Gloria Piccioni
Italia, 13 novembre 2015

Resistere leggendo

Dalla città reale di Maigret alla "Repubblica dell'Immaginazione" di Azar Nafisi: nell'ora del dolore, c'è scampo solo nella cultura. Ma bisogna ricordarsi di difenderla. A Parigi come ovunque

A segnare il tempo non è il 13 novembre 2015, prima dell’ora fatale Giornata mondiale della gentilezza, ma da ora in poi memento di lutto insuperabile. È il 23 marzo di un anno indefinibile. «La primavera era ufficialmente iniziata da due giorni e – cosa che non sempre si verifica – la si sentiva già nell’aria, tanto che Maigret decise di uscire senza soprabito». Usciva dal suo appartamento assolato al 132 di Boulevard Richard-Lenoir, XI arrondissement («Ce vieux faubourg est un héros» pare abbia esclamato Victor Hugo a proposito di questo quartiere, abitato anche in anni diversi da Paul Verlaine, Max Jacob e Pablo Picasso), non distante da Boulevard Voltaire dove al civico 50 sorge dal 1864 il Bataclan, che deve il suo nome – ironia del caso – a Offenbach e alla sua operetta Ba-ta-clan. Dunque, il Commissario prese un taxi, perché «il tempo non invitava certo a rinchiudersi nel métro», per dirigersi alla chiusa dei Récollets e poter comiciare a risolvere il caso noto come quello di Maigret e il corpo senza testa, appena riletto nella raccolta I Maigret di Georges Simenon, decimo volume, Adelphi, che intanto ha già pubblicato l’undicesimo. Lì, «il sole colpiva in pieno le case del quai de Valmy, ed era un sole così brillante, così allegro che veniva naturale chiedersi come mai quel luogo avesse una reputazione tanto sinistra. Certo la tinta delle facciate non era fresca, il bianco o il giallo erano sbiaditi ma, in quel mattino di marzo, l’insieme aveva l’aspetto lieve di un quadro di Utrillo». Il quai de Valmy è nel X arrondissement, non distante da Place de la République, che confina anche con l’XI, Corot aveva il suo atelier al 58 di Rue du Paradis.

Luoghi contaminati nel 2015 dalla violenza cieca, ottusa, proterva, feroce. Ma paradiso, operetta, emozionanti primavere, piccola criminalità, crudele ma umana, comprensibile e non solo dal punto di vista letterario, nomi e opere di artisti e scrittori meravigliosi sono le immagini che ci vengono in soccorso e che ci fanno continuare a pensare a Parigi come la amiamo e continueremo ad amarla. Anche se viviamo il tempo buio della paura, della sorveglianza, dell’allerta che rode le nostre coscienze desiderose di sicurezza, poco aduse agli stati d’emergenza.

BataclanCosì mentre dilaga la psicosi, mentre veri o presunti attentati si annunciano, mentre Bruxelles è blindata e predatori armati e indisturbati violano il Museo Civico di Castelvecchio a Verona sottraendoci capolavori di Mantegna, Tintoretto, Bellini, Rubens (17 opere in tutto, rubate in poco più di un’ora), è ancora una volta la cultura a venirci in aiuto. Come ci insegna Azar Nafisi, che di dittature e integralismo se ne intende, mirabile autrice di Leggere Lolita a Teheran – il diario di un suo seminario clandestino nel quale, in pieno regime degli ayatollah insegnava alle sue allieve dell’Università di Teheran la letteratura angloamaricana – che dalle pagine di La Repubblica dell’Immaginazione, come tutti i suoi libri pubblicato in Italia da Adelphi, ci fornisce le coordinate della resilienza. Lo fa rileggendo e interpretando – anche alla luce di esperienze personali – tre classici della letteratura: Huckleberry Finn di Mark Twain, Babbitt di Sinclair Lewis, Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers e in un Epilogo dedicato a James Baldwin. Gli spunti e i richiami sono tanti, la riflessione comprende anche altri testi (Il Piccolo Principe, Alice nel Paese delle Meraviglie, Il Mago di Oz per esempio), si spinge al senso dell’appartenenza alla nostra cultura occidentale, al disinteresse imperante, all’abbandono dei valori, allo scempio che viene fatto della scuola, alle grandi innovazioni e alla nostra dipendenza dalla connessione perenne, e ci si accorge che i nostri mali, gli ingranaggi difettosi sono gli stessi, ci accomunano, in America o in Italia come anche in Belgio, in Francia e magari in Inghilterra.

Nella certezza che la nostra casa è solo nelle cose che possiamo portare con noi ovunque, e le pagine dei libri che amiamo fanno parte di questo tesoro – il desiderio segreto di Azar è «di mettere in contatto i lettori del mondo e coinvolgerli in un dialogo significativo». La Repubblica dell’Immaginazione, un’immaginazione democratica, che si nutre della «bellezza incontaminata della verità che viene rivelata dalla narrativa, dalla poesia, dalla musica, dalle arti… è la più stabile di tutte le dimore». Chiama a raccolta i cittadini-lettori la Nafisi in questo necessario e bellissimo libro, li invita a recuperare il terzo occhio dell’Immaginazione. Allons enfants, marchons da lettori liberi in difesa del libero pensiero e del diritto all’Immaginazione che altre improponibili certezze ci vogliono togliere. Rimpariamo a nutrirla però, senza aspettare che i libri vengano nuovamente bruciati per capire che cosa significa rischiare di perderla. Solo così il Commissario Maigret, e noi con lui, potrà continuare ad aggirarsi per Parigi, in primavera ma anche in un uggioso novembre, tra un calvados, una birra, brevi boccate di pipa e un pernod.

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