Andrea Carraro

A lezione da Henry James

Fazi rimanda in libreria uno splendido romanzo di Henry James: "Indignazione". Un intreccio perfetto tra opere d'arte, amori e nobiltà decaduta in cui ognuno parla sempre e solo di denaro

Ho appena finito di leggere Indignazione, ultimo romanzo scritto da Henry James (Fazi, pp. 223, 16,50 euro) e lo trovo praticamente perfetto come quasi tutto quello che ho letto di questo straordinario scrittore americano (ma un po’ anche inglese: nasce infatti a New York nel 1843 da una ricca famiglia di industriali di origine irlandese ma trascorre gran parte della sua vita in Inghilterra dove muore, a Londra, nel 1916). Il romanzo era già uscito in Italia sempre da Fazi Editore una decina di anni fa con il titolo fedele all’originale inglese The outcry,  La protesta, e viene riproposto oggi in una nuova veste grafica (una rielaborazione su sfondo rosso cardinalizio di The exibition of the Royal Academy, stampa del 1787 di Pietro Antonio Martini) nell’ottima traduzione di Maurizio Bartocci.

Ispirato a un episodio che ebbe risonanza nell’Inghilterra dei primi del Novecento, trae origine da un’opera di teatro e parla di “art drain”, cioè del “drenaggio” di opere d’arte dall’Europa all’America, attraverso la vicenda di una famiglia inglese di nobile lignaggio costretta a vendere un prestigioso quadro di famiglia a un riccone americano. Tutto il racconto si svolge in interni, notificando in tal modo la sua iniziale destinazione per il palcoscenico, perlopiù a Dedborought Place, la sontuosa residenza di famiglia, dove vive il vedovo Theign, circondato dalle sue ricchezze e dalla sua prestigiosa collezione di quadri, fra cui La bella duchessa di Waterbridge, il  ritratto di una sua antenata sul quale ha buttato l’occhio lo spregiudicato e furbo milionario nordamericano Bender.

henry james indignazioneSenonché su quel prezioso dipinto vigila un giovane e intraprendente critico d’arte, Hugh Crimble, che, sostenuto da una campagna di stampa baldanzosa, e dalla affascinante figlia di Lord Theign che ne condivide gli ideali patriottici, vuole impedire quella che considera un’operazione meramente mercantile, una spoliazione ai danni dell’Inghilterra da parte di un’America cinica e  spregiudicata. Insomma il romanzo s’incardina sulla contrapposizione tra il vecchio mondo — un’Europa artisticamente raffinata quanto estenuata dal culto della forma e del prestigio sociale, e il nuovo mondo, un’America intraprendente, sicura di sé, pure volgare; insomma uno dei temi classici di James. La vicenda della vendita del quadro si mescola con grande sapienza narrativa a questioni di cuore, di matrimonio, di eredità, di debiti di gioco da risanare ecc. Ricco di dialoghi arguti, brillanti, allusivi, con descrizioni minuziose, precise al millesimo di fisionomie e ambienti della ricca società inglese di inizio secolo, non si fatica a immaginarlo già ridotto a film da James Ivory o da qualche altro regista con analoga sensibilità per la rappresentazione in costume della società vittoriana o edoardiana.

Tutti i dialoghi rimandano ossessivamente – in maniera talvolta esplicita ma più spesso ipocritamente allusiva e velata – a questioni di denaro. Dietro la facciata raffinata della nobiltà inglese si agitano in realtà sentimenti non troppo diversi da quelli impersonati dal giovane americano. Pur non avendo, neppure nelle intenzioni, il respiro e la ricchezza stilistica e introspettiva delle opere maggiori del grande scrittore americano (Ritratto di signora, soprattutto) Indignazione tuttavia incanta per la sua perfezione drammaturgica, per l’assoluto controllo della macchina narrativa, per la forza simbolica dei suoi personaggi.

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