Paolo Petroni
Uno spettacolo nel suo studio romano

Officina Pirandello

Sotto la guida di Gianluca Enria, un gruppo di attori mette in scena i taccuini del grande scrittore: suggestioni, brandelli di storie e parole magiche per scoprire un Maestro

Quattro attori entrano perplessi, guardandosi attorno nello studio di Luigi Pirandello, quello vero dello scrittore, nella sua casa museo in Via Bosio a Roma. Probabilmente sono in cerca dell’autore, ma, con la sua scrivania e la macchina da scrivere, troveranno solo i suoi materiali di lavoro, i suoi Taccuini con tante infinite e diverse annotazioni, e da questi saranno conquistati, ne daranno lettura, ne faranno spettacolo col titolo 12369 LP – che è il numero-nome di un asteroide dedicato a Pirandello – sotto la guida di Gianluca Enria, anche interprete con Elisa Pezzuto (anche voce e suonatrice d’arpa), Odette Piscitelli Leoni e con Francesca Beatrice Vista, che firma i movimenti scenici- Vale a dire la lunga danza, estatica, giocosa e sofferta tra le parole e i suoni, di Ersilia Drei, la protagonista di “Vestire gli ignudi” che, come senza identità, si veste delle definizioni, delle apparenze che le attribuiscono gli altri, cercando di acquistare un senso. Si replica domenica 10 gennaio alle ore 18.

Uno spettacolo musicale di belle invenzioni, molto fine e di sottile ironia in cui, sotto la direzione di un regista guida e lettore, prende vita il gioco dell’arte e della scrittura, della parola che si fa suono e acquista la sua teatralità: elenchi, frasi, interiezioni, scioglilingua, vocaboli curiosi, notazioni sono i materiali dell’officina di Pirandello, che con le parole dava vita e corpo ai personaggi, sagome lunari e lunatiche sopra le quali sta, palloncino tondo e luminoso, l’asteroide con le sue traiettorie, orbite, frequenze. Il tutto con brani musicali improvvisati o tratti da opere di Kurt Weill, Philip Glass, Evan Lurie, Technofonik.

Diventa reale, l’officina intima dello scrittore, che, a partire dalla sua tesi di laurea, non ha mai abbandonato un vivo interesse per il valore fonosimbolico del linguaggio, come annotano Dina Saponaro e Lucia Torsello, che hanno dato l’idea e indicato i materiali per lo spettacolo, nel Taccuino Segreto (Mondadori 1997), nel Taccuino di Harvard (Mondadori 2002) e nel Taccuino di Coazze (Biblioteca-Museo Pirandello di Agrigento 1998). «Saggiava la stoffa tra pollice indice»; «Si teneva discosto per non far accorgere che andava con lei»: sono appunti probabilmente da riutilizzare in racconti o drammi, mentre «Quando voglio arieggiarmi il cervello leggo Ariosto» o «Le bugie che si chiamano anche storie, non hanno mica colpa di non essere vere, e non importa, se poi sono belle» appaiono riflessioni peculiari. E un tronco «caturzoluto» un ponte che «accavalcia», tutto uno «sfattume», un parlar «peritoso», uccelli che par «bezzicchino» l’aria e così via, son parole, per Pirandello che le annota, da ricordare per una loro intrinseca forza espressiva.

E in questo lavoro di sonorità, rimandi e provocazioni e azioni viene coinvolto anche il pubblico, spinto a leggere frasi su foglietti precedentemente distribuiti, mentre la parte tecnica, suoni e luci, è risolta grazie a un telefonino e delle App. Un lavoro di grande suggestione per il luogo in cui si svolge e per la qualità di ciò che su un materiale tanto vario e aleatorio è stato costruito in modo coinvolgente e sorridente, tanto che gli applausi alla fine sono molto calorosi per tutti quanti.

Ingresso su prenotazione e donazione di 10 euro (posta@studiodiluigipirandello.it – 3490712661 – 0644291853).

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