, a distanza di una settimana; ne abbiamo visti due.

In Troposfera – musica di Francesco Ciurlo, libretto di Tobia Rossi, regia di Maria Concetta Gravagno, scenografia di Andrea Colombo – la protagonista Isa sviluppa un’avversione verso l’ambiente familiare, che la conduce a volare superando la forza di gravità, e ad abbandonare la superficie terrestre in barba agli appelli disperati di genitori e fidanzato. Una partitura dalla vocalità impegnativa, ben assolta dai cantanti e dall’Ensemble Biennale College. Trascrizione di un errore – musica scene e testi di Alexander Chernyshkov, drammaturgia di Isabelle Kranabetter, regia e scenografia di Wolfgang Nägele – è un’ideazione meta-teatrale: la vicenda è l’allestimento dell’opera, con cantanti e strumentisti che recitano se stessi. Convinti del loro gioco teatrale, e convincenti, tutti gli interpreti in blocco.

Intrigante come ogni loro esibizione il concerto del Sentieri selvaggi Ensemble, per l’alta qualità esecutiva che lo distingue. Interamente riservato alla musica italiana contemporanea, il programma ha offerto una carrellata di autori e generazioni diverse, dagli anni Sessanta del Novecento a quelli più vicini. Un viaggio fra alcuni dei modi possibili di scrivere musica, oggi. Il che è nello spirito costitutivo di questa formazione, nata nel 1997 a Milano proprio con l’intento di incoraggiare l’avvicinamento del pubblico alla musica contemporanea. E, per farlo davvero, e porgere all’ascolto in condizioni favorevoli i linguaggi odierni, fin dall’esordio Sentieri selvaggi si caratterizza per la breve illustrazione che immancabilmente precede ogni pezzo, a opera del direttore dell’Ensemble e direttore artistico, Carlo Boccadoro. Agile e godibile il programma, anche per l’accostamento di proposte diverse, tra le quali ricordiamo almeno la dirompente energia di Soul Brother n.1 dello stesso Boccadoro, la raffinata scrittura di Francesco Antonioni in Da cosa nasce cosa, la fascinazione timbrica di Come dura pietra di Filippo Perocco.

Incuriosiva molto, dopo Sentieri selvaggi, il concerto del sestetto statunitense Bang on a Can All-Stars, che nel Teatro alle Tese ha presentato una selezione del suo progetto multimediale Fields Recordings, locuzione con cui si vuole indicare la relazione con registrazioni raccolte sul campo. Fondato nel 1987, il gruppo si è dedicato a esplorare nuovi territori, accostando liberamente linguaggi e generi differenti, ma partendo da materiale preesistente. In altri termini, il gruppo ha chiesto a compositori di varie tendenze musicali di «… trovare la registrazione di qualcosa che già esiste – una voce, un suono, uno sbiadito frammento di melodia – e poi di scrivere un nuovo pezzo intorno a esso». L’intento creativo del gruppo è quello di colmare, grazie anche all’impiego di materiali visivi spesso di archivio, la frattura tra il passato e il futuro, tra il presente e l’assente, tra il visibile e l’invisibile. E la profonda diversità culturale e identitaria degli autori coinvolti alimenta un itinerario espressivo che attraversa territori molto diversi, dal minimalismo al rock all’elettronica, dalla musica per film a quella creata in sintonia con performance figurative. Molto interessante, anche per l’eccellente qualità dei sei interpreti.

 

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