Leone Piccioni
Un nuovo libro “d’autore” di Succedeoggi

L’inesauribile segreto

“Ungaretti e il Porto Sepolto”: Leone Piccioni ci regala un suo saggio inedito sulla genesi della celebre raccolta poetica a 100 anni dalla prima edizione. Ne anticipiamo alcuni brani sugli anni di Alessandria d’Egitto, decisivi nella formazione di Ungà

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio del 1888. Nasceva alla periferia di Alessandria, ai margini del deserto, con la tenda dei beduini a quattro passi da casa, in una comunità che viveva di lavoro. (…) C’è anche l’esperienza del deserto, a due passi da casa sua, che colpisce Ungaretti. Potremmo avanzare un esempio: quando Ungaretti lascia il deserto e si ritrova in guerra sul Carso, il paesaggio non è poi mutato granché. «Uno degli stimoli del mio sentirmi staccato da tutto e uomo solo – è Ungaretti che parla – in assoluto uomo solo, proviene anche dalla prossimità del deserto e dal conseguente privilegio che avevo di avventurarmi senza difficoltà nella sua desolazione. Anche solo nei pochi passi che ci potevo fare, l’entrata nel deserto, nel nulla sterminato mi sconvolgeva a fondo… Due almeno sono gli elementi che mi vengono dal deserto e sono il sentimento della solitudine irriducibile e il sentimento della schiavitù carnale. Molto Ungaretti riflette sulla luce del deserto e c’è il mistero, l’inganno, il miraggio: «Per effetto della luce e degli strati aerei in contatto col suolo percorso dal solleone poteva rimanere sospesa, capovolta una sembianza di cose felici, attorniata da giardini, con datteri rossi e datteri gialli e zampilli d’acqua impazienti. La più crudele illusione e delusione». (…)

foto porto sepoltoNella vita di Ungaretti in Egitto irromperà la figura di Enrico Pea. (…) Pea descrive così Ungaretti nel 1906: «Era un bel ragazzo biondo, qualche pelo alla nazarena sul mento gli faceva negli ultimi tempi il viso un po’ lungo. Le labbra grosse e la bocca larga e sensuale e i capelli tanti e arruffati sulla fronte spaziosa. Gli occhi celesti e mansueti tradivano la bontà del suo animo anche nell’impeto dell’ira e la poesia prendeva sempre il sopravvento sulle mosse sbagliate». «Non ho che superbia e bontà», lo dice Ungaretti più tardi nella Pietà. Sempre secondo Pea, Ungaretti era credulo delle cose più impensate. Non si meravigliò quando gli fu detto che un aeroplano con ali di marmo era atterrato in Egitto. Ma Ungaretti ha sempre sostenuto che questa era una vera e propria balla inventata da Pea. In altri momenti Pea è verace: «Ungaretti generoso non si addolorò quando levatosi una mattina dal letto non trovò più nell’armadio indumenti d’addosso e scarpe, né biancheria che un compagno al quale aveva dato ospitalità, alzandosi prima di lui gli aveva rubato». Ancora Pea: «Ricordo di averlo disarmato dalla rivoltella un giorno che preso dalle furie voleva uccidere un amico. Ma un dopopranzo, io stavo sotto l’albero del Pascià quando mi apparve Ungaretti: nella mano tremante ha un annuncio di matrimonio. Alzo gli occhi e lui piange e dice: “Era la mia fidanzata di qualche tempo fa”». (…)

Si sono nominati i fratelli Thuile, ricchi uomini francesi di grande cultura, uno dei due romanziere di successo, che abitavano in una grande villa che si addentrava un po’ nel deserto, tanto che da Alessandria ci voleva il trenino per arrivarci. Il trenino dei sassi come lo chiamò Pea nel titolo di un suo libro. La gioia maggiore di Ungaretti e di Pea stava nel fatto che la casa aveva una magnifica biblioteca, anche con le più recenti novità letterarie e Ungaretti e Pea potevano fornirsi a piene mani. Uno dei fratelli Thuile aveva partecipato alla scoperta del porto sepolto all’interno del porto di Alessandria. Era di un’epoca antica, forse sprofondato per avvenimenti climatici. Ungaretti ne trasse il titolo per la sua prima raccolta di poesie Il Porto Sepolto, ed ecco i versi datati “Mariano il 29 giugno 1916”: «Vi arriva il poeta/ e poi torna alla luce con i suoi canti/ e li disperde // Di questa poesia/ mi resta/ quel nulla/ d’inesauribile segreto». È questo che deve fare il poeta: cercare di penetrare nel segreto, capirne il più possibile, non tutto, perché è impossibile impadronirsi completamente del segreto dell’esistenza. Ma quello che il poeta arriva a capire deve metterlo a disposizione di tutti, con le sue opere, con i suoi canti.

(Da Ungaretti e il Porto Sepolto, Succedeoggi, Roma, 2016. Acquistabile sul Succedeoggi cliccando qui e in alcune librerie che saranno segnalate).

 

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