Pier Mario Fasanotti
Consigli per gli acquisti

Sulle donne

Le lettere di Céline, i monologhi di Alan Bennett, le coppie della spagnola Alicia Giménez-Bartlett e le ossessioni di Simenon: storie al femminile

Donne. Inevitabile cercare chiarimenti definitivi o solo quasi certi a proposito della vita pubblica e privata di Louis-Ferdinand Céline. Il nodo, mai definitivamente sciolto, attiene (anche) alla sua posizione di anti-semita. La corrispondenza tra lo scrittore-medico (il cui nome vero era Louis Destouches)  e le sue amiche/amanti illuminano zone intime, ma non il suo intero universo interiore”,  tantomeno certi suoi  specifici odi. Le missive di Céline, raccolte da Adelphi nel volume Lettere alle amiche (257 pag.; 15 euro) può essere letto anche come un romanzo anomalo e affascinante. Spicca il carattere dell’autore de Il viaggio al termine della notte e di Bagatelle per un massacro (qui è netto l’antisemitismo): ambivalenza, ira, disprezzo, meticolosità, vulnerabilità. Vengono a galla il bisogno della sicurezza e la paura della solitudine. Molti di questi tratti sono anche quelli della Francia a fine anni Trenta e inizi Quaranta.
lettere-alle-amiche di celineMaggio 1938, alla belga Pollet, collega di penna, Ferdinand scrive: «…il suo  acume mi spaventa. Non riesco più a seguirla.…io invece non sono altro che un artigiano di una certa musica. Prendo le mie note ovunque, dove le trovo…tutto qui, e il resto m’è infinitamente indifferente, incomprensibile, mi dà un panico senso di noia. Il mondo mi sembra straordinariamente pesante con i suoi personaggi sostenuti, petulanti, sguaiati, incollati ai loro desideri, alle loro passioni, ai loro vizi, alle loro virtù…persone che pesano…ruminanti venti ore, vent’anni…lo stesso coito, lo stesso pregiudizio, la stessa vanità».  Cèline, come si sa, era burbero e solitario. Fino alla fine.

Alan Bennett il gioco del paninoPerfidia. Per apprezzare i monologhi che Alan Bennett ha scritto per la televisione (Bbc) occorre una chiave di lettura teatrale. In altri termini bisogna immaginare, per vedere bene, voci e luoghi. Lo sfondo è di una mediocrità che sconfina nello squallore. Ne Il gioco del panino  (Adelphi, 132 pag.; 15 euro) il brillante autore di pièce e di racconti intreccia ironia, amarezza e leggerezza. In agguato c’è sempre la maschera della piccola e piccolissima borghesia. Mai l’autore cavalca la condanna, definitiva o moralista, di un’umanità che abbraccia cattiveria, fallimenti, miserie. Spesso a parlare sono le donne sedute nei tinelli o davanti a un caminetto finto. Una di esse accusa il marito perché il cane sparge peli sulla moquette. E per infinitesimali sgarbi. Si sa che c’è sempre ben altro dentro e attorno al livore così frequente nelle coppie logorate, alla deriva in laghi angusti.

Alicia Giménez-Bartlett uomini nudiCoppie. L’eccellente spagnola Alicia Giménez-Bartlett, autrice sia di polizieschi marcatamente sociali (con Petra Delicado e Fermin Garzòn come ispettori) sia di romanzi non criminali, questa volta affronta il brusco e squallido disgregarsi di una coppia. Lei, Irene, è imprenditrice quarantenne; lui, Javier, è uno sfortunato docente di Lettere. Il libro  s’intitola Uomini nudi (edito da Sellerio, 440 pag.; 16 euro). Alla fine le coppie diventano due, con destini incrociati.  L’ esito è sorprendente. Secco e feroce l’incipit. Questa la confessione, fatta in prima persona, da lei quando sa del tradimento di lui: «Me ne importa assai poco, non lo amo più. Anzi, in questo momento mi domando addirittura se sono mai stata innamorata di lui». Intese e contrasti saranno giocati sempre sul filo della convenienza. La Bartlett usa un linguaggio diverso dal suo solito: povero, scattante,  spietato e volgare, laddove è necessario, nei contenuti e nella forma. E così le parole paiono il cascame brutale e mai addolcito di ambienti ed emozioni. Il fraseggiare obbedisce alle pareti che lo contengono. Come si intuisce dal titolo, la vicenda entra nel vivo degli spogliarelli fatti da uomini dinanzi a gruppi di donne…«le tipe, gli occhi fuori dalle orbite» che applaudono e «si smascellano che è un piacere». L’irreprensibile ma incompiuta Irene scivola nel gorgo pornografico, dove incontra l’ex marito (da lei licenziato dopo il tradimento di mezza età: la regola è sempre la convenienza). Si susseguono notti di sesso sfrenato, di alcol e di violenze. Il finale è affidato a una notizia di cronaca nera. Sullo svolgimento dei fatti il reporter se la sbriga scrivendo che c’è «il segreto istruttorio». Il lato oscuro rimane tale. Ma uno dei personaggi dice di un altro: «…ho capito che aveva sempre riso di me, sempre, fin dall’inizio».

georges simenon La scala di ferroOssessione. Un altro romanzo di Georges Simenon senza il commissario Maigret. Atmosfera ovattata, tra delirio e soffocamento. E, in uno scenario coniugale che comprende  disinvolte effusioni, perfidia e lugubri maneggi, spunta a poco a poco un disegno criminale. Simenon ha scritto queste pagine durante la sua permanenza in America, impeccabile tuttavia nel tratteggiare vie, negozi e odori della sua Parigi. S’intitola La scala di ferro ed è edito da Adelphi (179 pag.; 18 euro). Tra Etienne e Louise (lei al secondo matrimonio) funziona bene soprattutto, (o soltanto?) il sesso. Al narratore franco-belga bastano come sempre due o tre righe per far immaginare tutto. Etienne è malato e debolissimo, deperisce giorno dopo giorno. Louise ha una pazienza invidiabile. Ma è apparenza perfida. Tra marito e moglie c’è una scala di ferro che conduce alla camera da letto, una sorta di ponte attraversato sia dal cinismo che dalla premura. Etienne diventa “schiavo d’amore”, ma tra una crisi psicofisica e l’altra, riesce a individuare un allarmante indizio di morte. E questo solo per una frase sentita per strada e riferita al primo marito di Louise: «Poveretto…era così magro». L’uomo, alla fine ossessionato dalla convinzione che la sua donna abbia un amante, come lo era stato prima lui quando Louise era sposata, perde il controllo emotivo e il suo io si disintegra. Pur ammettendo che nel romanzo ci sia un po’ troppo (eppure Simenon seguiva il consiglio di Colette: ”taglia il più possibile”), di grande suggestione è quella smania erotica. Dice Etienne: « Abbiamo fatto di tutto perché i nostri due corpi non fossero che un corpo solo, perché la tua saliva fosse la mia, perché il tuo odore e il mio odore fosse il nostro odore». Si sa: gli odori, appunto, per Simenon sono sempre personaggi insostituibili. Essi stessi costituiscono una trama, il filo d’Arianna della memoria.

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