Alessandro Boschi
Il nostro inviato al Lido

Il cinema leggero

"Piuma” di Roan Johnson è un film che affronta con levità (troppa?) il conflitto tra le generazioni. Un piccolo esempio di come il cinema può far riflettere

Il film più leggero dell’anno, come recita il lancio del film Piuma, diretto da Roan Johnson e presentato, in concorso, alla Mostra dei Venezia, è davvero un film leggero, carino, ma non per questo solo leggero, solo carino. Dimostra anzi che gli anni non passano invano per il regista nato a Londra, si capisce dal nome, e cresciuto a Pisa, si capisce dalla parlata e si capisce dai suoi film. O meglio, da questa sua ultima fatica si capisce un po’ meno, non fosse per l’accento dell’ottimo Sergio Pierattini e dalle sue smanie di andare in pensione, vendere la casa romana e godersi la campagna toscana nel suo bel casolare. Ma non tutte le ciambelle riescono col buco e, obtorto collo, nella vita del nostro, del di lui figlio ragazzo padre e di tutti i personaggi coinvolti, si sarà costretti a rivedere i programmi.

Perché le cose accadono, perché la vita non è sempre scialla e a volte ci costringe a diventare grandi ancora prima di diventare maturi. I soliti idioti che hanno gridato “vergona” per la presenza di questo film nel concorso veneziano oltre a dare esempio di maleducazione e ottusità, hanno dimostrato che per un film ci si può anche indignare. Ma al di là della leggerezza, è il caso di dirlo, del film di Roan Johnson sono ben altre le pellicole scandalose, inutili, tristi e ciononostante inflitte al pubblico. Gli anni non passano invano, cretini a parte, e Piuma dimostra che anche mantenendo un registro narrativo esile si può raccontare, e raccontando divertire, uno spaccato giovanile già osservato in altri film dello stesso autore. Qui si va però più in profondità, c’è meno retorica e i personaggi sono più costruiti. Un piccolo passo, ma in avanti.

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