Marco Fiorletta
Un libro da rileggere

La storia di Bulow

Nel vuoto di memoria della politica italiana di oggi, vale la pena recuperare la storia di Arrigo Boldrini, il Comandante Bulow, eroe della Resistenza e dell'etica pubblica

Ha senso parlare oggi del Comandante Bulow? Ha senso parlare di Arrigo Boldrini? Se mi lascio andare al disgusto della politica odierna, direi di no. Ma forse, proprio perché questa politica mi provoca un senso di repulsione, parlare delle sue memorie ha un significato. Arrigo Boldrini, il mitico Comandante Bulow della Resistenza, era un ravennate che scelse, dopo l’otto settembre, la lotta partigiana contro i nazi-fascisti e organizzò la lotta resistenziale nelle campagne di Ravenna. Fu lui che “pianurizzò” la lotta contro i tedeschi e i fascisti della Rsi. Il suo libro, Diario di Bulow, Odradek 2008, 349 pagine 22€, non è il solito volume di memorialistica di un combattente della Resistenza, è un vero e proprio diario giornaliero della vita di un comandante partigiano. Secco, asciutto, che non indulge in retorica ed epica della lotta perché l’esito non era per nulla scontato per potersi lasciare andare a sogni di gloria. Si trattava di combattere e portare a casa la pelle tutti i giorni.

È una descrizione minuta e giornaliera di come nacque la 28° Brigata Garibaldi “M. Gordini” e di come crebbe e agì fino al suo scioglimento, alla smobilitazione, il 20 maggio 1945. Nel diario c’è il percorso umano e politico di Boldrini, c’è la storia di un uomo, come di tanti altri, che non cambiarono idea all’ultimo minuto utile, che non salirono sul carro del vincitore per comodità ma misero in gioco la propria vita e quella di coloro ai quali davano ordini.

diario di bulowForse non appassiona come tanti romanzi resistenziali e come tanta memorialistica di uomini più o meno noti che rischiarono e/o persero la vita per degli ideali alti che, purtroppo, sembrano avere sempre meno valore in questa società senza memoria. Da leggere per recuperare una dimensione pratica di ciò che fu la Resistenza e il sacrificio di tanti/e italiani per dare all’Italia un posto nel consesso delle nazioni libere e giuste(?). Come dice Giancarlo Pajetta nella prefazione: «È il mattinale di un comandante partigiano , di un uomo non soltanto di coraggio ma anche di intelligenza, per la sua capacità di organizzare i primi gruppi , successivamente i primi distaccamenti e raccoglierli in brigata». Una brigata che collaborò fattivamente con gli alleati che riconobbero il suo valore decorandolo. Fu il primo resistente a veder riconosciuto il suo valore con la medaglia d’oro al valor militare.

Tentarono anche di trascinarlo, con la 28° Brigata, in una brutta storia degli ultimi giorni di guerra, e ci riprovarono anche decenni dopo, ma ne uscirono puliti lui e i suoi uomini. Dopo la guerra fece parte della Consulta, dell’assemblea Costituente e fu deputato del Pci, Pds e Ds fino al 1994 ma principalmente fu il Presidente dell’Anpi dal 1947 al 2006.

Come dice il figlio Carlo nella bella nota conclusiva: «Negli ultimi anni aveva marcato un progressivo disinteressamento dalla politica stante il basso livello raggiunto dalla medesima del quale era ben consapevole». Sarebbe il caso che qualcuno si ponesse qualche domanda.

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Ecco la motivazione della Medaglia d’oro conferita ad Arrigo Boldrini:

Ufficiale animato da altissimo entusiasmo e dotato di eccezionale capacità organizzativa, costituiva in territorio italiano occupato dai tedeschi due brigate di patrioti che guidava per più mesi in rischiose e sanguinose azioni di guerriglia. Nell’imminenza dell’offensiva alleata nella zona, sosteneva, alla testa dei propri uomini e per più giorni consecutivi, duri combattimenti contro forti presidi tedeschi, agevolando così il compito delle armate alleate. Successivamente, con arditissima azione, costringeva il nemico ad abbandonare una importante località portuale adriatica che occupava per primo. Benché violentemente contrattaccato da forze corazzate tedesche e ferito, manteneva le posizioni conquistate, contrastando con inesauribile tenacia la pressione avversaria. Si univa quindi con i propri uomini alle armate anglo-americane con le quali continuava la lotta per la liberazione della Patria.

Ravenna (Porto Corsini)

15 novembre-7 dicembre 1944

 

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