Nicola Fano
L'album del celebre compositore

Tempo di sentire

Il nuovo cd di Germano Mazzocchetti si intitola "Asap", ossia "as soon as possibile": un omaggio alla fretta, quello spazio ristretto e sospeso nel quale è ancora possibile sognare e godere

Come si racconta, in musica, l’accumulo di esperienze che velocemente, troppo velocemente, va incontro a un’impasse, a una stasi in cui ci si chiede solo: «perché»? Potrebbe essere il romanzo di un uomo che svolta verso la consapevolezza, quella per la quale si ritiene di avere a disposizione più risposte che domande. Sì. ma in musica? Ebbene, se v’interessa la musica, ascoltate Asap, nuovo cd di Germano Mazzocchetti Ensemble, un gruppo formato da eccellenti musicisti (Francesco Marini ai fiati, Paola Emanuele alla viola, Marco Acquarelli alla chitarra, Luca Pirozzi al contrabbasso, Emanuele Smimmo alla batteria e Sergio Quarta alle percussioni) riuniti intorno al noto compositore e fisarmonicista autore di musiche per teatro, tv e cinema. Pure, da anni impegnato a definire un nuovo modello musicale che sta alla congiunzione tra etno e jazz, senza dimenticare la lezione popolare della musica applicata.

Asap, il titolo del cd (Incipit Music, distribuzione Egea Music), è l’acronimo di as soon as possible: un modo di dire che può essere o l’indicazione rozza di una comunicazione professionale oppure una filosofia di vita. Non solo musicale, nella fattispecie. Nel senso che il pezzo che dà titolo al cd ha un tempo e un ritmo frenetici: un monumento alla fretta di vivere prima di aver dimenticato il senso stesso delle cose. È così poco, di fatto, il tempo che abbiamo a disposizione per capire quel che siamo e il senso di ciò che ci circonda, che non è davvero il caso di perdersi in chiacchiere. Asap sta anche per la capacità – chi ne ha – di andare velocemente al cuore delle cose, senza giri di parole, senza trucchi, senza belletto.

Germano Mazzocchetti ensembleEcco, da molti anni la musica di Germano Mazzocchetti va al cuore delle cose sia pure evitando le strade più facili. Che in musica – oggi – sono il tempo in quattro quarti, l’orecchiabilità fine a se stessa, il riff ammaliante, la nota allungata e poi sospesa. Ci sono musicisti che usano le pause come fossero comici vecchio stile e musicisti che vanno dritti evitando di lasciare spazi di sospensione a chi ascolta. Perché la musica, oggi, è questo: un’emergenza terribile. È la forma d’arte più violentemente aggredita dal commercio, quella che più di qualunque altra patisce la ripetitività del mercato, la blasfemia del consumo ossessivo. Come venir fuori dall’equivoco che equipara arte a mercato sempre di più? Di corsa, sì: si fugge dall’equivoco di corsa, dice Germano Mazzocchetti. Il quale, una volta fuori tiro, ossia al riparo dal commercio, finalmente si ferma e si prende qualche (più lenta) libertà che coincide con un giro musicale da banda di paese, o un omaggio garbato a Ottorino Respighi, o un ricamo intorno a Felix Mendelssohn.

Poi, a voler essere sinceri, in questo nuovo disco di Mazzocchetti c’è più letteratura che teatro (nel senso della filiazione di alcuni brani dall’originale destinazione scenica). Come il capolavoro: Kees che sta per Kees Popinga, l’essere in fuga ritratto da Georges Simenon (vero e proprio e dichiarato culto creativo di Germano Mazzocchetti) nel suo superbo L’uomo che guardava passare i treni. Popinga è un pazzo lucido che decide di voltare le spalle ai compromessi e alla mezza vita che la sorte e gli uomini gli hanno riservato: un uomo che corre a perdifiato verso il proprio personale inferno, ritenendolo il luogo più tranquillo dove esercitare la propria creatività. E, ripensando a questa follia un po’ fanciullesca, un po’ sovversiva, un po’ patologica, Germano Mazzocchetti ha costruito un bolero ossessivo (che ha nella pancia sia Ravel sia Philip Glass) dove una memoria bandistica divora se stessa in continuazione. In fretta, as soon as possible: perché perdersi è un’opzione (e non una dannazione) solo se si può velocemente andare e velocemente ritornare. E poi andare ancora e tornare; all’infinito. Proprio come insegna Simenon quando dipinge – senza giudicarli – esseri complessi che commettono atti orribili senza neanche sapere troppo perché.

Germano Mazzocchetti asapLa musica assolve i peccati: questo è il suo bello; a patto che sia lontana dal consumo, quel risvolto che tutto vanifica, nell’arte. Non perché l’arte non vada consumata, intendiamoci: pubblicare un cd, scrivere un romanzo, dipingere un quadro, fare uno spettacolo sono atti che traggono senso solo dal confronto con il pubblico. Ma Mazzocchetti insegna che ciò che conta è non cedere ai compromessi suggeriti dai gusti correnti: la sua musica è bella senza essere compiacente, struggente senza essere lacrimevole, malinconica senza essere stucchevole, divertente senza essere banale. Una consolazione, a fronte del povero niente di idee che sempre più spesso ci circonda. Ovunque, non solo in musica. Dice l’illustre musicologo Giordano Montecchi nelle note del cd: «Ma cosa inventare, e soprattutto come inventare, quando sai, almeno da Verlaine in poi, che tutto è già stato detto e mangiato?». La risposta è al crocevia tra i generi, un meticciato di suggestioni e culture dove oggi è possibile andare in cerca dei segni di domani. Può darsi che Mazzocchetti, questi segni li abbia intercettati: lo sapremo domani. Ma intanto, per l’oggi c’è tanta fretta di godere buona musica.

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