Erminia Pellecchia
Da Rudolf Nureyev a Vladimir Vassiliev

La danza verticale

Inizia il “Premio Positano premia la danza Léonide Massine”: più un gala che una passerella di stelle. Da oltre quarant'anni la grande arte si arrampica tra il mare e la roccia

«Il mondo della danza è una fiaba. Una fiaba che si ripropone all’infinito, storie che si ripetono nel tempo, fantasmi che si inseguono, protagonisti che si alternano. Un mondo variopinto, variegato, fascinoso». Lo ripete spesso Beppe Menegatti, che quel mondo lo vive dalla polvere di un palcoscenico e che lo condivide con la moglie, Carla Fracci, la signora indiscussa dell’arte coreutica. E, per entrambi, Positano, buen retiro da sempre, è il cuore della danza. Sarà per la verticalità del paesaggio, il volo di questo borgo che sembra nascere dalle acque per accarezzare il cielo, un luogo dove la legge di gravità non esiste, certo è che Tersicore abita qui. Su questo mare che è un pentagramma infinito, su queste onde che lambiscono la spiaggia portando l’eco dei canti delle sirene, che inebria e sollecita passi e movimenti. «Ballavo sul mare, sentivo solo il mare», confesserà Robert Parker, étoile del Birmingham Royal Ballet, al fotografo autore Alessio Buccafusca, che per anni ha immortalato il “Premio Positano premia la danza Léonide Massine”.

Quel mare a cui vuoi tornare per danzare sotto i riflettori del firmamento, la suggestione di Alicia Alonso, la stratosferica ballerina cubana che, a novant’anni, non seppe resistere al fascino di una notte di stelle in un paese teatro che non ha bisogno di teatri. L’intuizione fu di Renata Ambrosoli che, nel 1962, diede vita alla manifestazione “Scarpette d’argento”. Poi, nel ’69, il “gran sacerdote” Alberto Testa, complice l’Azienda di Soggiorno presieduta da Luca Vespoli, trasformò quell’embrione in un gala di étoile internazionali, intitolando la manifestazione al danzatore e coreografo russo, il nomade Massine che elesse a casa-laboratorio l’isolotto de Li Galli, poi acquistato da Rudolf Nureyev che se ne innamorò quando gli fu conferito, nel 1982, il prestigioso riconoscimento.

1993-maximova-e-vassilievQuarantaquattro anni, una kermesse sempre giovane, che torna quest’anno, per tre giorni (9-11 settembre), con la direzione della brava Laura Valente e la presenza degli ambasciatori della sesta arte nel mondo, testimoni della rete che si sta creando tra il Premio Positano, il Prix Benois di Mosca, Il Prix Ballet 2000 di Cannes, il Premio Equilibrio, di Roma e l’International Ballet festival di Miami. E c’è un ritorno che emoziona e che affolla la mente di amarcord: l’Oscar alla carriera 2016 è stato assegnato alla leggenda vivente del balletto russo, Vladimir Vassiliev, il “dio della danza”, lo “zar” per anni in duello con lo “scugnizzo ribelle” Nureyev. A Positano non hanno mai incrociato le spade, difficilmente li si è visti insieme, anche se c’è un piccante gossip rivelato da Menegatti due anni fa al pranzo di compleanno per i suoi 85 anni festeggiato alla Buca di Bacco, locale cult della perla della Costiera amalfitana: 1980, Festa di Corte a Mantova, entrambi chiamati a capitanare il corteo, una cena con i partecipanti, dopo vent’anni per la prima volta vicini, Rudolf salta sul tavolo come una pantera, sfida con gli occhi Vladimir che lo ricambia glaciale, fa un altro balzo e si allontana con uscita regale.

La riconciliazione simbolica avverrà dopo la morte del “Tartaro volante”: Vassiliev in pellegrinaggio in barca dall’hotel San Pietro a Li Galli, tributo tardivo al rivale che non c’è più. Lo ricorda l’amico Buccafusca che regala un altro aneddoto. Tenerissimo. È il 1997, una delle ultime apparizioni a Positano di Vladimir con la moglie e compagna di scena Ekaterina Maximova: provano un passo a due, un tango sensuale e caliente nel lembo di arenile di fronte al Music on the Roks, lui solleva quel corpo etereo e fragile da farfalla che gli si abbandona tra le braccia, poi l’adagia dolcemente al suolo e bacia la sua Katia teneramente sulla fronte sussurrando “la mia bambina”.

La maratona tersicorea inizia questo pomeriggio alle 18, con l’incontro, al Covo dei Saraceni, con Vasiliev in dialogo con Laura Valente e Alfio Agostino, presidente della giuria di esperti e consulente del Premio. Precede il vernissage della mostra “Tra i passi di un dio danzante”, allestita alla pinacoteca comunale: quaranta scatti della fotografa Francette Levieux che raccontano uno dei più grandi danzatori della storia, l’incarnazione maschile del balletto russo in epoca sovietica, il suo virtuosismo, la sua personalità eroica e romantica al tempo stesso. Frammenti di scene, da solo, con la moglie, con altre partner di rango come la Fracci e la Alonco. Una vigilia di emozioni in attesa di quelle che lasceranno senza respiro l’indomani con il tradizionale gala che neanche le burrasche – e a Positano a settembre sono frequenti – sono mai riuscite a fermare. E a cui finora nessuna star ha detto no, malgrado sia difficile mantenere la concentrazione a due passi dalla teoria di bar e ristoranti accorsati e dal vociare dei turisti.

Sì, al Premio Massine vengono tutti, i famosi e i giovani in cerca di notorietà, che qui trovano – l’esempio è quello dell’allora sedicenne Giuseppe Picone oggi direttore del Corpo di Ballo del San Carlo – una vetrina eccellente. E, poi, c’è l’accoglienza calda, il senso di libertà, il sole sulla pelle di giorno e le prove nel silenzio di un notturno a tu per tu con il firmamento, il piacere di gustare un dolce alla Zagara, un piatto mediterraneo alla Buca, un tuffo nell’oasi felice di Pupetto, lunghe bracciate in quelle acque in cui amavano nuotare Massine, Nureyev e, dopo di loro, Vasiliev, una full immersion tra le “pezze” di Brunella o Pepito. L’orgasmo dello shopping, tra i gossip che non mancano mai in questi giorni di delirio c’è quello della mamma del divino Anger Corella che nel 2004 spese 20mila euro in abiti e accessori rigorosamente made in Positano. Ed eccoci alla parata vip. Spettacolare. Sul red carpet sfileranno la “coreografa dell’anno” Marie Chouinard, la canadese neo direttrice della sezione danza della Biennale di Venezia, insieme alla francese Aurélie Dupont, “percorso artistico eccezionale nel 2016”, recentemente nominata direttrice del balletto dell’Opéra di Parigi: si esibirà con l’italiano Alessio Carbone in una coreografia di Benjamin Millepied su musica di Philip Glass.

vladimir-vassilievPoi toccherà ad Alicia Amatriain del Balletto di Stoccarda, “Prix Benois, che, insieme a Constantine Nikolas Allen, presenterà una coreografia desueta di John Cranko. Il premio “Luca Vespoli” va a Victor Ullate “per l’alta formazione”, in riconoscimento dell’importanza della scuola madrilena da lui diretta, mentre a Eric Vu-An, tra gli interpreti principali delle creazioni di Maurice Béjart, va il premio per la ripresa di un repertorio coreografico raro, quello del primo ‘900 francese. Un altro nome di spicco: Richard Bonynge, uno dei maggiori direttori d’opera e balletto degli ultimi cinquant’anni, cui andrà il premio, di recente conio, “Musica per la danza”. Infine, a Hélène Trailine, la decana della danza europea, sarà assegnato il premio “Massine Legacy”, dedicato agli artisti impegnati nella salvaguardia dell’opera del geniale coreografo. Lo spettacolo continua. Intenso. Avvolgente. Di fronte alla platea d’acqua e infinito si alterneranno i “danzatori dell’anno”: Michael Trusnovec in un solo coreografato da Christopher Gillis, Filipa de Castro & Carlos Pinillos in un lavoro di Vasco Wellenkamp, Oscar Alejandro Valdés in un passo a due con Roberta Siciliano, i campani Mattia Russo e Antonio De Rosa in una loro creazione intitolata Like Children, Maewa Cotton e Alessio Passaquindici nell’Adagietto di Oscar Araiz su musica di Mahler e, infine, Francesco Costa nel vivace assolo Les Bourgeois di Ben van Cauwembergh.

Spazio alla memoria. Domenica si chiude con il docu-corto realizzato da dieci giovani videomaker campani nell’ambito del progetto “Positano & Young”, ideato dalla Valente. Scorreranno le immagini di personaggi e luoghi, il sogno della danza, in un villaggio di pescatori lontano da qualsiasi rotta, sognato dai transfughi dei Ballets Russes di Djagilev e poi da Massine con il suo eden del balletto a Li Galli, distrutto dai marosi e dal vento, e da Nureyev, la leggenda, il divo solitario arroccato nella villa fortezza arredata all’orientale, le incursioni in paese e le ubriacature di vodka, le risse improvvise – c’è quella inedita con Zeffirelli – se beveva champagne, perché, dice Buccafusca, “le bollicine lo rendevano cattivo e guai a chiamarlo Rudy”. Ultimo flash: Rudolf al Premio, arriva in barca ricoperto da un mantello nero, un volo acrobatico di due metri per toccare riva, il pubblico stupito applaude l’”imperatore” di Positano.

La foto di Rudolf Nureyev accanto al titolo è di Massimo Capodanno. La foto di Vassiliev in prova a Positano nel 1993 è di Alessio Buccafusca

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