Margherita Adduci
Raccontare il corpo/2

Amir

«Amir era uno di quei cani bastardi, però belli, con il pelo chiaro e i calzini sulle zampe. Si chiamava Amir, ricordava i nomi degli attentatori dell'Isis e come gli attentatori era in fuga. Ma la sua fuga era lieve»

Amir aveva iniziato a scappare dal recinto. Passava attraverso i fori. Rischiava di rimanerci secca.

Ma la sua voglia di esplorare il mondo là fuori era diventato tutto.

Amir era il cane di Alec.

Alec si aggirava per le vie del suo paese. Era schizofrenico ma non voleva prendere i farmaci perché diceva che gli annebbiavano la testa e potevano renderlo impotente. Certo lui non faceva l’amore con nessuno, ma come si dice, non si sa mai.

Alec non sapeva come fare con Amir che scappava.

Amir era uno di quei cani bastardi, però belli, con il pelo chiaro e i calzini sulle zampe.

Si chiamava Amir, ricordava i nomi degli attentatori dell’Isis e come gli attentatori era in fuga.

Ma la sua fuga era lieve.

Alec aveva paura da quando c’erano stati gli attentati al Bataclan e all’aeroporto di Bruxelles.

Nella sua testa era tutto un progetto degli alieni per riportare gli umani a cercare di volersi bene, c’era troppo odio in giro, in terraferma e in mare, ed allora gli alieni aveva progettato queste stragi per fare si che l’odio diventasse talmente famelico da finire.

Alec suonava sempre la chitarra per le vie del paese.

Lui cantava Syd Barrett in mezzo alla via.

Parlava al cielo.

Parlava in lingue obsolete ad un cielo carico di nuvole che sembrava non devono dargli risposte.

Un giorno incontrò Maggie.

Aveva i capelli blu. Disegnava manga. Ascoltava i Ramones. Maggie era solita incazzarsi come una iena con chi le dava torto, aveva un carattere orribile. Aveva costruito delle bamboline vodoo che aveva chiamato con i nomi delle persone che odiava: Rich un ragazzo con la cresta che la prendeva in giro per i suoi brufoli, Veruska una ragazzina tettona che le rubava tutti i fidanzati, Lorenz il padre che bestemmiava e beveva whisky e infine Leonard il suo professore di matematica che le diceva sempre che era un’idiota.

Beveva come una spugna Maggie.

“Ehi Alec mi fai quell’assolo di Syd?” disse  a bruciapelo a Alec  incontrato in mezzo alla via principale del paese, fatto solo di luci al neon . In un piccolo bar la gente si sbronzava e parlava di donne e calcio. I bambini giocavano a palla e si rincorrevano con le bici,mai stanchi .

“Maggie, sai ho un problema Amir scappa !!!!”disse Alec.

“Cazzo , e come mai? Ma la porti a spasso?”

“No quasi mai. Devo suonare, lo sai che ci sono gli alieni che ci stanno per colpire. E lo sai che amo Alessia  e lo sai che un giorno quando morirò diverrò un fiore“.

“Alec finiscila di dire stronzate e porta a spasso quella povera Amir” disse così Maggie risoluta, mentre i sui capelli blu scivolavano nel vento.

Maggie era un tantino macabra da quando l’idea di suicidarsi si era affacciata nella sua testa, non si sa bene perché quell’idea aveva trovato terreno fertile.

Ogni volta si trovava  in posti alti doveva fare i conti con un istinto bassissimo.

Ma in lei c’era anche la musica e la grazia e la faccia di Igor, il suo ragazzo, che menava duro sopra la batteria e le dava la mano e la faceva vivere dentro una specie di favola postmoderna fatta di concerti, birre, disegni con le matite, libri per bambini e amore incondizionato.

Un unico grande tarlo a volte si insinuava sul suo cervello puro, faceva dei sogni in cui era una porno attrice di successo e Igor soffriva di questo. Anche lei non era poi così pura ,anche lei aveva i suoi tarli e un lato oscuro, che a volte, come un vortice la spingevano in basso.

A volte semplicemente voleva morire.

Il dolore del mondo le pulsava in corpo e lei voleva andarsene.

Le venne in mente che per stare al mondo doveva trovarsi uno scopo.

Cosa le piaceva fare?

Senza ombra di dubbio scrivere.

Si iscrisse ad un corso di scrittura tenuto da un amante del rock psichedelico pieno di orecchini e piercing che forse si faceva anche di crack e  che scriveva dei racconti fantascientifici fenomenali.

Si chiamava Antonio.

* * *

Maggie dal paese andava in città per frequentare il corso.

Già durante questi brevi tragitti fatti in pullman, con gente di ogni tipo, si sentiva più lontana da quel volo sgraziato e più vicino alla vita .

Antonio in uno stanzino di un centro sociale leggeva i racconti dei partecipanti.

Oltre a Maggie, c’erano un ragazzo obeso con grandi occhiali dedito ai gialli, una signora anziana amante dell’uncinetto e dei romanzi delle sorelle Brontë e un ragazzo punk con i capelli viola che amava i fumetti .

“Maggie i tuoi racconti sono troppo lirici, dentro c’è troppo miele, troppi personaggi descritti, poca azione “diceva Antonio.

Maggie si zittiva.

Poi tornata a casa scriveva di gusto, dimenticava i voli sgraziati. la morte e  la malattia, dimenticava il male e scriveva, anche cose senza senso, anche cose che non avrebbero mai visto la luce.

. A volte si intrufolavano nel sua testa i sogni porno e conficcava aghi una volta per Veruska la tettona,una volta per suo padre ed i suoi viziacci.

Dentro di lei coltivava una sana cattiveria che la faceva stare lontano da fare cazzate.

Intanto Alec aveva deciso di portare a spasso Amir, che era felice di passeggiare a fianco al suo padrone.

Amir tirava tantissimo il guinzaglio, aveva una vivacità nel vivere che metteva festa anche nell’animo scuro di Alec.,

Mentre era a spasso con Amir, incontrò Maggie.

Aveva una birra Moretti in mano.

“Alec ne vuoi un po’? Bravo porti a spasso Amir!!!!”

“Non bevo più .Voglio stare bene. Si porto Amir, sai da quando la porto non scappa più”

“Benissimo. Sai sto frequentando un corso di scrittura. C’è Antonio il prof.   Che  odia i miei scritti, ottimo motivo per continuare a scrivere.”

“Sai Maggie anche io scrivo testi per le mie canzoni e per Alessia ed anche per qualche altra ragazza che mi è in testa, e lo sai che gli alieni ci stanno per attaccare  e che siamo senza scampo.”

“Senza scampo ci sarai tu Alec, io sto vincendo contro i mostri della mia testa ,per quelli che sono fuori lascio fare a Dio o a Budda o a Kurt Cobain, non sono problemi che mi riguardano.”

Alec e Maggie camminano un po’ nella luce del tramonto .

Una colonna sonora accompagna i loro sogni e i loro incubi, Pictures of you dei Cure.

“Questo Maggie è un racconto migliore, brava .”così dice Antonio, per la prima volta ha trovato passabile un racconto di Maggie ed è felice di dirglielo .

“Grazie, ho parlato di Alec, un mio amico, fragile come me, solo come me, vero come me,srano come me”.

“Lo possiamo pubblicare nel giornale di musica di cui mi occupo!”

Maggie è felice .

Quella sera sul pullman con un ragazzino rapper seduto vicino, una signora islamica con il velo ed un eroinomane dai capelli lunghi davanti, con delle grandi occhiaie che gli segnano il volto, con cui inizia a parlare :

“Io voglio vivere per la batteria di Igor, per il sole, per il mare, per le canzoni di Patti Smith, per il sesso e per i quadri di Picasso, per i libri che devo ancora leggere, per Amir, per i cornetti al cioccolato e per la pizza, per gli occhi di mia madre, per i gerani rossi del balcone, per la Coca Cola e per il rum, per la libertà e per i versi, per Baudelaire, per l’amicizia e per le gonne colorate e per i girasoli e per i pesci rossi, voglio vivere per scrivere di ogni giorno e di ogni notte , di ogni danza e di ogni dolore.”

“Mi sembrano tutti motivi del cazzo” risponde a bassa voce il ragazzo, rallentato dall’eroina.

Con questo pensiero Maggie torna a casa.

L’unico volo che vuole fare è verso le braccia di Igor.

E decise di bruciare le bambole voodoo.

Non perdonava i suoi persecutori, semplicemente era arrivata alla conclusione di essere più importante di tutti e che voleva scrivere.

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Mi chiamo Margherita Adduci, ho quasi 35 anni, sono disoccupata e scrivo da quando ero bambina. Ho pubblicato due raccolte di poesie: Le Cantate Della Sacra Donnaccia (Il Filo Editore ) e I Pazzi Sono Così Sinceri (autoprodotto con Il miolibro.it). Da poco collaboro con il sito Artspecialday.com.

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