Gianni Cerasuolo
Fa male lo sport

Lotito libera tutti

Da tempo, ormai, nel calcio non ci sono più regole. Né etica sportiva né meritocrazia: contano solo gli affari. D'altra parte, vi sembra ci sia qualcuno che protesta davvero?

Non è lontano il giorno in cui ogni cosa sarà autorizzata nello sport: gli atleti potranno assumere medicine per migliorare la prestazione, i calciatori potranno scommettere sulla sconfitta della propria squadra e comportarsi in campo di conseguenza, le gare verranno affidate non più ad arbitri ma saranno dirette da un computer. Tutto in nome dello spettacolo e del business.

Benvenuti in Gotham City Sport. Nessuna regola da rispettare, nessun merito dai campi, vale soltanto fregare l’avversario, vincono i più forti, quelli economicamente più forti, quelli più furbi, i maneggioni. Negli stadi vuoti e nei salotti pieni davanti alla tv. È questo lo scenario che hanno disegnato i tanti Lotito che hanno invaso il terreno di gioco globale. Tollerati e protetti, manovrati e utilizzati dalla Spectre del pallone e degli altri giochi del pianeta.

I signorotti di casa nostra ora fanno finta di indignarsi (nemmeno tanto, in verità) e scaricano il modesto latinista dei Castelli, Lotito, coltivato e vezzeggiato da sempre e da tutti, all’ombra di quel potentato di galantuomini targato, un tempo, Alleanza nazionale.

palla di calcioViva l’Italia. Nel paese metà giardino e metà galera, come diceva De Gregori, al telefono si dice di tutto: si ride degli affari che può procurare un terremoto, si illustrano le specialità amatorie delle signore, si gioisce per la banca arraffata al nemico. Più si sta in alto, più si sproloquia: una esercitazione di potere. Il calcio è lo specchio di questa comunità allo sbando. Lotito ne è il campione, l’esemplare migliore: la Lazio aveva un debito di più di 140 milioni con il fisco e lui è riuscito a farsi rateizzare ogni cosa e quindi paga un specie di mutuo fino al 2027. Nulla di illegale, sia chiaro, è la legge spalmadebiti: siamo riusciti ad inventarci anche questo. Bravo e furbo Claudio Magno Lotito. Imitato in tv, cercato ad ogni fine partita perché alla fine dà sempre un titolo, collezionatore di gaffe: più ne fa più acquista in popolarità. Al punto di infettare anche il signor Tavecchio, che già ci mette del suo ogni volta che apre bocca (e scrive un libro che fa acquistare poi in migliaia di copie alla federazione che dirige). Questo è il Basso Impero del calcio italiano. Allora al telefono si può urlare che quello conta zero e le squadre provincialotte non possono salire in serie A.  Perché, dice Lotito a quell’altro signore di Ischia che è andato poi a spifferare ogni cosa, quando mi vado a vendere i diritti tv che kaiser vuoi che mi paghino se si chiamano Carpi e Frosinone? Le cose stanno così, tra poco non vedremo più la serie A, ci sarà il Supercampionato europeo, sei sette squadre per nazione, provinciali pussate via, niente più Cagliari di Gigi Riva né Verona di Bagnoli. Lotito ha ragione: basta democrazia, viva li quattrini, diamo un daspo ai romanticoni delle gradinate. È il calcio che ci aspetta.

Un grande, Lotirchio. L’ultimo epigono di una stirpe antica, quella dei manovratori, dei condizionatori, dei trafficoni. Una volta eleganti e discreti, Artemio Franchi, Italo Allodi; adesso sguaiati e cafoni, Luciano Moggi, Claudio Lotito. Si chiamano manager e non bazzicano soltanto attorno ad una sfera di cuoio. E non c’è bisogno di pensare per forza male. Né che tutto questo sia una specialità italiota. Gli altri si muovono con eleganza e aggressività, noi siamo un po’ come Totò che voleva vendere la fontana di Trevi.

Mettetevi dunque comodi, lo sport mondiale è in buone mani. I cinesi avanzano anche qui, potenza di capitali e di muscoli finanziari meno farlocchi di certi loro atleti, ci hanno preso anche un’altra fetta della torta: per ora la tv, i diritti tv, poi il marketing e gli stadi. Hanno preso Infront Italia, la lobby che ha in pugno il calcio italiano: quella che governa 13 società su 20, stabilisce il denaro da dare e da togliere, Lotito e Galliani hanno fatto con loro grandi affari, Agnelli e Pallotta si sono opposti al gigante manovrato dal nipote di mani pulite Sepp Blatter, Philippe; ma hanno perso. Tutto viene mosso dagli affari, tutto è condizionato, tutto è ricattabile. Questo è lo sport, bellezza: avete ancora voglia di crederci? Portate piuttosto un pallone, affittiamo un campo e divertiamoci tra amici: così ci riprenderemo il calcio e tutto il resto.

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