Marco Fiorletta
Italia, 13 novembre 2015

Bar sport globale

La costernazione e la chiacchiera, il dolore e il presenzialismo: c'è una sorta di strabismo nel dopo Parigi. Perché, più si avvicina la paura (e la confusione), più il buon senso si allontana

La partita scorre lenta, quasi noiosa, ma il ricordo è ormai appannato dalle notizie che sono venute dopo. Parigi è sotto attacco. Da chi, in prima battuta non viene detto, e si capisce subito che è terrorismo, e si capisce subito da parte di chi. Stupisce, a voler essere pignoli, quel riserbo, quella cautela dei primi cinque minuti nel non nominare l’Is o Isis o Daesh. Di certo non può essere criminalità comune.

Si resta incollati al televisore saltando come uno stambecco tra le rocce da un canale all’altro, le notizie sono sempre le stesse date con più o meno tempestività o precisione, ma questo lo si può dire solo dopo. Fa impressione, colpisce perché Parigi è dietro l’angolo in un mondo dove le distanze chilometriche si sono accorciate così come si allungano quelle dal buon senso e dalla ragione. Ci siamo fatti bombardare per ore da notizie frammentarie di morti, bombe, feriti, sequestrati, terroristi in fuga, polizia, forze speciali, ambulanze e vigili del fuoco. Commenti a caldo, prudenti, esagerati, razzisti al punto che con un po’ di nausea si decide, con fatica, di spegnere la tv e andare a letto a leggere un libro per tentare di dare una parvenza di normalità ad una sera che altrimenti si sarebbe conclusa “noiosamente” come tante altre sere. Ma leggere non serve se ti ritrovi tra le mani un libro che inizia descrivendo la scena di un pluriomicidio perpetrato da fondamentalisti islamici, sembra la continuazione di ciò che stavi guardando in tv.

E poi è iniziata l’orgia parolaia a cui nessuno si è sottratto, che aveva qualcosa da dire, che non l’aveva e cercava le parole per concretizzare i pensieri che si affollavano nella mente. Nella rete, da subito, come detto, ci si imbatte nel tutto e di più. Immancabilmente spunta fuori il nome di Oriana Fallaci a cui viene contrapposto, in una inutile gara di ping pong fatta di citazioni, Tiziano Terzani; si ripropongono analisi e teorie, teoremi indimostrabili, sulla genesi di ciò che ci sta accadendo; si riscoprono per l’ennesima volta le colpe dell’Occidente, il post colonialismo, il petrolio, la guerra santa, lo scontro di civiltà, la sinistra islamista, lo sterminio invocato da cattolici altrettanto invasati quanto i fondamentalisti islamici, bombardamenti, invocazioni di guerre come nuove crociate, il ragionamento sull’utilità o meno di bombardare, invadere e mandare a morire un altro poco di giovani come se non bastassero quelli che già muoiono, e altre amenità, assurdità di foto taroccate come se non fossero sufficienti quelle reali che hanno iniziato a circolare subito.

Un enorme bar sport, planetario, dove ci si rinfaccia le proprie posizioni, dove ci si accusa reciprocamente di ignoranza, di intransigenza. E poi c’è la commozione, il pianto, la disperazione sulle tante vite sprecate per la smania di potere che accomuna Occidente e Oriente, Nord e Sud del mondo.

La partita era Belgio-Italia terminata 3-1.

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