Leone Piccioni
“Vita da cani e da preti” del ‘95

Don Fuschini ritrovato

Una “penna cicalona” quella del sacerdote romagnolo le cui opere suscitarono una certa attenzione al tempo della loro pubblicazione. Ora allegra ora impegnata in temi ardui come quello della morte, si offre ancora oggi piacevolmente alla lettura. O rilettura

Cito da un libro: «La padrona chiama l’anima del marito: “Tu dove sei?”. “Sono qua in eterno”. “Stai bene?”. “Ma certamente meglio che con te”. “Sei dunque in Paradiso?”. “No, sono all’inferno”». Il libro è quello di Don Francesco Fuschini, Vita da cani e da preti, nel quale insieme al parroco protagonista recita una gran parte il cane di nome Pirro. Il libro è del 1995, edito da Marsilio. Don Fuschini, romagnolo al cento per cento, aveva scritto altri libri, per esempio L’ultimo anarchico nel 1980 che Prezzolini definì il romanzo del «migliore degli scrittori cattolici italiani». Una italianità che naturalmente comprende il sangue romagnolo di chi è stato anche parroco nella campagna vicina a Ravenna dal 1945 al 1982. Ricordando anche Parole poverette del 1981, si può dire che si crea un certo interesse culturale e giornalistico per lo stile di Don Fuschini e del suo spirito ora allegro, ora vicino alla morte: un prete talvolta intransigente, talvolta fra quei preti che lasciano passare facilmente. Un giorno però Don Fuschini incontra un frate in jeans e subito va a leggergli le disposizioni della regola: «I frati abbiano una tonaca con il cappuccio e una senza il cappuccio, il cingolo e i sandali. Sia loro concesso di rattopparle con stoffa di sacco».

Don Fuschini suscitò tanto interesse che Papa Giovanni Paolo II lo volle incontrare. Ecco il racconto del nostro autore: «Il Padre apre il discorso in prima fila… tanta gente sfila davanti a lui e con lui si intrattiene. “E questo, Santità, è il prete romagnolo”. Il Papa mi traccia un segno di croce sulla fronte. “Figliolo – mi dice con accento polacco – ho letto il tuo libro e ho speso molto tempo perché certe parole non le ho trovate nel dizionario”. “Per forza Santità, – puntualizza Padre Rotondi – il prete scrive in dialetto romagnolo”. Il Papa ripete: “Romagna, Romagna”… Sento il Vescovo sulla mia mancina che parla al segretario: “Guarda quel prete lì. Guardalo bene. Con quella faccia da balordo ha scritto pagine che tengono il chiodo”».|

cop-fuschini«Mi stringo al petto il pensiero della morte. Stop. Per tutti. Per tutto. Anche la morte muore: fine comunitaria. E poi morire è niente, è finire di nascere. Vieni buona morte. Pago il conto al barbiere e al confessore, dò uno scappellotto a Pirro e buonanotte». «La morte, per Tonino Guerra, non è noiosa perché bussa una sola volta. Ma neanche la vita è noiosa: volta la pagina e l’uomo che rideva è mozzicato dai guai».

Don Fuschini ama il vino e recita il Salmo 103: «Il vino rallegra il cuore dell’uomo». «Quando penso che il primo miracolo di Cristo ha convertito l’acqua in vino, ne berrei una botte». Scrivendo si occupa un po’ di tutto, di politica, di teologia e con tutto esamina l’animo dell’uomo: «Ho scovato l’amore nel fondo di ogni uomo. L’anarchico che si spolmonava: “Accoppalo che è un prete” non aveva il cuore di ammazzare una mosca”. Riconosce Don Fuschini che «la sua penna è cicalona» e così tocca anche un importante uomo politico italiano: «Adamo, guarda l’Italia… ce n’è uno solo, uno solo e lo vedi, un ometto di poca statura che non conosce né il no né il sì, ma solo il ni. Occhi con dentro le cose che la bocca non dice… l’Adamo italiano è l’onorevole Andreotti. Non si può sbagliare».

Sulle cose del Parlamento ha un altro episodio da raccontare: un senatore sta parlando di un collega che ha dietro di sé, di cui non conosce il nome e al quale vorrebbe riferirsi. Pare abbia detto: «e ora la Camera mi conceda cinque minuti per rispondere al mio onorevole di dietro». Nel campo politico Don Fuschini è molto interessato alla figura di Gorbaciov: «La sera che alla televisione ascoltai il discorso di Gorbaciov sulle dimissioni, mi sentivo dentro un magone grosso e le lacrime pungevano per venir fuori… Mi frulla in testa l’idea di scrivere una letterina a Gorby: “Caro amico, un prete romagnolo è vicino a te nel tuo patire”».

don-fuschiniNotevole interesse Don Fuschini dedica anche ai proverbi: molti ne esamina e la gran parte molto noti: «Quanto più conosco gli uomini, tanto più ammiro i cani». «Tutto muore al mondo, tranne la morte». Ancora: «Chi dice leccapiatti al gatto non lo calunnia».
«Un tempo le parole avevano vita più lunga dei fatti. Dico amore e c’è dentro la storia degli uomini, degli animali e delle piante. Ho veduto io con questi occhi una rondine che spartiva in quattro un pezzetto di ciccia per imbeccare i piccolini. Una festa in famiglia». Che tempi trascorrono tra queste pagine, quante persone, anche amori, quelli che non si possono arrestare… «Che prova per mia madre aver messo al mondo uno che interpreta storie, risuscita morti, ronza atttorno a segreti sepolti… mangio più ricordi che pane».

Non c’è da parte mia nessuna intenzione di inserire Vita da cani e da preti nel novero di volumi importanti del ‘900. Questo libro l’ho ripreso in mano un po’ per caso e un po’ perché all’improvviso mi sono accorto di aver dedicato a suo tempo più di un articolo a Don Fuschini. È stata una piacevole rilettura che mi è stata utile anche a vincere la noia. «Scappo da questo mondo senza anima in cerca del paese perduto dove la foglia che cadeva faceva notizia».

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