Alessandro Boschi
Il nostro inviato al Lido

Il Sorrentino ritrovato

The Young Pope, la serie televisiva di Paolo Sorrentino presentata in anteprima a Venezia è assai convincente. Girato con maestria (senza voler strafare) e scritto meglio: un "maestro" ritrovato

Questa mattina abbiamo assistito alla anteprima di The Young Pope, la serie realizzata per Sky da Paolo Sorrentino. Essendo noi piuttosto insoddisfatti degli ultimi lavori del regista napoletano, non vi neghiamo che ci siamo avvicinati all’operazione con qualche perplessità. Un prodotto televisivo peraltro… che per noi in realtà è una caratteristica positiva. La curiosità era tanta, anche per la scelta di un attore così denotante come Jude Law. Per non parlare dell’argomento. Ebbene, ci siamo dovuti ricredere. Al di là di qualche perplessità per un finale che in realtà è solo un cliffhanger in quanto va visto in prospettiva, The Young Pope ci restituisce un Sorrentino perduto, quello che scriveva in maniera eccellente e che girava benissimo senza la ricerca dell’assoluto. Di solito le prime puntate di una serie servono a fornire i caratteri fondamentali e fondanti, sui quali si svilupperà poi la storia. Che, ci dicono, sarà ricca di ribaltamenti prospettici, come peraltro già constatato nel finale un po’ spiazzante cui accennavamo sopra.

The young pope 2I personaggi in queste due ore circa hanno già dimostrato una notevole solidità, anche per affidati a un sorprendentemente ambiguo Silvio Orlando, a un “cristallino” Javier Càmara e a due monumenti della recitazione come James Cromwell e Diane Keaton. E se Paolo Sorrentino ritrovasse la vena perduta (non siamo molti a sostenere che l’abbia perduta) proprio grazie alla televisione? Certo che la presenza di Higuain con la maglia ancora del Napoli sulla cover del cellulare di Orlando alias cardinale Voiello deve essere stata un colpo basso e mal digerito.

In concorso abbiano poi assistito all’epopea di Dakota Fanning, interprete di uno dei personaggi più sfigati della storia dell’umanità. Protagonista di Brimstone diretto da Martin Koolhoven la povera ex bambina prodigio si trova a dover affrontare un reverendo padre che la perseguita per tutta la sua esistenza e oltre. Il film è interessante, anche se ha ricevuto qualche fischio e qualche tiepido applauso, ma non c’è dubbio che Guy Pearce abbia dato vita a uno dei cattivi più cattivi della storia dell’umanità, e al di là della riuscita del film non c’è stato nessuno in sala che non ne avrebbe desiderato la morte per tortura.  Magari con la somministrazione di qualche film di cui vi parleremo nei prossimi giorni.

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