Selene Baiano
Tra il mito e la sorpresa

Le lame d’Irlanda

Joyce e la Guinnes, la natura possente e i turisti vocianti; echi di letteratura e sconcerti del vento e delle onde. Cronaca (personale) di un viaggio fatto in Irlanda in cerca di pioggia

Eh, la mia Irlanda è stata… tantissimo! Si è presentata come un mosaico di tasselli verdi squadrati e ripetuti, sotto un cielo azzurro e limpidissimo. Mi ha fatto acclimatare concedendomi due giornate a Dublino di tempo meravigliosamente soleggiato e terso. La capitale è magica. È colorata, caotica ma precisa, varia ma costante, allegra ma malinconica. Ti nutre di incomprensibili bontà e ti disseta con una birra che sembra caffè, succo di frutta e cenere allo stesso tempo. La Liffey è una contadina elegante, con le mani sporche di terra ma il cappellino buono la domenica; lo Spire è lo stuzzicadenti delle nuvole, e se vuoi sentirti immediatamente più intelligente basta che entri nel giardino del Trinity College e ti guardi intorno, sentendo sotto ai piedi un’erba morbidissima che però (dannazione-non-me-n’ero-accorta!) non si può pestare. Si respira The Dubliners di Joyce ad ogni angolo e ti sembra di essere a casa ma anche profondamente solo.

onde d'irlandaDopo un paio di giorni mi sono spostata a Galway sulla costa ovest, adorabile ma dannatamente turistica, piena di italiani, francesi e spagnoli urlanti, ma mai quanto gli irlandesi doc, dalle guance rosse e i movimenti grossolani. Facendo base lì ho visitato il Connemara, le Cliff of Moehr, le Isole Aran, quella natura lì, così diversa e di cui avevo così voglia. E proprio quel tipo di natura mi ha sconvolta. Ho pianto sulle scogliere e mi è venuto il batticuore davanti all’oceano. Non so se si può parlare di sindrome di Stendhal anche per i paesaggi – non credo – però è esattamente quello che ho provato. Arcobaleni proprio come li disegnavo da bambina: una perfetta curva a 180 gradi appoggiata sul mare; onde alte 30 metri incazzatissime che schiaffeggiano scogli che sembrano lame; un vento talmente furioso che avrebbe potuto decapitarti ma che allo stesso tempo sembra l’asciugamano della mamma che ti agita e strofina forte dopo il bagnetto, e tu sei lì dentro che ti scompigli tutto e non ci capisci più niente, ma percepisci solo che è un abbraccio bellissimo.

Ho visitato Limerick e Kilkenny, messo e tolto la giacca un numero di volte tendente a infinito, mi sono completamente infradiciata dalle ciglia ai talloni, ho parlato del rigore di Zaza con Mr Frank davanti a una Guinness e un fish and chips, fatto ore di viaggi su pullman comodissimi, “salvato” un bambino che aveva perso la mamma, cristonato negli ostelli (non ho più l’età), rischiato di essere investita mille volte perché guardavo dalla parte sbagliata attraversando la strada, ascoltato musica tradizionale (molto molto gradevole ma in dosi limitate) e cenato alle 17. Ho visto le nuvole correre più veloci di Bolt, i prati perfetti sempre e ovunque, una miriade di mucche dal manto incredibilmente lucente (mi ha sconvolto la loro bellezza) e esili pecore belanti. Ho scoperto che il verde può avere qualcosa tipo 60 tonalità ed essere sempre il mio colore preferito, che il gaelico è impossibile da comprendere e che la Guinness crea dipendenza. Non ho incontrato fate ma secondo me mi sono passate vicine più volte…

Insomma.. È stata tantissimo…

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