Paolo Petroni
Il vincitore del Premio Lugnano

La crisi è un romanzo

La storia di "Dove si va da qui" di Simone Marcuzzi coglie le trasformazioni radicali nelle vite private alle prese con la caduta, violenta, delle vecchie certezze economiche

Dove si va da qui romanzo di Simone Marcuzzi (Fandango, pp. 320, 16,50 euro) ha ricevuto in questi giorni il premio Città di Lugnano in Teverina romanzi editi «per la capacità di esplorare, con sensibilità analitica, vividi ritratti d’ambiente e sottile ironia, una doppia crisi, quella del rapporto di una giovane coppia di trentenni di successo e quella economica che si trovano a vivere Una crisi  che comunque porta i protagonisti a afre i conti con se stessi e a riscoprire valori perduti. Il tutto nel quadro di una costruzione narrativa complessa e risolta, avvincente e credibile», come recita la motivazione della giuria. Un romanzo, quindi, legato alla realtà dei nostri giorni sullo sfondo della provincia del Nordest dove ormai le preoccupazioni aumentano quanto diminuiscono le possibilità di far progetti. Il tutto colto all’interno dei contraccolpi e del vissuto intimo di una coppia, di due individui, in un racconto minuzioso di piccoli spostamenti, di sensazioni, di ricordi che affiorano dal passato col loro senso, con i loro sentimenti teneri o forti e violenti, per arrivare, attraverso l’acuirsi di una crisi, che è economica e generale ma ne produce anche una intima, catartica, alla riscoperta del proprio vero modo di essere e sapersi stare vicini.

simone marcuzzi dove si va di quiGabriele Pavan è il più alto dirigente della Techno Power, un’industria metalmeccanica che produce parti per auto, di cui è presidente il suo amico Gori il quale, dopo avergli offerto la direzione prestigiosa di un grande complesso in Cina, è contento di averlo invece accanto a sé, come lo è la moglie Nadia, dopo lunghe separazioni per le sue missioni all’estero, felice che abbia scelto di restare in Italia, quasi fosse stata una scelta d’amore, più che di carriera. Gabriele e Nadia, stanno assieme da dodici anni e la loro vita scorre regolare come un orologio, dal loro alternarsi in cucina a preparare la colazione la mattina a una certa abitudine in mezzo alla quale spunta una sorta di nostalgia per quando si era appena innamorati, per quando si guardava e si progettava il futuro. Un futuro che per Nadia, veterinaria in una clinica, sempre più, man mano poi che le sue colleghe restano incinte, diviene l’idea di un figlio, mentre Gabriele tergiversa.

È che il futuro diventa sempre più oscuro e aggressivo nel suo sottrarsi a una speranza quando arriva la crisi economica, lo stress sale in fabbrica come poi in clinica, le responsabilità individuali costringono a fare i conti con se stessi, a andare contro le proprie convinzioni, a eseguire ordini duri, spietati, dettati dalle leggi del mercato, come mandar via un’ottantina di operai con cui si è sempre lavorato fianco a fianco, cosa che viene affidata da Gori, che non accetta repliche o scuse, a Gabriele. Marcuzzi, come altri suoi coetanei, racconta la fabbrica oggi, quando si ferma, quando va in crisi, quando quella che era una comunità si disgrega e così i rapporti, perché sempre il lato umano, la fragilità, i dolori, le delusioni o i bisogni, sono quelli che veramente danno il segnale di cosa stia accadendo. E in questa attenzione, nell’allargare il racconto di Gabriele e Nadia dai rapporti di lavoro a quelli con la famiglia, con i parenti, con gli amici, l’autore mostra un mondo di relazioni che si muove continuamente, un tessuto privato e sociale sensibilmente interconnesso e coinvolgente. Il tutto con una scrittura matura e di grande naturalezza anche quando si fa più incisiva o colorita.

Gabriele arriva a farsi di Xanax davanti al foglio di Exell con la lista dei nomi dei licenziandi, e matura pian piano l’idea di essere fatto per un modo di lavorare diverso, tanto da pensare di licenziarsi. Nadia in clinica, dove nessuno paga più e i crediti salgono diventando un problema, rischia il posto e il suo impegno nel cercare di avere un figlio snatura i rapporti col marito. Tutto diventa difficile da accettare, tutti hanno bisogno di sfoghi duri, ma è proprio misurandosi con la propria debolezza e il proprio lato nero che alla fine si scopre la strada per abbandonarlo e ricostruire qualcosa secondo principi più elementari, più ”economici”, ma più veri. Ieri è un altro girono e da qui, da questa crisi si può arrivare a un posto e modo di essere migliore se ci si sa guardare dentro, se quando si è sul punto di perdersi, ci si ferma, se ognuno parte da sé ma capisce di potersi non sentire solo.

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