Pier Mario Fasanotti
Un giallo dell'estate/4

Cormery e Zia Amalia

«Raccontò che Gianni, la vittima, era rimasto orfano quand’era poco più che un bambino. E lei l’aveva fatto studiare, l’aveva accudito in tutto». La quarta puntata de "I soldatini di Napoleone”

Riassunto delle puntate precedenti: il commissario Cormery e il suo vice Gasbarro si trovano dinanzi a un uomo morto con due proiettili conficcati all’altezza del cuore. La zona è frequentata da prostitute. Nell’auto della vittima ci sono due cose che incuriosiscono i poliziotti: due mazzi di chiavi e un peluche a forma di rana. La vedova della vittima Letizia, ha un corpo splendido e un viso molto brutto. Scostante, dà l’impressione di non essere mai stata sentimentalmente legata al marito: Cormery ne ricava poche informazioni. La sua attenzione è comunque attratta da una serie di soldatini posti su un comò del soggiorno, di cattivo gusto. Sono i soldatini della battaglia di Waterloo. La vedova, intanto, gli spiega che il secondo mazzo di chiavi corrisponde all’abitazione di Amalia, la zia di suo marito.

* * * 

In ascensore l’ispettore Fitto alzò le spalle e fece una smorfia, come se si fosse appena trovato seduto accanto a un enigma. Cormery tacque. Una volta per strada disse a “condoglianze” che avrebbe fatto una visita a quella zia Amelia, che già immaginava come la vice-madre premurosa, comprensiva, rassicurante. Insomma la donna che forse sostituiva, per tenerezza e intimità familiare, l’opaca Letizia, così propensa a credere alla medicina delle coppie fragili in nome del rispetto, della libertà e di altre panzane del genere.

La zia Amelia, dalla quale Cormery andò da solo, abitava in una ex casa popolare ristrutturata alla bell’e meglio, con tanto di cortile-giardino, facciata grigiastra. Se l’era immaginata così? In un certo senso sì. Il grembiule impregnato di un rassicurante odore di minestra fatta con i dadi e verdura del mercato rionale, confermarono le fantasie del commissario. Donna sovrappeso, pantofole grigio-topo, capelli ordinatamente raccolti sulla nuca, pavimento lucido, le ormai inusuali pattine in un angolo dell’ingresso, riproduzione di quadri famosi alle pareti, abat-jour leziose che illuminavano certi angoli dell’angusto soggiorno, il cui baricentro era un enorme schermo televisivo, probabilmente sempre tenuto acceso a volume educatamente basso.

Amelia Marchisio sopportava il lutto in maniera sobria, silenziosa. Ma c’era dolore profondo nel suo autocontrollo. Le tremavano un po’ le mani. Cormery gliele afferrò e le strinse. Dagli suoi occhi di zia-madre sgorgarono lacrime. Ma nessun singhiozzo. Disse che Gianni era non “come un figlio”, ma “suo figlio”. Raccontò che era rimasto orfano quand’era poco più che un bambino. I suoi genitori erano morti in un incidente stradale. Lei l’aveva fatto studiare, l’aveva accudito in tutto. Poi Gianni, che non s’era mai mosso da lì, s’era sposato “con quella là”.

– È facile capire che lei, signora Amalia, non ha in gran simpatia Letizia…

– Francamente no. Scusi, commissario, io sono abituata a parlare schietto. Fin troppo, a volte. Sa, io sono convinta che un matrimonio non vada bene solo se la moglie ha delle belle zinne e il sedere alto e sodo… mi scusi, eh… sono una vecchia donna del popolo, io…

– Suo nipote rimaneva anche un giorno o due, o magari di più, qui da lei?

– Sì, questo era il suo rifugio. Tornava ragazzo. Si rilassava. Aveva la sua camera, dormiva sereno, faceva le sue cose, leggeva soprattutto. Era una specie di pausa. Io lo capivo, anche se non era fatto per lagnarsi… ah questo proprio no. So che il suo lavoro non andava bene come all’inizio. Un giorno, senza volerlo, ho sentito che parlava con la moglie e le diceva di essere fuori città per lavoro.

Cormery le chiese il permesso di vedere la cameretta di Gianni: – Magari frugo qua e là, se a lei non dispiace, ovviamente.

– Se crede che serva per trovare quel disgraziato che l’ha ammazzato… certo che sì, signor commissario… faccia pure, io intanto vado in cucina… se ha bisogno mi chiami, mi raccomando.

Al commissario parve di entrare nella camera di un adolescente: poster di cantanti e calciatori alle pareti, un aeroplanino appeso al soffitto con un filo di nylon, letto singolo con coperta a righe colorate, scrivania non grande, scaffali con tanti libri e infine un cassettone a due ante sopra il quale c’erano tanti soldatini di piombo. Li guardò da vicino, ne prese in mano alcuni, li osservò. Eccola l’armata napoleonica schierata a Waterloo.

Quindi Gianni aveva diviso la sua collezione. Nel suo rifugio di ex ragazzo aveva tenuto le miniature che evidentemente amava di più, quelle col tricolore. Cormery pensò subito che alla divisione degli oggetti poteva corrispondere una divisione della sua vita: quella prima del matrimonio e quella da sposato. I soldatini più amati, evidentemente, non li voleva condividere con sua moglie. Ma forse era solo psicologia da autobus, la sua.

– Signora – chiamò Cormery – potrebbe venire qui un attimo, per favore?

Quasi non la sentì arrivare. Colpa delle pantofole.

– Dica, signor commissario…

Cormery le chiese come mai Gianni non aveva portato nella casa coniugale l’intera collezione di soldatini. E lei sorrise mestamente e spiegò che suo nipote voleva avere vicino a sé le cose più care, che non intendeva condividerle con altri.

– Mi spieghi meglio, cara signora: Letizia è pur sempre sua moglie, di solito le cose dell’uno si mescolano con quelle dell’altra… è normale. – Non sembra anche a lei? –

La zia di Gianni assentì e dentro di sé decise di affidarsi interamente a quel poliziotto.

– Suo nipote andava veramente d’accordo con la moglie?

– All’inizio me pareva. Poi ho avuto molti dubbi. C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui mi parve turbato.

– Per qualcosa che riguardava Letizia?

– Mah… direi di sì… più di una volta evitò di rispondere alle mie domande su sua moglie, alzava le spalle, come non gli importasse niente. Non ho mai insistito, erano cose sue, ma era chiaro che qualcosa gli rodeva dentro.

– Forse un tradimento? Oppure Gianni aveva conosciuto un’altra donna?

– L’ho pensato anch’io.

– A che cosa esattamente? Al tradimento di sua moglie o alla comparsa di un’altra nella vita di Gianni?

– Entrambe le cose, ma a distanza di tempo. Vede, signor commissario, io non sono una che s’impiccia, ma… senza volerlo, ho sentito che parlava al telefonino e… no, non era Letizia… e nemmeno una collega o una semplice amica, non so se mi spiego.

– Perfettamente, signora. Non gliel’ha mai confessato…non so, anche indirettamente…?

– A dire tutta la verità, vedevo mio nipote molto più contento, a volte euforico. Lui che non canticchiava né fischiava mai… ecco l’ho sentito borbottare certi motivetti mentre puliva i suoi soldatini… sa, li spazzolava, li lucidava…

– Ho capito. E ha sentito per caso pronunciare qualche nome?

– M’aspettavo questa domanda. Purtroppo non posso essere precisa. Non origliavo. Comunque più di una volta ha detto o “grazie” o “Grazia”.

– E non le ha mai accennato, magari per sbaglio, a una che si chiama Grazia?

– No. E io non ho chiesto. Scusi, vado in cucina sennò me si brucia tutto…

Meglio così, perché Cormery s’era accorto che la fila di cassetti a fianco della scrivania rovinata dal tempo ne conteneva uno chiuso a chiave. Allora prese il mazzo di chiavi, quelle che non aprivano la porta della sua vera casa-ma era poi quella vera?- e afferrò quella più piccola. Il cassetto si aprì. Gianni era ordinatissimo, in modo quasi ossessivo. C’erano cartelline di colori diversi, tutte bene impilate. Le prese e si sedette sul bordo del letto. Lettere di amici, della stessa Letizia prima del matrimonio, fatture, opuscoli attinenti alla collezione di soldatini di piombo. E infine un fascio di foto. Bella, anzi brutta, sorpresa. Erano una quindicina, tutte di Letizia. Ritratta in pose molto osé, anzi in atteggiamenti decisamente porno, con stivali neri e giarrettiere dello stesso colore. E null’altro addosso. Un corpo esibito, in cima al quale c’era il suo faccino da criceto, truccatissimo quindi ancora più grottesco. Sotto il plico delle foto trovò un biglietto da visita con la scritta “Notte&Giorno – Investigazioni”.

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